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Ultimo aggiornamento 25 Lug 2025

Assegno divorzile 2025: criteri, calcolo, novità e sentenze utili

22 Set 2023 - Diritto di Famiglia e Divorzio - 🕒 Reading time: 7 min 50 sec
Assegno divorzile 2025: criteri, calcolo, novità e sentenze utili

Cos’è l’assegno divorzile e perché è importante.

Scopri cos’è l’assegno divorzile, come si calcola nel 2025 e quali fattori influiscono sull’assegnazione secondo le ultime sentenze.

Tutela i tuoi diritti dopo il divorzio.

Una volta sciolto definitivamente il vincolo matrimoniale con la sentenza di divorzio, il giudice, dietro richiesta di uno dei due ex coniugi, può disporre a carico dell’altro, il versamento di un assegno divorzile mensile.

Questo aiuto economico non sempre è dovuto e la scelta di versarlo è frutto di riflessioni e considerazioni mai scontate.

La Suprema Corte di Cassazione è stata chiamata in causa spesso sull’argomento e le sue sentenze hanno evidenziato il cambiamento della società e del concetto di giustizia legato al divorzio.

Se quando è nato, nel 1970, l’assegno rappresentava una sorta di rivalsa del coniuge cd. “debole”, che poteva grazie all’assegno continuare a mantenere lo stile di vita goduto durante il matrimonio, adesso si valutano le reali necessità del richiedente, le sue capacità a mantenersi dignitosamente ma anche il suo ruolo nella creazione del tenore di vita matrimoniale.

Cos’è l’assegno divorzile e perché è importante

L’assegno divorzile è un contributo economico che un ex coniuge potrebbe essere tenuto a versare all’altro dopo la fine del matrimonio.

Non si tratta di un diritto automatico, ma di una misura che il giudice stabilisce, dietro domanda, caso per caso, in base a criteri ben precisi, anche se questi criteri cambiano, per adeguarsi ai tempi.

Attualmente l’idea dietro alla corresponsione dell’assegno è che venga comunque riconosciuto in quei casi in cui uno dei coniugi abbia rinunciato a opportunità lavorative o di crescita personale per dedicarsi alla famiglia.

In un contesto di disuguaglianza reddituale, l’assegno divorzile rappresenta uno strumento di giustizia compensativa e sociale.

Criteri di assegnazione dell’assegno divorzile

Quando uno dei due ex partner fa domanda di assegno divorzile il giudice è tenuto a valutare:

  • Durata del matrimonio
  • Condizioni economiche dei coniugi
  • Età e salute
  • Contributo dato alla vita familiare
  • Capacità lavorativa e attitudine al lavoro
  • Eventuale presenza di figli minori o non autosufficienti

A partire dal 2018, la Cassazione ha chiarito che l’assegno divorzile ha una funzione non solo assistenziale, ma anche compensativa e perequativa.

In altre parole, tutela chi ha rinunciato a possibili guadagni, ed alla propria realizzazione e crescita professionale, per occuparsi della famiglia.

Funzione dell’assegno divorzile

La funzione dell’assegno divorzile, come accennato, è:

Assistenziale

Poiché mira a garantire un’esistenza dignitosa al coniuge più debole, che dopo il divorzio avrebbe serie difficoltà a mantenersi da solo. 

Compensativa e perequativa

Poiché tiene conto del contributo fornito da ciascun coniuge alla formazione del patrimonio familiare e mira a bilanciare eventuali squilibri economici derivanti dalla fine del matrimonio. 

Come si calcola l’importo dell’assegno divorzile

Il calcolo dell’assegno divorzile è un processo che considera vari fattori economici e sociali, mantenendo come obiettivo principale il benessere dell’ex coniuge richiedente, ma evitando di considerare l’altro coniuge un bancomat nel caso in cui le condizioni economiche personali siano floride.

Non esiste una formula rigida, ma si può considerare un approccio che combina i redditi e i patrimoni dei coniugi, insieme alla durata del matrimonio e alle necessità economiche dell’ex coniuge.

In sostanza, gli stessi criteri che stabiliscono chi ne ha bisogno vengono poi utilizzati per calcolare una cifra congrua.

Le decisioni dei tribunali possono influenzare il calcolo, poiché i giudici hanno un certo margine di discrezionalità nel determinare l’importo finale dell’assegno.

Assegno divorzile e interpretazione dei giudici

Come detto, la Cassazione à stata spesso chiamata in causa per stabilire gli aventi diritto agli assegni divorzili e i criteri di assegnazione della cifra ed il suo conseguente ammontare.

Se la legge è rimasta ferma al 1970, le sentenze dei giudici hanno invece nel corso degli anni indicato la via da seguire per i loro colleghi.

