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Cittadinanza per residenza: il Consiglio di Stato apre ai casi di invalidità (Sentenza 6090/2025)

7 Ott 2025 - Diritto Dell’Immigrazione - 🕒 Reading time: 5 min 1 sec
Cittadinanza per residenza: il Consiglio di Stato apre ai casi di invalidità (Sentenza 6090/2025)

Cittadinanza per residenza 2025: con sentenza 6090 il Consiglio di Stato chiarisce che invalidità e reinserimento lavorativo contano. Scopri come fare ricorso con i nostri avvocati.

Il Consiglio di Stato, con la Sentenza n. 6090 del 2025, ha stabilito che la valutazione del reddito, ai fini della richiesta di Cittadinanza per residenza, deve considerare le condizioni di invalidità e l’impegno nel reinserimento lavorativo del richiedente, aprendo la strada a un approccio più flessibile nel valutare il possesso dei requisiti.

La domanda di Cittadinanza per residenza (o naturalizzazione) rappresenta una delle modalità più utilizzate dagli stranieri che vivono in Italia per ottenere la Cittadinanza italiana.
Prevede che lo straniero risieda in Italia per un periodo di tempo stabilito dalla legge, a seconda dei casi, e che dimostri di avere redditi sufficienti e regolari.

Proprio il requisito reddituale è stato spesso motivo di respingimento delle domande: molti richiedenti, pur avendo un reale radicamento in Italia, si sono visti negare la Cittadinanza perché non raggiungevano le soglie minime fissate dal Ministero dell’Interno.

La pronuncia del Consiglio di Stato supera il concetto di un reddito minimo standard, focalizzandosi sull’integrazione complessiva della persona, compresa la sua condizione di disabilità e gli sforzi compiuti per reintrodursi nel mondo del lavoro. 

Cittadinanza per residenza: cosa significa questa sentenza?

La sentenza riguarda le pratiche di richiesta della Cittadinanza italiana per residenza/naturalizzazione, che prevedono la dimostrazione di un reddito sufficiente per mantenersi in Italia.

La cifra minima è stabilita dal Ministero dell’Interno tramite decreto, e si tratta di redditi che devono essere stati percepiti nei tre anni precedenti alla presentazione della domanda di Cittadinanza. 

Attualmente il reddito minimo corrisponde a € 8.263,31 per il solo richiedente senza persone a carico.

Le novità introdotte dal Consiglio di Stato con la Sentenza 6090

Con la sentenza n. 6090 dell’11 luglio 2025, il Consiglio di Stato ha stabilito un importante principio: nel valutare la capacità reddituale del richiedente, devono essere considerati anche l’invalidità riconosciuta e gli sforzi di reinserimento lavorativo.

Chi si trova in condizioni di invalidità potrebbe avere redditi più bassi rispetto alle soglie fissate.

La sentenza riconosce che questa condizione non basta a determinare il mancato diritto alla Cittadinanza italiana, perché l’invalidità è una condizione oggettiva che limita le possibilità lavorative.

Il reinserimento lavorativo come elemento positivo

Il giudice ha inoltre chiarito che, se il richiedente dimostra impegno attivo per reinserirsi nel mondo del lavoro (frequenza di corsi, contratti di lavoro temporanei, tirocini, …), questo elemento va valutato positivamente nella decisione finale.

Questi i casi in cui la nuova interpretazione può fare la differenza:

  • Un cittadino straniero invalido con pensione minima e che svolge o ha svolto piccoli lavori integrativi.
  • Una persona con disabilità che partecipa a programmi di reinserimento lavorativo pur senza redditi elevati.
  • Chi ha subito una riduzione della capacità lavorativa e dimostra comunque continuità nel vivere e contribuire alla vita sociale in Italia.

Implicazioni pratiche della sentenza n. 6090

Con la sentenza n. 6090 il Consiglio di Stato ha chiarito che il concetto di “reddito” non deve essere interpretato in modo rigido quando il richiedente è una persona con invalidità. 

La valutazione della capacità economica deve tenere conto delle difficoltà oggettive causate dalla disabilità e se il soggetto in questione ha tentato di reintrodursi attivamente nel mercato del lavoro. 

Si può ritenere un cambiamento di prospettiva: invece di concentrarsi solo sull’ammontare del reddito, si valuta un quadro più completo dell’integrazione sociale e lavorativa del richiedente, riconoscendo la sua condizione specifica. 

Volendo riassumere le possibili conseguenze:

  • Maggiore inclusività: la sentenza favorisce l’inclusione di persone con disabilità nel processo di naturalizzazione, garantendo un’applicazione più equa dei requisiti. 
  • Focus sull’integrazione: l’accento si sposta da un requisito puramente economico ad un’analisi più ampia dell’integrazione dello straniero nella comunità italiana. 
  • Possibile impatto sulle richieste future: questa decisione potrebbe influenzare le future valutazioni delle domande di Cittadinanza per residenza, incoraggiando una maggiore flessibilità da parte delle amministrazioni. 

