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Ultimo aggiornamento 17 Lug 2025

Guida al Divorzio in Italia: procedura costi e tempi

1 Mar 2022 - Diritto di Famiglia e Divorzio - 🕒 Reading time: 10 min 24 sec
Guida al Divorzio in Italia: procedura costi e tempi

Scopri tutte le modalità per divorziare in Italia nel 2025: riforma Cartabia, tempi, costi e alternative legali.

Divorziare in Italia nel 2025 è più semplice e veloce rispetto al passato, grazie alle riforme recenti che hanno unificato e semplificato molte fasi del procedimento.

Tuttavia, restano ancora dubbi e difficoltà interpretative, soprattutto sulla concessione, e in quali termini, di un assegno al coniuge economicamente più debole.

In questa guida chiara e completa, aggiornata alle ultime novità legislative e giurisprudenziali, spieghiamo in modo accessibile cosa comporta il divorzio, come si avvia, quali sono i diritti dei coniugi e come cambia la vita dopo la sentenza.

Cos’è il divorzio e quali sono i suoi effetti

Il divorzio è l’atto giuridico che scioglie definitivamente il matrimonio civile o fa cessare gli effetti civili del matrimonio concordatario.

In parole semplici, segna la fine legale del legame matrimoniale.

I suoi effetti sono molteplici:

  • cambia lo stato civile dei coniugi (da “coniugato/a” a “divorziato/a”);
  • comporta la perdita dei reciproci diritti ereditari;
  • il coniuge perde l’uso del cognome dell’altro, salvo autorizzazione del giudice;
  • può nascere l’obbligo di versare un assegno divorzile, se ne ricorrono le condizioni;
  • nei casi previsti, il coniuge divorziato può ottenere una quota della pensione di reversibilità dell’ex partner.

Come funziona il divorzio in Italia oggi: le novità più importanti

Il divorzio in Italia non è mai stato una pratica facile o veloce.

Anche il fatto di dover affrontare una separazione, coi suoi modi e i suoi tempi, prima di sancire il divorzio vero e proprio, non permette di concludere celermente un rapporto che non funziona.

I legislatori hanno lavorato per rendere il percorso meno lungo e tortuoso, e nel tempo si è arrivato a poter parlare di “divorzio breve”, anche se i tempi restano abbastanza lunghi.

Se vuoi concludere una parte della tua vita che non va bene vuoi che questa conclusione arrivi prima possibile: per la legge italiana prima possibile corrisponde ad almeno sei mesi.

La legge italiana offre oggi diverse strade per divorziare, adattabili a ogni tipo di situazione.

La scelta della procedura più adatta dipende da fattori come il grado di accordo tra i coniugi, la presenza di figli, la complessità patrimoniale e il tempo che si è disposti ad attendere.

Quali sono le forme di divorzio possibili in Italia?

Ecco l’elenco completo e aggiornato delle scelte alternative per divorziare in Italia nel 2025:

  1. Divorzio con un unico atto (domanda cumulativa) tramite Riforma Cartabia
  2. Negoziazione assistita da avvocati
  3. Divorzio davanti all’Ufficiale di Stato Civile (Comune)
  4. Procedura consensuale in Tribunale (divorzio congiunto)
  5. Procedura giudiziale (divorzio contenzioso)
  6. Divorzio internazionale

1. Divorzio con domanda cumulativa (Riforma Cartabia)

Dal 2023, con la piena entrata in vigore della Riforma Cartabia, è possibile richiedere separazione e divorzio contemporaneamente, tramite un unico ricorso, sia nei casi di accordo tra i coniugi (consensuale), sia nei casi in cui vi sia conflitto (giudiziale).

Non si tratta di un “divorzio senza separazione”, ma di una procedura unificata: la separazione esiste ancora, ma viene pronunciata con sentenza parziale dopo la prima udienza, permettendo di iniziare a conteggiare sin da subito i 6 o i 12 mesi necessari per il divorzio.

Per ovvi motivi rappresenta la scelta più conveniente.

