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Rinegoziare gli assegni di mantenimento

Ultimo aggiornamento 10 Mag 2024

9 Giu 2021 - Diritto di Famiglia e Divorzio - Min Read 6 min
Rinegoziare gli assegni di mantenimento

Si possono rinegoziare gli importi degli assegni dovuti a figli e ad ex coniuge se il proprio reddito è sensibilmente diminuito.

La legge italiana tutela i figli e il coniuge economicamente più debole, in seguito a una separazione/divorzio, tramite l’assegnazione di un importo mensile, che andrà versato per il loro mantenimento, da parte del genitore (o comunque dell’ex coniuge) ritenuto in grado di provvedervi.

Quando si stabilisce la cifra spettante a figli ed ex coniuge si tiene conto di una situazione economica che però può essere soggetta a variazioni, come è avvenuto su larga scala durante il periodo del Covid quando molte attività lavorative sono state costrette a ridimensionare il volume dei propri affari o a chiudere, nel peggiore dei casi, ma come potrebbe accadere a chiunque in qualunque momento.

Nel momento in cui cambia in peggio la propria situazione patrimoniale, ne consegue un’ovvia difficoltà nel mantenere in pieno gli impegni presi davanti al giudice.

Quando spetta l’assegno di mantenimento ai figli o al coniuge?

Il Codice Civile, art. 156, e la legge n. 898/1970, prevedono che i genitori abbiano l’obbligo di mantenere i figli.

Due genitori che si separano conservano comunque, entrambi, un obbligo di mantenimento nei confronti dei figli, ognuno di loro in base alle capacità economiche ossia “in proporzione delle rispettive sostanze e secondo la capacità di lavoro, professionale o casalingo”.

Se invece si parla di coniuge economicamente in difficoltà, per stabilire quando spetta un assegno di mantenimento entrano in gioco diversi fattori e considerazioni:

  • il reddito;
  • le reali condizioni economiche di entrambi;
  • le capacità lavorative di chi fa domanda di assegno;
  • la fase in cui avviene la domanda, ossia quando si viene ancora considerati sposati (separazione) o quando si viene considerati;
  • le rinunce e i sacrifici con cui si è contribuito indirettamente a creare il benessere familiare.

Ogni famiglia ha una sua storia e la determinazione delle spettanze non può che dipendere da un’analisi approfondita di questa storia.

Per questo di fronte a casi apparentemente simili si può assistere a decisioni molto diverse.

Durante la separazione i due coniugi vengono visti ancora come una coppia, per cui le decisioni riguardanti gli assegni avranno presupposti diversi da quelle che riguarderanno successivamente due persone divorziate.

A dare indicazioni in materia viene chiamata spesso in causa la Suprema Corte di Cassazione, di cui ricordiamo le decisioni più importanti, a partire dalla sentenza n.11504 del 10 maggio 2017, in cui giudicava superato il concetto di tenore di vita da mantenere (che ha avuto conseguenze evidenti nelle sentenze successive), ma anche la rivalutazione del ruolo del coniuge economicamente più debole, che potrebbe non aver avuto la possibilità di una carriera appagante per permettere all’altro coniuge di fare il suo percorso senza limitazioni.

In queste circostanze, per la Suprema Corte, il sacrificio familiare può valere l’assegno di divorzio.

Un altro fattore importante che potrebbe essere preso in considerazione è la convivenza prematrimoniale, durante la quale potrebbero essere prese decisioni che condizioneranno la successiva vita matrimoniale.

Perché e come rinegoziare l’assegno di mantenimento

Gli assegni di mantenimento possono essere rinegoziati per motivi validi.

La richiesta di revisione può essere avanzata sia da chi li corrisponde, sia da chi li riceve.

Alla base della richiesta potrebbe esserci:

  • Un cambiamento nella situazione patrimoniale di uno dei due.

Se l’ex partner che riceve l’assegno migliora la propria condizione potrebbe non aver più bisogno dell’assegno, cosa che indurrebbe l’ex partner a tirarsi indietro o a chiedere di pagare di meno.

Se l’ex partner che paga l’assegno peggiora la propria condizione (perdita del lavoro, diminuzione dei guadagni, crisi economica, …) può fare richiesta di diminuire, sospendere temporaneamente, o cessare il pagamento.

  • L’ufficializzazione di una nuova relazione sentimentale.

Dalla sentenza 28778/2020 del 16 ottobre 2020, la Corte di Cassazione ha valutato come, una nuova relazione sentimentale stabile sia incompatibile con un aiuto economico da parte dell’ex coniuge.

Nessuna riduzione o cessazione dell’assegno mensile destinato a figli ed ex coniugi può essere arbitraria o concordata verbalmente con l’altra parte in causa, ma deve essere necessariamente sottoposta al parere di un Giudice, tenendo conto della gravità della situazione di chi non paga.

