Responsabilità medico: guida completa su colpa, risarcimento e tutele legali
- Cos’è la responsabilità del medico
- Tipologie di responsabilità medica
- Ruolo dello Stato e del Servizio Sanitario Nazionale (SSN)
- Gli elementi della responsabilità medica
- La colpa medica
- Il consenso informato e la responsabilità del medico
- Casi tipici ed esempi
- La responsabilità del medico dopo la riforma Gelli-Bianco
- Aspetti processuali nella responsabilità medica
- Prevenzione e gestione del rischio medico
- Responsabilità del medico e ruolo delle strutture sanitarie
- L’assistenza legale nei casi di responsabilità medica
La responsabilità medica è la responsabilità di un professionista sanitario per i danni subiti da un paziente a causa di errori, omissioni o violazioni degli obblighi professionali.
Può essere di natura civile, e avere come conseguenza un obbligo di risarcimento, o di natura penale, e avere come conseguenza sanzioni legale all’eventuale reato, se accertato.
Si basa su una condotta colpevole, un danno e un nesso causale tra le due cose.
Cos’è la responsabilità del medico
Il medico ha l’obbligo giuridico di rispondere delle conseguenze dannose derivanti da condotte colpose o dolose nell’esercizio della professione.
La responsabilità medica nello specifico riguarda la condotta professionale del singolo medico, mentre la responsabilità sanitaria (o della struttura) si riferisce a carenze organizzative e strutturali dell’ente ospedaliero o della clinica.
La prima è di natura extracontrattuale (con un termine di prescrizione di 5 anni) per il medico dipendente, mentre la seconda è contrattuale (con un termine di prescrizione di 10 anni) per la struttura, che deve garantire un servizio complessivamente sicuro.
Tipologie di responsabilità medica
Come accennato, nell’ambito della responsabilità medica, possiamo distinguere due tipi di responsabilità: civile e penale.
In più possono subentrare la responsabilità amministrativa (danno erariale per i dipendenti pubblici), e disciplinare (sanzioni come censura, sospensione o radiazione dall’albo).
Ognuna di queste responsabilità si attiva in seguito a una violazione di norme diverse e comporta conseguenze specifiche per il sanitario.
Responsabilità civile
- Cosa è: deriva dalla violazione di norme e obbliga al risarcimento del danno causato al paziente.
- Quando si configura: quando la condotta del medico o della struttura causa un danno (es. lesioni, morte, ecc.).
- Chi ne risponde: sia i medici che le strutture sanitarie.
- Tipologie: può essere contrattuale (se la struttura risponde per il contratto di spedalità) o extracontrattuale (se risponde il solo medico).
Responsabilità penale
- Cosa è: si configura quando la condotta del medico integra un reato.
- Quando si configura: In casi di negligenza, imperizia o imprudenza che causano lesioni o morte al paziente (es. omicidio colposo o lesioni colpose).
- Sanzioni: prevede pene pecuniarie (multa) o detentive (reclusione).
Responsabilità amministrativa
- Cosa è: riguarda i dipendenti pubblici che arrecano un danno erariale all’amministrazione di appartenenza.
- Quando si configura: quando la condotta del sanitario-dipendente pubblico causa un danno alle finanze pubbliche.
- Chi ne risponde: i medici che hanno un rapporto di impiego con una Pubblica Amministrazione.
Responsabilità disciplinare
- Cosa è: riguarda la violazione degli obblighi deontologici e delle regole professionali.
- Quando si configura: in caso di violazione di doveri professionali o regole deontologiche.
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Sanzioni. Possono essere:
- Avvertimento
- Censura
- Sospensione dall’esercizio della professione
- Radiazione dall’albo
- Chi agisce: l’ordine professionale di appartenenza.
Diritto alla salute bene costituzionalmente garantito.
La rilevanza del diritto alla salute come bene costituzionalmente garantito risiede nel suo essere un diritto fondamentale per l’individuo e, allo stesso tempo, un interesse della collettività, tutelato dall’articolo 32 della Costituzione italiana.