Un punto di svolta epocale è stata la cosiddetta sentenza Grilli (Cass. 11504/2017) in cui per la prima volta veniva riconosciuta all’assegno divorzile una funzione essenzialmente assistenziale (aveva senso versare un contributo soltanto all’ex coniuge che si trovava nell’impossibilità di
procurarsi mezzi idonei al proprio sostentamento).

Un anno dopo la sentenza 18287/2018 delle Sezioni Unite riconosceva all’assegno divorzile una funzione composita assistenziale, perequativa e
compensativa.

L’evoluzione interpretativa della Cassazione ha riconosciuto che l’ex coniuge ha diritto all’assegno se ha rinunciato al lavoro (o a condizioni lavorative migliori) per la famiglia e si trova in una condizione economica svantaggiata a causa di quel sacrificio.

Spesso di tratta di donne, ma anche molti uomini rinunciano alla carriera per sostenere le mogli.

Una donna che ha lasciato il lavoro, o che ne ha scelto uno demansionato, per crescere i figli e assistere il marito nella carriera, al momento del divorzio potrà ottenere l’assegno proprio per compensare il danno subito in termini di indipendenza economica e previdenziale.

La Corte di Cassazione con l’ordinanza 10016/2023 ha riconosciuto l’assegno divorzile ad un ex marito che aveva continuato a svolgere la medesima attività lavorativa mentre la donna, conclusi gli studi grazie al suo supporto, aveva aumentato la propria capacità reddituale.

Capacità reddituale e sacrifici, non sono gli unici criteri che vengono presi in considerazione.

Ci sono diversi aspetti della vita comune che precede il divorzio che vengono ormai analizzati e valutati, prima di poter decidere che peso ha avuto il coniuge richiedente sulla creazione del patrimonio familiare, a cui non può più avere ovviamente accesso.

Uno di essi è la convivenza prematrimoniale “consolidata”, anni di vita importanti, in cui la coppia ha condiviso un progetto familiare stabile già prima delle nozze.

Per la Cassazione Civile, sentenza n. 35385/2023, anche la convivenza prematrimoniale può essere valutata ai fini dell’assegno divorzile, se i sacrifici economici sostenuti in quel periodo hanno contribuito al successivo tenore di vita.

Assegno divorzile e figli: cosa cambia?

L’assegno divorzile è distinto dall’assegno di mantenimento per i figli, così come è diverso dall’assegno post separazione (vedi Assegno di mantenimento, separazione e divorzio).

Tuttavia, la presenza di figli può influire indirettamente sulla decisione del giudice, soprattutto se uno dei genitori ha limitato la propria attività lavorativa per dedicarsi alla loro cura.

In caso di figli minori o disabili, la parte economicamente più debole potrebbe avere maggiori possibilità di ottenere l’assegno.

Assegno divorzile una tantum

La corresponsione dell’assegno divorzile può avvenire in modo periodico, per lo più mensile, oppure in un’unica soluzione, una tantum.

Chi sceglie di ricevere un unico assegno non potrà più chiedere nulla all’ex coniuge (alimenti, quota TFR, eredità …).

Chi lo corrisponde, da parte sua, non potrà mai chiederne la riduzione o la restituzione.

L’assegno una tantum chiude definitivamente il capitolo dei rapporti economici e patrimoniali tra gli ex coniugi.

L’una tantum può essere chiesta solo in sede di divorzio ed è soggetta alla valutazione del Tribunale circa la sua congruità.

L’una tantum non potrebbe essere chiesta qualora i coniugi optassero per il divorzio davanti all’Ufficiale di Stato civile.

A differenza dell’assegno periodico, l’una tantum non è tassabile per chi la riceve e non è deducibile da chi la versa.

La modifica o revoca dell’assegno: quando è possibile?

L’assegno divorzile non è immutabile, le condizioni economiche di entrambi i coniugi possono cambiare nel tempo, e la legge prevede la possibilità di rivedere l’importo dell’assegno divorzile o di revocarne l’erogazione in caso di “giustificati motivi”.

Chi lo eroga può chiederne in qualsiasi momento la cessazione o variazioni al ribasso sul suo importo, sia se peggiora la sua situazione reddituale, sia se migliora quella dell’ex coniuge.

Il diritto all’assegno divorzile cessa automaticamente quando il beneficiario contrae nuove nozze.

Ulteriori motivi per la revoca possono includere la dimostrazione di una stabile convivenza di fatto con un nuovo partner, che suggerisce la formazione di un nuovo nucleo familiare sostitutivo.

In tutti i casi, è necessario rivolgersi a un avvocato per avviare una procedura di revisione.

Quando è escluso l’assegno divorzile?