Il Codice Civile prevede che, una volta sopraggiunti motivi dimostrabili, il coniuge obbligato a pagare, possa presentare un’istanza di parte, e chiedere al giudice di disporre la modifica di quanto in precedenza stabilito sul mantenimento, e persino la revoca.

L’esempio delle sentenze successive all’emergenza Covid

Ogni Tribunale chiamato in causa ha detto la sua sulla materia, a titolo esemplificativo citeremo tre sentenze, ma ovviamente ogni fattispecie va valutata caso per caso.

Il Tribunale di Terni, I sez. Civile, con sentenza del 16 luglio 2020, ha disposto la riduzione dell’importo dell’assegno di mantenimento che un padre passava mensilmente ai figli, tenuto conto della particolare situazione dell’uomo, conseguenza dell’emergenza sanitaria da Covid 19.

Nel caso in analisi, il padre, libero professionista, aveva visto ridurre i propri introiti, sia a causa della pandemia, che per via di dimostrati motivi di salute. Ciononostante, l’ex moglie, in pieno procedimento di divorzio, aveva richiesto un aumento dell’assegno di mantenimento, giustificandolo con l’aumento delle spese straordinarie dovute, anche, all’accompagnamento dei figli a scuola.

Il Giudice ha tenuto conto del fatto che, nel frattempo, l’uomo aveva anche dovuto provvedere ad un alloggio, avendo lasciato il tetto coniugale, per cui su di lui gravava anche il canone di affitto, oltre al pagamento condiviso del mutuo.

Tra l’altro l’ex moglie non aveva avuto ripercussioni negative sul proprio reddito, in quanto dipendente pubblico. Il Tribunale tuttavia non ha escluso la possibilità di modificare, in futuro, l’importo dell’assegno in aumento, essendo possibile che, al termine dell’emergenza, il reddito dell’uomo potesse nuovamente aumentare.

Sulla stessa lunghezza d’onda la sentenza 851 del 1 luglio 2020 emessa dal tribunale di Ancona, in cui si è stabilito che laddove la crisi avesse colpito i redditi dei coniugi, rompendo quello squilibrio che esisteva tra le entrate dell’uno e dell’altro, l’assegno di mantenimento non poteva essere più dovuto.

Il Tribunale di Torino, chiamato a decidere su una situazione analoga, aveva considerato che, se uno dei due coniugi aveva perso il lavoro a causa delle conseguenze della pandemia da Covid 19, doveva essere sostenuto economicamente dall’altro coniuge, che invece poteva contare su altre risorse patrimoniali.

Il senso è stato quello di favorire, anche se per un periodo di tempo limitato, il coniuge che aveva subito gli effetti nefasti della crisi allora in atto, attendendo che la situazione si evolvesse positivamente per ridiscutere l’importo del mantenimento.

Non è un fatto eccezionale, legato alla pandemia di Covid 19, rivedere al rialzo o al ribasso gli assegni per figli ed ex (o quasi) coniuge, soltanto che in quel particolare periodo storico la crisi ha toccato, imprevedibilmente, settori produttivi in attivo, per cui i casi discussi davanti al giudice sono aumentati esponenzialmente.

La negoziazione assistita per velocizzare i tempi di modifica

Per chiedere la modifica delle condizioni di separazione/divorzio, laddove ci sia un accordo tra le parti, si può ricorrere alla procedura della negoziazione assistita. Ciò vuol dire che non ci si presenterà davanti ad un giudice, ma che, valutando di trovarsi in una situazione di reale necessità, saranno gli avvocati i soli attori della modifica stragiudiziale delle condizioni di separazione o divorzio.

I legali acquisiscono la documentazione relativa alla situazione economica del coniuge/genitore, che richiede la revisione del contributo e agiscono di conseguenza, di comune accordo.

Qualora non si riesca a trovare un accordo, per cui non si può usufruire della negoziazione assistita, è importante farsi assistere da un legale che motivi una trattazione urgente, con l’adeguata documentazione, in modo da ridurre comunque i tempi.

Il nostro consiglio, in caso di necessità di ridurre o sospendere la corresponsione dell’assegno di mantenimento, è quello di rivolgersi ad un avvocato.

Solo un’accurata valutazione del singolo caso, da parte di chi è abituato a trattare la materia, può portare a comprendere se ci siano i presupposti, dimostrabili, da presentare con successo in Tribunale o da utilizzare in caso di negoziazione assistita.

Troverete nello staff del Dipartimento Famiglia e Divorzio dello Studio Boccadutri un valido sostegno e una guida verso un assegno equo o un divorzio consapevole.

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Calogero Boccadutri

Calogero Boccadutri is the Managing Partner of Boccadutri International Law Firm. He has trial experience in Forex, Personal Injury and Administrative litigation.



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