La sua importanza è tale da garantire cure gratuite agli indigenti, prevenire trattamenti sanitari obbligatori senza una legge che li preveda, e fondare l’obbligo dello Stato di garantire l’accesso alle cure e di proteggere la salute pubblica da minacce come le epidemie.
Diritto individuale e interesse collettivo
- Diritto individuale: l’articolo 32 riconosce la salute come un diritto fondamentale che ogni individuo può esercitare. Questo implica la tutela della salute fisica e psichica, il diritto a non essere obbligati a un trattamento sanitario (se non previsto dalla legge) e il diritto all’autodeterminazione del paziente.
- Interesse collettivo: la salute è anche un interesse della collettività, il che giustifica l’azione dello Stato per proteggere l’intera popolazione, ad esempio da malattie infettive. Questo aspetto collega la salute individuale alla salute sociale e all’ambiente salubre, estendendo la tutela anche a chi non ha un permesso di soggiorno.
Ruolo dello Stato e del Servizio Sanitario Nazionale (SSN)
La Costituzione impone allo Stato di farsi carico della tutela della salute.
Questo diritto si concretizza attraverso il Servizio Sanitario Nazionale (SSN), che mira a garantire l’accesso alle cure a tutta la popolazione, secondo i principi di universalità, uguaglianza ed equità.
La Costituzione prevede esplicitamente la garanzia di fornire cure gratuite per i cittadini indigenti.
Gli elementi della responsabilità medica
Si può configurare responsabilità medica in presenza di colpa, nesso di causalità e danno.
Per stabilire la responsabilità legale di un medico o di una struttura sanitaria, è necessario che tutti e tre questi presupposti siano presenti.
L’assenza anche di un solo di questi elementi farebbe venir meno la responsabilità.
La colpa si configura quando vi è una violazione dei doveri professionali attraverso negligenza, imprudenza o imperizia, e deve essere legata al danno subito dal paziente attraverso un nesso causale diretto.
Nello specifico si ha:
- Colpa (condotta colpevole). Può essere un’azione o un’omissione (un ritardo diagnostico, un esame non eseguito, …) dovuta a negligenza, imprudenza o imperizia. Si verifica quando il medico non rispetta le linee guida, le buone pratiche o i protocolli standard.
Si distingue in:
- Colpa generica (lieve), che si manifesta con negligenza (disattenzione, superficialità), imprudenza (comportamento avventato) o imperizia (mancanza di preparazione professionale).
- Colpa specifica (grave), che si verifica quando il medico viola norme specifiche che era tenuto a conoscere e seguire.
La distinzione è rilevante, ad esempio, nella responsabilità del medico (ai sensi della legge Gelli-Bianco), dove per la colpa grave il professionista risponde direttamente, mentre per la lieve risponde solo in casi eccezionali; per i dipendenti pubblici, la colpa grave può comportare un’azione di rivalsa da parte dell’ente.
- Danno. È la lesione di un interesse giuridicamente tutelato, come il diritto alla salute del paziente. Può manifestarsi in diverse forme, tra cui danni fisici, psicologici, e patrimoniali (spese mediche, perdita di reddito, …).
Il danno deve essere oggettivamente dimostrabile attraverso la documentazione medica.
- Nesso causale. Rappresenta il legame di causa-effetto tra l’errore del medico e il danno subito dal paziente. In ambito civile si valuta se l’errore è la causa “più probabile” del danno, mentre in ambito penale la prova deve essere “oltre ogni ragionevole dubbio“.
La colpa medica
La colpa medica si manifesta con negligenza (mancanza di attenzione e diligenza), imprudenza (comportamento avventato o privo di cautela) e imperizia (carenza di preparazione tecnica o competenza professionale). Queste tre forme di colpa indicano un comportamento professionale non conforme alle regole e alle norme di diligenza, che può causare danno al paziente e portare a responsabilità civile e penale.