Anche la Corte Costituzionale a tutela della disabilità

In merito alla condizione di disabilità, la Corte Costituzionale si era già espressa a tutela dei richiedenti Cittadinanza italiana (per matrimonio o residenza), con la sentenza n.25.  in cui ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 9.1 della legge n. 91/1992, perché impone la conoscenza dell’italiano a livello intermedio, senza prevedere eccezioni.

Da allora è possibile per i disabili che richiedono la Cittadinanza:

  1. Ottenere l’esenzione dal test di lingua: in base al principio di uguaglianza si riconosce che imporre il test a persone con disabilità intellettive o altre limitazioni all’apprendimento sarebbe sproporzionato. 
  2. Ottenere l’esenzione dal giuramento: eliminato l’obbligo del giuramento per le persone con disabilità gravi. Viene ritenuta una forma di discriminazione e di emarginazione sociale del giuramento a persone incapaci di prestare l’atto. 

Le persone disabili possono richiedere la Cittadinanza italiana, venendo esentate dall’obbligo a sostenere un test di lingua italiana e di prestare il giuramento, in quanto tali obblighi sono considerati una discriminazione e violano il principio di uguaglianza. 

Per beneficiare dell’esenzione, la disabilità deve essere certificata da un medico del servizio sanitario pubblico. 

Come presentare domanda di Cittadinanza per residenza

Per presentare la domanda di Cittadinanza per residenza occorre:

  1. Dimostrare il periodo di residenza in Italia (da 4 a 10 anni a seconda dei casi).
  2. Presentare documenti anagrafici e certificati dal Paese d’origine.
  3. Fornire la documentazione reddituale degli ultimi anni.
  4. Allegare eventuali certificazioni di invalidità e prove di percorsi di reinserimento lavorativo.

Domanda respinta: quando si può fare ricorso

Nonostante la nuova apertura giurisprudenziale, è possibile che le domande vengano respinte per motivi legati al reddito, perché non si sono tenuti in considerazione alcuni fattori, tra cui la possibile invalidità del richiedente.

Si può fare ricorso contro il respingimento della domanda per motivi di reddito, dimostrando che i redditi posseduti siano sufficienti a soddisfare i requisiti richiesti o documentando gli impedimenti ad acquisire un reddito superiore.

In questi casi, un ricorso ben strutturato può essere decisivo per far valere i propri diritti e ottenere comunque la Cittadinanza.

Uno studio legale che si occupi di immigrazione e Cittadinanza italiana può:

  • Analizzare la posizione del richiedente.
  • Valutare la documentazione reddituale e sanitaria.
  • Presentare ricorso al TAR o al Consiglio di Stato in caso di rigetto.

Scopri i modi in cui è possibile diventare cittadino italiano.

Il ruolo di uno studio legale internazionale

La sentenza del Consiglio di Stato n. 6090/2025 rappresenta un passo avanti verso un approccio più equo e umano alla Cittadinanza per residenza.
Chi vive stabilmente in Italia, anche con condizioni di invalidità, può oggi vedere riconosciuto più facilmente il proprio diritto.

Se hai presentato domanda di Cittadinanza o temi un rigetto per motivi reddituali, i nostri avvocati del Dipartimento Immigrazione sono a tua disposizione per assisterti in ogni fase, dalla preparazione della pratica al ricorso.

FAQ

Quanto reddito serve per ottenere la cittadinanza per residenza in Italia?

Attualmente il reddito minimo è di 8.263,31 € annui per il richiedente senza familiari a carico, ma può variare.

Cosa ha stabilito il Consiglio di Stato con la sentenza 6090/2025?

Ha riconosciuto che invalidità e percorsi di reinserimento lavorativo devono essere valutati insieme al reddito nella domanda di Cittadinanza.

Chi ha un’invalidità può ottenere la cittadinanza con redditi inferiori?

Sì, la disabilità è considerata un fattore oggettivo: i redditi più bassi non escludono automaticamente dalla Cittadinanza.

Come fare ricorso se la Cittadinanza per residenza viene respinta?

È possibile presentare ricorso al TAR o al Consiglio di Stato con l’assistenza di un avvocato che si occupi di immigrazione.

Gli stranieri con disabilità sono esonerati dal test di lingua italiana?

Sì, in base alla giurisprudenza della Corte Costituzionale, i richiedenti disabili possono ottenere l’esenzione dal test e dal giuramento.

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Calogero Boccadutri

Calogero Boccadutri is the Managing Partner of Boccadutri International Law Firm. He has trial experience in Forex, Personal Injury and Administrative litigation.



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