Procedura del “divorzio Cartabia” passo dopo passo:

  1. Il ricorso cumulativo viene depositato dall’avvocato in Tribunale;
  2. Entro 90 giorni viene fissata la prima udienza con la presenza obbligatoria dei coniugi;
  3. In questa udienza, il giudice può già pronunciare una sentenza parziale di separazione;
  4. Dopo 6 mesi (se consensuale) o 12 mesi (se giudiziale) si può ottenere il divorzio con nuova pronuncia, spesso anche in via automatica.

Alcune considerazioni sul ricorso per separazione e divorzio congiunti

Il ricorso deve contenere due serie di richieste parallele:

  • una per la separazione (affidamento se ci sono figli, attribuzione casa coniugale, eventuale mantenimento …);
  • una per il successivo divorzio (con identiche condizioni della separazione o con diverse indicazioni).

Lo stesso giudice seguirà l’intero procedimento, garantendo coerenza e velocità.

Come cambia il processo giudiziale: tutto pronto fin dall’inizio

Con la Riforma Cartabia, il processo diventa più tecnico e concentrato.

Già al momento del deposito, le parti devono produrre:

  • tutti i documenti economici e patrimoniali (redditi, spese, mutui, investimenti);
  • tutti i mezzi di prova (foto, dichiarazioni, testimoni, pagamenti);
  • un piano genitoriale dettagliato, se ci sono figli.

Il giudice istruttore non è più preceduto dal Presidente del Tribunale: si va direttamente all’udienza unica, dove vengono assunti provvedimenti provvisori ma immediatamente esecutivi, sia per aspetti economici che per l’affidamento dei figli.

Affidamento dei figli e ascolto dei minori

Il giudice ha poteri molto più ampi per tutelare i minori:

  • può disporre l’ascolto diretto o assistito dei figli, anche con esperti;
  • può emettere provvedimenti urgenti anche senza contraddittorio in caso di pericolo;
  • può nominare un CTU (psicologo, neuropsichiatra infantile) per valutare la situazione familiare;
  • può comminare sanzioni fino a 5.000 euro per il genitore che non rispetta il piano genitoriale approvato.

Le cause consensuali: udienza scritta e gestione flessibile

Nel caso di separazione e divorzio consensuale, le parti possono presentare un unico ricorso con:

  • l’accordo completo su figli, mantenimento, patrimonio;
  • un calendario dettagliato della vita dei figli (piano genitoriale);
  • eventuali trasferimenti immobiliari (con agevolazioni fiscali).

L’udienza avviene con trattazione scritta, quindi i coniugi non devono nemmeno comparire di persona, salvo richiesta specifica.

Alcuni tribunali accettano anche una dichiarazione scritta di conferma del divorzio.

Giurisdizione e casi di convivenza

  • Se ci sono figli: il Tribunale competente è quello di residenza abituale del minore;
  • Se non ci sono figli: il Tribunale competente è quello di residenza comune o diresidenzadi chi avvia la pratica (convenuto);

Anche le coppie non sposate con figli rientrano nella procedura unificata: possono chiedere regolamentazione della responsabilità genitoriale congiunta o giudiziale, tramite lo stesso rito introdotto dalla Riforma Cartabia.

In sintesi

  • Separazione e divorzio si possono chiedere insieme;
  • Si va davanti a un unico giudice;
  • Tutto deve essere pronto subito (prove, documenti, richieste);
  • I minori sono più tutelati che mai;
  • La giustizia familiare è più rapida, ma anche più tecnica: serve una difesa competente e preparata fin dall’inizio.

2.Negoziazione assistita da avvocati (senza giudice)

È una procedura stragiudiziale, cioè al di fuori del Tribunale, nella quale i coniugi concludono un accordo di divorzio assistiti ciascuno dal proprio avvocato, senza mai comparire davanti a un giudice.

Si può usare:

  • In caso di divorzio consensuale (cioè, se i coniugi sono d’accordo su tutte le condizioni);
  • Anche con figli minori o maggiorenni non autosufficienti, purché l’accordo sia approvato dalla Procura della Repubblica.