Negligenza
Si verifica negligenza quando il medico non adotta le dovute cautele, l’attenzione o la diligenza richieste nell’esercizio della sua professione.
Ad esempio un medico che dimentica di raccogliere informazioni cruciali sull’anamnesi del paziente, come una pregressa allergia a un farmaco, che poi somministra al paziente causando shock anafilattico.
Imprudenza
L’imprudenza si manifesta con un comportamento avventato e una mancanza di cautela nel compiere un atto medico.
Ad esempio la somministrazione di una terapia senza aver valutato adeguatamente i rischi, o l’esecuzione di un intervento chirurgico senza le necessarie precauzioni.
Imperizia
L’imperizia riguarda la mancanza di competenza tecnica, abilità specifica o conoscenza adeguata per svolgere correttamente una procedura medica.
Ad esempio un chirurgo che esegue un intervento senza la necessaria formazione specifica per quella procedura, con conseguenze negative per il paziente.
Spesso queste forme di colpa possono sovrapporsi, poiché un comportamento negligente può derivare da imperizia o imprudenza.
È fondamentale distinguere la specifica forma di colpa presente per stabilire correttamente la responsabilità del medico e valutare le conseguenze legali ed eventuali risarcimenti.
Onere della prova
L’onere della prova varia a seconda che la responsabilità sia di tipo contrattuale o extracontrattuale, come definito dalla Legge Gelli-Bianco (L. 24/2017):
Incaso di messa in stato di accusa di una struttura sanitaria la responsabilità (della struttura) è di tipo contrattuale (cd. “contatto sociale” o “spedalità”). Spetta alla struttura stessa l’onere di dimostrare di aver adempiuto correttamente alla prestazione sanitaria per liberarsi dalla responsabilità.
In caso di messa in stato di accusa di un medico (come persona fisica) la responsabilità del medico, che opera all’interno della struttura è, di norma, extracontrattuale (ai sensi dell’art. 2043 c.c.).
Spetta al paziente (che agisce per il risarcimento) l’onere di dimostrare la colpa del medico e il nesso causale tra la sua condotta e il danno subito.
Il consenso informato e la responsabilità del medico
Il consenso informato è un diritto fondamentale del paziente che legittima l’intervento medico.
Il medico ha la responsabilità di informare il paziente sui rischi, i benefici e le alternative di un trattamento, garantendo un consenso consapevole.
La violazione di questo obbligo può comportare responsabilità civile e penale per il medico, e può comunque pregiudicare la posizione del professionista in caso di errori commessi durante l’intervento.
È prerogativa del medico:
- Obbligo di informazione. Il medico deve fornire tutte le informazioni necessarie per un consenso consapevole, dettagliando la natura del trattamento, le possibili conseguenze, le alternative e i rischi.
Tale obbligo non può essere delegato ad altre figure sanitarie.
- Consenso esplicito e consapevole. Il medico deve assicurarsi che Il consenso sia non solo espresso, ma anche consapevole. Il professionista non può limitarsi a far firmare un modulo standard, ma deve assicurarsi che il paziente abbia compreso l’informativa.
- Responsabilità civile. Il medico risponde personalmente della violazione del consenso informato. Tale irregolarità può portare a un risarcimento dei danni subiti dal paziente.
- Responsabilità penale. Un medico che agisce senza consenso o con un consenso non valido può rendersi responsabile di diversi reati, tra cui violenza privata, lesioni personali colpose o omicidio colposo, in conseguenza all’entità del danno causato.
Casi tipici ed esempi
I casi tipici di contenzioso derivanti da un consenso informato non adeguatamente acquisito includono trattamenti non autorizzati, lesioni del diritto all’autodeterminazione e del diritto alla salute, e casi in cui il paziente non era stato messo in condizione di valutare i rischi. Il mancato consenso può portare a responsabilità penali (come lesioni personali o omicidio colposo) e civili, con conseguente obbligo di risarcimento del danno.
