Venice Investment: Il Forex che non c’era

Venice Investment: Il Forex che non c’era

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Iniziato a Pordenone il processo alla Venice Forex Investment group, società di investimenti accusata di aver solo parzialmente puntato sul mercato del Forex coi soldi dei clienti e di aver intascato il resto.

E’ iniziato sabato 16 febbraio 2019, al centro culturale Aldo Moro di Cordenons (Pordenone), trasformato in tribunale per un giorno, il processo alla Venice Forex Investment group.

Assente per motivi di sicurezza, l’indagato principale, Fabio Gaiatto, ritenuto dalla Procura il vertice di un’associazione per delinquere finalizzata alla truffa aggravata e all’abusivismo finanziario.

Dalle testimonianze emerge che Gaiatto si era creato una buona fama come broker Forex, “velocissimo a comprare e vendere valute e sempre in guadagno”.

Presso il sito del Tribunale di Pordenone il caso è coperto da una capillare rassegna stampa dei giornali locali che stanno seguendo gli sviluppi della vicenda.

I fatti contestati

L’accusa per Fabio Gaiatto è quella di aver raccolto, attraverso la Venice Investment, 72 milioni di euro da persone interessate ad investire nel Forex, ma di aver solo simulato le operazioni. Il sito Internet della società sarebbe stato manipolato per mostrare ai clienti falsi guadagni.

Ciò che allettava gli investitori era la promessa di rendimenti eccezionali nel mercato valutario (10 per cento mensile). Quello che emergerebbe è che solo un milione di euro, su 72 milioni di euro investiti dai clienti, ossia meno del 2 per cento dell’intera somma, abbia raggiunto il mercato del Forex.

Tutto il resto sarebbe stato utilizzato impropriamente, a partire dai 28 milioni che secondo gli investigatori sarebbero stati distribuiti ai primi investitori per dimostrare l’affidabilità dell’affare. Altre somme sarebbero state investite all’estero, in una girandola di società tra Slovenia, Croazia e Gran Bretagna o corrisposte ai collaboratori che portavano nuovi clienti.

In totale il gip ha disposto 17 misure cautelari. I reati ipotizzati sono quelli di associazione a delinquere, truffa aggravata, esercizio abusivo dell’attività di gestione del risparmio ed autoriciclaggio, celato dietro l’acquisto di 18 immobili, anche in Croazia, per un totale di 4 milioni di euro.

Il primo campanello d’allarme, che avrebbe dovuto mettere sull’avviso gli investitori, c’è stato quando, nell’ottobre del 2016 gli ispettori della Consob avevano contestato all’uomo la “violazione della legge sull’esercizio dell’attività d’investimento”, visto che non possedeva una licenza da promotore finanziario.

L’indagine si era conclusa dopo alcuni mesi con l’emissione di una sanzione amministrativa da 15 mila euro, proprio per aver esercitato l’attività senza averne titolo.

Eppure nei primi mesi del 2017 il gruppo guidato da Gaiatti risultava in attivo anche all’estero (Usa, Londra, Slovenia e Croazia).

Un conto corrente per le vittime

La Procura di Pordenone ha aperto un conto corrente, intestato al numero del procedimento penale, per agevolare il risarcimento delle vittime.

Ciò consente anche a quegli imputati che scelgono di patteggiare, di mostrare l’intenzione di fare ammenda versando sul conto corrente. Si ha già notizia di due procacciatori di clienti che hanno accettato condanne a un anno e 5 mesi e ad un anno e mezzo accettando, contestualmente, di fare versamenti.

La Guardia di Finanza ha posto sotto sequestro parecchio denaro che, qualora al termine del processo venisse dimostrato che si è trattato di un illecito, verrebbe usato a titolo di risarcimento per chi riuscirà a dimostrare di averne diritto.

Gli inquirenti stanno ricostruendo i passaggi dell’enorme flusso di denaro transitato dalle società del gruppo. Sulla “sponda italiana” dell’indagine, tra Friuli, Emilia-Romagna e Veneto, sono stati identificati, e sequestrati, diversi immobili riconducibili alla società, per un valore di circa 3,7 milioni di euro.

I clienti della Venice Investment

Sono molti i professionisti coinvolti, persone abituate ad investire il proprio denaro, che hanno creduto nel progetto della Venice Investment.

Adesso in tanti hanno denunciato una perdita sospetta dei propri soldi. Dalle indagini finora è emerso che i clienti sarebbero stati più di 3 mila in tutta Italia, perché questo è il numero dei contratti emerso.

La maggior parte sono risultati essere abitanti del nord est, il gruppo infatti è nato tra le campagne di Portogruaro, ma alcuni dei nomi sono di persone residenti in Sicilia, in Emilia e in centro Italia. Chi indaga ha trovato tracce di clienti persino a Melbourne.

La parola alla difesa

Gaiatto ha negato le accuse, ammettendo solo ciò per cui la Consob lo aveva multato. Per il resto ha puntato il dito contro dei collaboratori in mala fede, che sarebbero stati i veri autori di illeciti.

Il suo avvocato ha specificato che dei 3 mila clienti una buona percentuale ha già recuperato quanto investito, e anche qualcosa di più, e che quello che rivendicano sono gli ulteriori guadagni.

In un comunicato la società aveva definito Gaiatto “vittima di un raggiro architettato da ex collaboratori con lo scopo di screditare la Venice”.

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