Vantaggi:

  • Procedura più rapida (in media 30–60 giorni);
  • Costi contenuti, senza spese di giustizia;
  • Nessuna udienza, tutto si risolve con atti firmati e registrati.

Limiti:

  • Impossibile in caso di conflitto o disaccordo tra le parti;
  • Richiede la presenza obbligatoria di due avvocati (uno per coniuge);
  • In presenza di figli, serve il nulla osta del Procuratore della Repubblica o, in caso di dubbi, si torna al giudice.

3. Divorzio davanti all’Ufficiale di Stato Civile (Comune)

È la forma più snella e rapida di divorzio.

Consente ai coniugi di comparire davanti all’Ufficiale di Stato Civile del Comune (es. l’anagrafe) per firmare l’accordo.

Si può usare:

  • Solo se si tratta di divorzio consensuale;
  • Senza figli minori, disabili o non autosufficienti;
  • Se non sono previste pattuizioni economiche complesse, trasferimenti immobiliari, assegni, ecc.

Vantaggi:

  • Costo bassissimo (diritti fissi comunali);
  • Nessuna udienza;
  • Rapido e semplice.

Limiti:

  • Non utilizzabile se ci sono figli o questioni economiche da regolare (assegni, proprietà, ecc.);
  • Le condizioni devono essere molto semplici.
  • Se si sceglie di non utilizzare l’assistenza di avvocati potrebbero essere fatte scelte poco convenienti.

4. Procedimento consensuale in Tribunale

È il tradizionale divorzio congiunto davanti al giudice, in cui i coniugi presentano un ricorso congiunto con le condizioni già condivise.

Si può usare:

  • In tutti i casi in cui c’è accordo su figli, patrimonio, mantenimento;
  • Anche in presenza di figli minori, disabili o non autosufficienti;
  • Quando si vogliono inserire patti più articolati, come trasferimenti immobiliari, assegni, ecc.

Vantaggi:

  • È più flessibile della negoziazione assistita o del divorzio in Comune;
  • Il giudice può ratificare condizioni complesse (es. trasferimento casa, trust, patti di famiglia);
  • L’accordo può essere raggiunto anche dopo mediazione o consulenza.

Limiti:

  • Tempi più lunghi rispetto a opzioni stragiudiziali;
  • È comunque necessaria un’udienza (anche solo per ratifica scritta);

5. Procedimento giudiziale (contenzioso)

È il procedimento per divorzio non consensuale, quando uno solo dei coniugi vuole divorziare o ci sono forti disaccordi su aspetti fondamentali (affidamento figli, casa, patrimonio, addebiti, ecc.).

Si deve usare:

  • Quando non c’è accordo su una o più condizioni;
  • Se uno dei coniugi si oppone o non collabora;
  • In caso di comportamenti gravi (es. violenza domestica, abbandono).

Vantaggi:

  • Garantisce tutela piena per chi subisce torti o non può raggiungere un accordo;
  • È possibile chiedere provvedimenti d’urgenza, CTU, indagini patrimoniali, ecc.

Limiti:

  • È la procedura più lunga e costosa;
  • Necessita della presenza di avvocati specializzati e istruttoria completa;
  • Può generare tensioni familiari e impatti psicologici rilevanti, specie sui figli.

6. Divorzio internazionale

Si applica ai casi in cui uno o entrambi i coniugi siano cittadini stranieri o residenti all’estero.

Normativa di riferimento:

  • Regolamento (UE) n. 2201/2003 (Bruxelles II-bis);
  • Regolamento (UE) n. 2019/1111 (Bruxelles II-ter, applicabile dal 1º agosto 2022);
  • Convenzioni internazionali (es. Convenzione dell’Aia).

Quando si applica:

  • Coppie miste o residenti in Paesi diversi;
  • Cittadini italiani residenti all’estero;
  • Casi in cui serve capire quale giudice è competente e quale legge si applica.