Per meglio comprendere il contesto del mancato consenso possiamo fare i seguenti esempi:
- Mancato consenso a un intervento chirurgico: un paziente acconsente a un’operazione, ma non viene informato in modo esauriente sui rischi specifici. Se, a seguito dell’intervento, si verificano complicanze previste e non comunicate, la parte lesa può chiedere il risarcimento del danno, contestando che non avrebbe mai accettato l’intervento se fosse stata adeguatamente informata. La giurisprudenza ha stabilito che in questi casi, oltre al danno alla salute, viene violato anche il diritto all’autodeterminazione del paziente (Cassazione Civile, Sez. III, Sentenza n. 27268/2021).
- Trattamenti non necessari: il paziente accetta un trattamento, ma si accorge che non era necessario per la sua condizione di salute, ad esempio perché l’intervento è stato eseguito senza un’adeguata indicazione medica. Il contenzioso nasce dal fatto che il paziente ha firmato un consenso per un trattamento che si è rivelato non indispensabile, in questo caso può esserci responsabilità per aver arrecato un danno non necessario al paziente, anche se tecnicamente il consenso era stato firmato.
- Consenso basato su informazioni generiche: il paziente firma un modulo prestampato, ma questo non contiene le informazioni dettagliate e specifiche sui rischi, benefici, alternative e possibili conseguenze del trattamento. In questo caso, il consenso potrebbe essere considerato non valido, poiché non riflette una vera scelta informata e consapevole, rendendo l’atto medico illecito e aprendo la strada al contenzioso.
- Omesso consenso in situazioni di urgenza: quando un paziente ha bisogno di un trattamento di urgenza, ma non viene informato, non può essere considerato valido il consenso. Un esempio è l’infortunio, in cui il medico è chiamato a intervenire senza il consenso del paziente.
- Mancata informazione su un evento avverso: il medico non informa il paziente su un evento avverso verificatosi durante il trattamento, ma che non determina una lesione materiale. In questo caso, si può comunque verificare una lesione del diritto all’autodeterminazione del paziente, il quale ha il diritto di essere informato anche su piccoli eventi avversi.
Casi di mancato consenso
Il consenso informato non è richiesto in caso di trattamento sanitario obbligatorio o di grave necessità che metta in pericolo la vita del paziente.
Rifiuto del trattamento: il medico deve rispettare il rifiuto del paziente, informandolo sulle conseguenze della sua decisione e limitandosi a fornire le cure palliative necessarie.
Cose da sapere sul consenso
- Il consenso può essere revocato in qualsiasi momento.
- Il consenso informato non solleva il medico da responsabilità professionale per eventuali errori.
- La responsabilità può essere ripartita tra medico e struttura sanitaria, a seconda dei casi previsti dalla legge.
La responsabilità del medico dopo la riforma Gelli-Bianco
La Legge Gelli-Bianco (Legge n. 24 del 2017) ha introdotto importanti novità, tra cui la responsabilità civile della struttura sanitaria per i danni causati dai medici convenzionati e l’obbligo di un tentativo di conciliazione/mediazione prima di avviare un’azione legale.
La legge ha riformato la responsabilità del medico, distinguendo tra responsabilità penale e civile.
Sul piano penale, esclude la punibilità per omicidio colposo o lesioni se il danno avviene rispettando le linee guida appropriate.
Sul piano civile, la responsabilità del medico dipendente diventa extracontrattuale (5 anni di prescrizione), con maggiori oneri probatori per il paziente, mentre quella del libero professionista e della struttura sanitaria rimane contrattuale (10 anni di prescrizione).
La riforma ha anche introdotto l’obbligo assicurativo per medici e strutture per garantire il risarcimento.
La determinazione del danno nella responsabilità medica
La determinazione del danno nella responsabilità medica si basa sulla valutazione di danni patrimoniali e non patrimoniali, che comprendono spese mediche, perdita di reddito, danno biologico (lesione dell’integrità psicofisica), danno morale (sofferenza) e danno esistenziale.
