Un tesoretto per gli ex clienti Mt. Gox

Un tesoretto per gli ex clienti Mt. Gox

Un tribunale giapponese ha stabilito che la Mt. Gox debba uscire dalla procedura fallimentare, in tal modo per gli ex clienti potrebbero arrivare finalmente i rimborsi.

Quattro anni dopo l’improvvisa e inattesa chiusura della piattaforma di scambio di criptovalute, Mt. Gox, coloro che allora videro sfumare i propri investimenti potrebbero recuperare quanto perso, e magari anche di più.

Colpita da un cyberattacco nel febbraio del 2014, questa la versione ufficiale, la società nipponica, con sede a Tokyo, non fu più in grado di rimettersi in piedi e da allora è in corso una battaglia legale che ha reso intoccabile circa un miliardo di dollari, ossia i soldi sopravvissuti ai furti.

Ciò che avvenne

All’epoca dei fatti Mt. Gox, era l’exchange per criptovalute più conosciuto ed utilizzato al mondo, e custodiva per conto dei propri clienti migliaia di bitcoin.

Per i clienti Mt. Gox era una sorta di banca in cui depositare i propri bitcoin, con la sostanziale differenza che nessuna assicurazione copriva tali depositi. In pratica, una volta appreso del furto, sarebbe stato lecito considerarli perduti.

In un primo momento il furto di 850.000 bitcoin sembrò azzerare tutto il patrimonio. I circa 473 milioni di dollari sfumati allora, secondo l’attuale valutazione corrisponderebbero a cinque miliardi di dollari (cifra variabile). In un secondo momento il CEO aveva comunicato di aver recuperato circa 200 mila bitcoin, rimasti in un cold wallet.
Essendo presenti centinaia di creditori il procedimento fallimentare fu inevitabile e questi soldi vennero congelati in attesa di giudizio.

Campanello d’allarme

Due settimane prima che il sito venisse sospeso, i clienti avevano denunciato l’impossibilità nell’effettuare prelievi, situazione che venne giustificata da controlli in seno all’azienda.
Il CEO, Mark Karpeles, aveva rassicurato quanti chiedevano notizie, avvisando che stavano lavorando sul sito perché si erano resi conto della presenza di un errore nella registrazione delle transazioni da parte degli exchange.
Sarebbe stato durante le verifiche che avevano scoperto un furto continuato di bitcoin. Da tre anni, fu la versione ufficiale, degli hacker approfittavano della falla per appropriarsi illecitamente dei bitcoin della Mt. Gox.

L’arresto del CEO

La condotta del Ceo di Mt. Gox, il francese Mark Karpeles, era stata criticata dagli addetti ai lavori, che avevano puntato il dito sulla sua gestione piuttosto che su un problema comune alle piattaforme di exchange.
Fatto sta che poco più di un anno dopo i fatti che avevano portato alla chiusura della piattaforma, Karpeles è stato tratto in arresto a Tokio.

L’accusa che ha condotto all’arresto, è stata quella di falsificazione dei dati, pratica che gli avrebbe permesso di far aumentare il saldo del suo conto fino a un milione di dollari nel febbraio del 2013. L’inchiesta, partita dal fallimento della piattaforma di exchange, ha fatto emergere delle responsabilità dirette di Karpeles nella sparizione dei bitcoin dei clienti.

Anche le autorità americane avevano chiesto di ascoltare Karpeles, tramite un mandato di comparizione emesso dalla procura di Manhattan, in merito al crack di Mt. Gox, ma lui si è rifiutato di comparire davanti a un giudice statunitense.

Una volta sbloccati i fondi, e restituiti ai vecchi clienti, la sua posizione inevitabilmente si alleggerirebbe.

Le novità

Se verrà dichiarata la bancarotta i clienti avranno diritto ad un risarcimento. Non è chiaro come si potrà procedere visto che, da allora ad oggi, i bitcoin hanno fatto un balzo enorme nelle quotazioni, salendo e scendendo ma attestandosi comunque ad un valore almeno dieci volte superiore rispetto ai 483 dollari del 2014.

Il tribunale di Tokyo di recente ha comunque dato ragione ai creditori ed ha accettato che la società uscisse dalla procedura di blocco dei beni.
Il bottino che andrebbe diviso tra i vecchi possessori è di circa 170.000 Bitcoin, a cui va aggiunto lo stesso numero di Bitcoin Cash, una nuova versione della criptovaluta, poiché nel frattempo blockchain e criptovaluta si sono divise.
Quanto valgono in soldoni? Circa 1,2 miliardi di dollari, cifra sempre soggetta a cambiamenti in aumento o in difetto.

Creditori provenienti da tutto il mondo attendono con ansia di rivedere i propri soldi e, magari qualcosa di più. Secondo le previsioni la restituzione dovrebbe iniziare entro febbraio 2019.

Conservare i Bitcoin

I bitcoin si possono custodire, a livello personale, in due forme diverse: su uno di questi exchange online o su un borsellino digitale salvato sul proprio pc. Ovviamente sarebbe preferibile non fare ricorso ad una collocazione esterna, a meno che non si desideri seguire il cambio di prezzo per specularci sopra.

Tuttora quello a Mt.Gox resta il più grande furto di criptovalute mai effettuato.

Se l’argomento vi tocca in prima persona, o se desiderate avere informazioni, non esitate a contattare gli esperti avvocati dello Studio Legale Internazionale Boccadutri. Non esitate a contattarli qui.

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