Vantaggi:

  • Permette di agire anche in Italia in presenza di legami (es. cittadinanza italiana, figli residenti, beni in Italia);
  • Si può coordinare la legge più favorevole.

Limiti:

  • Richiede una valutazione giuridica complessa;
  • Possibili conflitti di giurisdizione o doppie procedure.

Chi può chiedere il divorzio e dove si presenta la domanda

Il divorzio può essere richiesto da uno solo dei coniugi o da entrambi con domanda congiunta.

I motivi possono essere vari: cessazione della convivenza, tradimenti, violenze, disinteresse affettivo, ma anche semplice volontà di interrompere il legame matrimoniale.

La domanda si presenta:

  • al Tribunale competente per territorio (quello dell’ultima residenza comune o del convenuto);
  • con l’assistenza obbligatoria di un avvocato;
  • anche all’estero, per i cittadini italiani residenti fuori dall’Italia.

Assegno divorzile: chi lo riceve e quando è dovuto

L’assegno divorzile è un sostegno economico che può essere riconosciuto all’ex coniuge economicamente più debole.

Non è automatico e viene erogato solo su richiesta.

La giurisprudenza recente ha chiarito che serve una valutazione complessiva, che tenga conto di:

  • durata del matrimonio;
  • età e condizioni di salute del richiedente;
  • capacità di lavorare del richiedente;
  • contributo dato alla vita familiare;
  • disparità economica e patrimoniale tra le parti.

Novità 2025: una sentenza della Corte di Cassazione ha escluso l’assegno a favore di una ex moglie quarantenne con laurea e capacità lavorative, pur in presenza di un ex marito con reddito elevato.

Il messaggio è chiaro: non conta solo quanto guadagna l’altro, ma anche cosa sei in grado di fare tu.

Per saperne di più: Assegno di mantenimento: separazione e divorzio

Divorzio e pensione di reversibilità: come funziona

Un tema molto dibattuto riguarda la pensione di reversibilità.

Anche l’ex coniuge divorziato può averne diritto, ma solo se:

  • era titolare dell’assegno divorzile al momento della morte dell’ex coniuge;
  • non si è risposato;
  • esiste una sentenza definitiva di divorzio.

Nel 2025, il Tribunale di Roma ha stabilito che la pensione può essere suddivisa tra l’ex coniuge e il coniuge superstite, con una valutazione equitativa che non si basa solo sulla durata dei rispettivi matrimoni, ma anche sul contributo dato durante il periodo di convivenza.

Divorzio per cittadini stranieri o coppie internazionali

Lo Studio Legale Boccadutri assiste frequentemente cittadini stranieri coinvolti in procedimenti di divorzio in Italia.

In questi casi è fondamentale considerare:

  • la legge applicabile (italiana o straniera);
  • la giurisdizione competente (Italia o altro Paese);
  • le convenzioni internazionali e il Regolamento UE Bruxelles II-bis.

La consulenza legale in questi casi è essenziale per evitare conflitti di competenza o sentenze non riconoscibili.

Cosa succede dopo il divorzio?

Una volta pronunciata la sentenza:

  • termina ogni dovere reciproco tra i coniugi, tranne quelli eventualmente previsti nella decisione;
  • possono essere modificati gli accordi sull’affidamento dei figli o sull’assegno, se cambiano le circostanze;
  • è possibile risposarsi (civilmente);
  • si può chiedere la revoca dell’assegno se l’ex coniuge si risposa o convive stabilmente con un nuovo partner.

Divorzio e Cittadinanza

In Italia, il divorzio non comporta la perdita della Cittadinanza italiana, una volta che questa è stata regolarmente acquisita tramite matrimonio con un cittadino italiano. 

Il divorzio, la separazione legale o di fatto, l’annullamento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio successivi all’ottenimento della Cittadinanza non fanno perdere la Cittadinanza italiana al coniuge che l’ha già ufficialmente acquisita e che ha fatto il giuramento

Tuttavia, se le pratiche del divorzio vengono avviate prima della concessione della Cittadinanza, il coniuge straniero perde ogni diritto di ottenerla. 