La quantificazione avviene tramite l’intervento di medici legali che valutano la gravità della menomazione (micro o macropermanente) e tramite l’uso di tabelle legali, come quelle del Tribunale di Milano, per i danni maggiori.
Tipi di danni risarcibili
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Danno patrimoniale: copre le perdite economiche dirette.
- Danno emergente: spese mediche, farmaceutiche, riabilitative e assistenziali sostenute.
- Lucro cessante: perdita di reddito dovuta all’incapacità lavorativa temporanea o permanente.
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Danno non patrimoniale: riguarda la lesione della persona e della sua sfera emotiva.
- Danno biologico: lesione dell’integrità psicofisica, quantificata in punti percentuali di invalidità.
- Danno morale: sofferenza interiore, dolore e turbamento emotivo.
- Danno esistenziale: peggioramento della qualità della vita e delle abitudini.
- Danno da perdita o lesione del rapporto parentale: risarcimento ai familiari per il decesso o la grave invalidità di un congiunto.
Come avviene la valutazione
Un medico legale specialista valuta il danno, assegnando un punteggio in base alle tabelle medico-legali ufficiali.
Il suo giudizio si basa sulla distinzione tra danni:
- Micropermanenti: lesioni con un punteggio pari o inferiore al 9% di invalidità.
- Macropermanenti: lesioni con un punteggio pari o superiore al 10% di invalidità.
La quantificazione del risarcimento prende in considerazione la valutazione del danno fatta dal medico e le Tabelle ufficiali di riferimento.
Le tabelle del Tribunale di Milano di norma quantificano i danni macropermanenti, la Tabella Unica Nazionale quantifica il risarcimento dei danni biologici (non patrimoniali) superiori al 10% di invalidità, conseguenti a incidenti stradali o ai casi di malasanità, mentre per i micropermanenti si applicano gli articoli del Codice delle Assicurazioni Private.
In alcuni casi specifici il giudice, pur basandosi sulla perizia medico-legale e sulle tabelle in uso, può decidere di personalizzare il risarcimento, attribuendo un rimborso diverso da quello prevedibile.
Aspetti processuali nella responsabilità medica
Gli aspetti processuali della responsabilità medica si concentrano su tre punti principali:
- condizione di procedibilità
- processo di mediazione
- azione legale.
Prima di avviare una causa, è obbligatorio esperire la procedura di Accertamento Tecnico Preventivo (ATP) o la mediazione per cercare un accordo extragiudiziale.
Se non si raggiunge una conciliazione, si può iniziare un giudizio civile, nel quale il paziente dovrà provare il danno e il nesso causale, mentre onere della prova della diligenza della prestazione ricade sul medico o sulla struttura sanitaria.
Procedura preliminare
La legge richiede di avviare un procedimento per l’Accertamento Tecnico Preventivo (ai sensi dell’art. 696-bis c.p.c.) come condizione di procedibilità prima di intentare una causa.
L’ATP, definita anche consulenza tecnica preventiva ai fini della composizione della lite, costituisce una fase di mediazione obbligatoria.
L’obiettivo è quello di raggiungere un accordo tra le parti.
Se l’accordo si raggiunge viene formalizzato in un verbale che ha valore di titolo esecutivo.
Azione legale, in caso di mancata conciliazione
Se la mediazione fallisce, entro 90 giorni dalla conclusione dell’ATP (o dalla scadenza dei sei mesi, se non si conclude) è necessario depositare l’atto di inizio della causa di merito, di solito con ricorso ai sensi dell’art. 702-bis c.p.c.
In base a una recente ordinanza della Cassazione, il paziente deve dimostrare il nesso causale tra la condotta del sanitario e il danno subito, ma non deve necessariamente provare la violazione delle “leges artis”, ossia l’inosservanza delle regole tecnico-scientifiche (scritte o meno) che disciplinano la professione medica.
Questo onere ricade sulla struttura sanitaria o sul professionista, che devono dimostrare l’assenza di colpa o di cause non imputabili.