Il giudice può escludere l’assegno se:

  • Entrambi i coniugi sono economicamente autosufficienti.
  • Il coniuge che lo richiede non ha fatto sacrifici significativi durante il matrimonio.
  • Il richiedente ha una nuova unione di fatto, stabile e duratura.

Mancato pagamento dell’assegno divorzile

In caso di mancato pagamento dell’assegno divorzile, il coniuge che lo riceve può intraprendere diverse azioni legali, tra cui diffida formale, esecuzione forzata (pignoramento), e nei casi più gravi, denuncia penale per violazione degli obblighi di assistenza familiare. 

C’è da dire che l’ex coniuge tenuto a versarlo, qualora si trovi in difficoltà economiche ha il diritto di chiederne la diminuzione o la sospensione prima di arrivare a subire conseguenze più gravi.

In seguito a mancato pagamento si possono intraprendere le seguenti azioni:

  1. Diffida tramite lettera formale: redatta da un avvocato, al coniuge inadempiente, richiedendo il pagamento delle somme arretrate entro un termine preciso. 
  2. Esecuzione forzata: in caso la diffida non produce effetto, si può procedere con il pignoramento dei beni del debitore (conto corrente, stipendio, …). Il giudice che ha stabilito l’assegno può avviare l’esecuzione forzata, anche se non è ancora passato in giudicato. 
  3. Denuncia penale: se il mancato pagamento è reiterato o grave, può essere presentata una denuncia-querela per violazione degli obblighi di assistenza familiare (articolo 570 bis del codice penale), che prevede pene detentive o multe. 
  4. Azione contro il datore di lavoro: se ci sono i presupposti, è possibile agire direttamente contro il datore di lavoro del coniuge inadempiente per ottenere il pagamento diretto dell’assegno, senza passare per il giudice. 

È importante ricordare che il mancato pagamento dell’assegno divorzile può avere gravi conseguenze legali, anche penali, soprattutto se comporta la mancanza di mezzi di sussistenza per il coniuge beneficiario o per i figli. 

Perché è fondamentale conoscere i propri diritti

L’assegno divorzile rappresenta uno dei punti più delicati in un procedimento di divorzio.

Comprenderne i criteri, le finalità e le evoluzioni giurisprudenziali è fondamentale per tutelare i propri diritti e affrontare la separazione con maggiore consapevolezza.

Chi ritiene di aver diritto all’assegno, o teme di doverlo versare ingiustamente, dovrebbe affidarsi a un avvocato per valutare ogni aspetto del proprio caso.

Hai dubbi sul tuo diritto all’assegno divorzile?

Ogni situazione familiare è unica. Se stai affrontando un divorzio o desideri rivedere un assegno già stabilito contatta ora lo Studio Legale Boccadutri per una consulenza personalizzata basata sulla più recente giurisprudenza in materia di Diritto di Famiglia e Divorzio.

FAQ – Domande frequenti sull’assegno divorzile

Chi decide se ho diritto all’assegno divorzile?

Il giudice, dopo aver valutato le condizioni economiche, la durata del matrimonio, i sacrifici familiari e altri fattori come l’età, la salute e la presenza di figli minori.

È possibile ottenere l’assegno anche senza figli?

Sì. L’assegno divorzile non dipende dalla presenza di figli, ma da elementi come il contributo dato alla vita familiare e la disparità economica tra gli ex coniugi.

Come si calcola l’importo dell’assegno?

Non esiste una formula fissa. Il giudice considera redditi, patrimoni, durata del matrimonio, tenore di vita, età e capacità lavorativa per determinare un importo equo.

Che differenza c’è tra assegno divorzile e assegno di mantenimento?

L’assegno di mantenimento si riferisce alla fase di separazione, mentre quello divorzile si applica dopo la sentenza di divorzio definitivo. Hanno finalità e criteri differenti.

Posso scegliere di ricevere l’assegno in un’unica soluzione?

Sì, è possibile richiedere un assegno una tantum, ma questa scelta comporta la rinuncia definitiva a ogni ulteriore pretesa economica verso l’ex coniuge.

L’assegno divorzile è tassabile?

L’assegno mensile è tassabile per chi lo riceve e deducibile per chi lo versa. L’assegno una tantum, invece, non è tassabile né deducibile.

L’assegno può essere modificato o revocato?

Sì, può essere rivisto se cambiano le condizioni economiche di uno dei due ex coniugi o in caso di nuova convivenza stabile del beneficiario.

Quanto dura l’obbligo di versare l’assegno?

Non c’è una durata fissa. Può essere modificato o revocato in base al mutare delle circostanze.

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Calogero Boccadutri

Calogero Boccadutri is the Managing Partner of Boccadutri International Law Firm. He has trial experience in Forex, Personal Injury and Administrative litigation.



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