Questo perché il primo requisitoper risultare idonei all’ottenimento della Cittadinanza per matrimonio è che il matrimonio sia valido, ancora in essere e, possibilmente, solido.

Soltanto se, una volta che la pratica sia in corso, la separazione venga seguita da riconciliazione prima del decreto, il percorso non viene interrotto.

L’art. 5 della legge n. 91/92 sulla Cittadinanza stabilisce che: “il coniuge, straniero o apolide, di cittadino italiano può acquistare la cittadinanza italiana quando, dopo il matrimonio, risieda legalmente da almeno due anni nel territorio della Repubblica, oppure dopo tre anni dalla data del matrimonio se residente all’estero, qualora, al momento dell’adozione del decreto di cui all’articolo 7, comma 1, non sia intervenuto lo scioglimento, l’annullamento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio e non sussista la separazione personale dei coniugi.” 

Divorzio e permesso di soggiorno

Il divorzio dal coniuge italiano non fa perdere il diritto al rinnovo del permesso di soggiorno se sono trascorsi almeno tre anni dalle nozze e se, in almeno uno di essi abbia vissuto nel territorio nazionale, prima dell’inizio del procedimento di divorzio o di annullamento (Ordinanza n. 19893 del 20 settembre 2010 Corte di Cassazione – Sezione I).

Una guida rapida al Divorzio in Italia

ProceduraTempiAvvocati richiestiPresenza in udienzaFigli minori ammessiTrasferimenti complessiCosti
Domanda cumulativa (Riforma Cartabia)6–12 mesiSì (obbligatori)Sì (almeno alla prima)Medio
Negoziazione assistita da avvocati30–60 giorniSì (uno per coniuge)NoSì, con controllo PMBassi
Comune (Stato Civile)30 giorni circaNo (facoltativi)Sì (una sola volta)NoNoMinimi
Procedura consensuale in Tribunale3–6 mesiSì (anche uno solo)Sì (o dichiarazione scritta)Medio
Giudiziale (contenzioso)1–3 anniSì (obbligatori)Sì (più udienze)Elevati
Divorzio internazionaleVariabileSì (consigliato)Sì o tramite procuraVariabili

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Lo Studio Legale Boccadutri è al fianco di coppie italiane e internazionali in tutte le fasi del divorzio, offrendo consulenze personalizzate e strategie su misura. Che si tratti di un divorzio consensuale o di una causa complessa, ti garantiamo ascolto, competenza e riservatezza.

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FAQ sul Divorzio in Italia

Quali sono le modalità per divorziare in Italia nel 2025?

Nel 2025 si può divorziare tramite domanda cumulativa (Riforma Cartabia), negoziazione assistita, divorzio davanti al Comune, divorzio consensuale o giudiziale, oppure tramite divorzio internazionale.

Cos’è il divorzio con domanda cumulativa?

È la procedura introdotta dalla Riforma Cartabia che consente di chiedere separazione e divorzio insieme, nello stesso atto, anche nei casi giudiziali.

Quanto tempo ci vuole per divorziare con la Riforma Cartabia?

Circa 6 mesi se il procedimento è consensuale, 12 mesi se è giudiziale, a partire dalla sentenza parziale di separazione.

Serve un avvocato per divorziare?

Sì, tranne nel divorzio davanti all’Ufficiale di Stato Civile (quando non ci sono figli e le condizioni sono molto semplici).

È possibile divorziare senza passare dal Tribunale?

Sì, tramite la negoziazione assistita tra avvocati o davanti al Comune, se ne ricorrono i requisiti.

Posso divorziare anche se vivo all’estero?

Sì. I cittadini italiani residenti all’estero possono divorziare in Italia, se almeno uno dei coniugi mantiene un legame giuridico col nostro Paese.

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Calogero Boccadutri

Calogero Boccadutri is the Managing Partner of Boccadutri International Law Firm. He has trial experience in Forex, Personal Injury and Administrative litigation.



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