È possibile agire direttamente contro la compagnia assicuratrice della struttura sanitaria.
Il giudice territorialmente competente è individuato in base a specifiche regole, che possono variare.
Prescrizione: la responsabilità contrattuale della struttura sanitaria ha un termine di prescrizione di 10 anni, mentre quella del medico potrebbe avere un termine più breve.
Prevenzione e gestione del rischio medico
La prevenzione e la gestione del rischio medico mirano a migliorare la sicurezza dei pazienti e la qualità delle cure attraverso un processo sistematico di identificazione, valutazione e mitigazione dei rischi.
Il risk management nelle strutture sanitarie è la funzione strategica che coordina questo processo, focalizzandosi sulla prevenzione degli errori (clinici e organizzativi) e sulla gestione degli esiti avversi.
Il suo ruolo include l’implementazione di procedure, la formazione del personale e l’analisi degli incidenti per creare un ambiente più sicuro per pazienti e operatori.
Il risk management sanitario, attraverso l’uso di linee guida e buone pratiche, riduce gli errori medici migliorando la sicurezza del paziente e può diminuire il ricorso alla medicina difensiva.
Le linee guida e le buone pratiche aiutano a standardizzare i processi, a identificare i rischi e a intervenire su di essi, creando un sistema di cura più sicuro e una minore necessità di pratiche difensive, che spesso portano a esami e procedure superflui.
Come il risk management e le linee guida riducono gli errori medici
Spetta al risk management:
- Identificare e valutare i rischi. Il team di risk management analizza i processi clinici e organizzativi per identificare i potenziali punti deboli nel processo di cura, che possono portare ad errori. Le buone pratiche e le linee guida offrono un quadro di riferimento per identificare e valutare questi rischi.
- Standardizzare le cure. L’adozione di linee guida cliniche standardizzate assicura che tutti i pazienti ricevano le cure appropriate, riducendo le variazioni nei trattamenti e diminuendo la probabilità di errori legati a procedure non standard.
- Minimizzare la necessità di pratiche difensive. Un sistema basato su un solido risk management e su procedure standardizzate rende i medici meno propensi a eseguire test, esami o procedure non necessari per proteggersi da possibili accuse legali.
- Incentivare a seguire le procedure corrette. Quando si seguono linee guida basate sull’evidenza, i professionisti sanitari sono più protetti da controversie legali, in quanto agiscono secondo i più elevati standard di cura disponibili.
- Promuovere formazione e sensibilizzazione. Il risk management si occupa di formare il personale sanitario su come prevenire e gestire i rischi, promuovendo una cultura della sicurezza che coinvolga tutti gli attori della struttura.
- Analizzare gli incidenti. Gestisce l’analisi degli eventi avversi e dei “quasi-errori” (near miss), utilizzandoli come opportunità di apprendimento per apportare miglioramenti ai sistemi e ai processi.
- Monitorare e riferire. Monitora l’efficacia delle misure messe in atto e produce report periodici sugli eventi avversi, sulle loro cause e sulle azioni intraprese. Questo contribuisce alla diffusione di buone pratiche e al rispetto degli obblighi di legge.
- Gestire i sinistri. Fornisce un supporto strategico all’organizzazione e gestisce i sinistri, collaborando con avvocati e assicurazioni per una gestione efficiente dei casi e per tutelare l’azienda e la sua immagine.
Questi invece gli obiettivi e i benefici legato al risk management:
- Sicurezza del paziente. L’obiettivo principale è garantire la sicurezza dei pazienti, riducendo eventi avversi come errori di diagnosi o terapie, infezioni correlate all’assistenza e complicanze chirurgiche evitabili.
- Tutela della struttura. Aiuta a proteggere l’istituzione da conseguenze giuridiche e finanziarie negative, salvaguardando la sua reputazione e sostenibilità.
- Miglioramento continuo. Promuove un processo di miglioramento continuo basato sull’apprendimento dall’errore, contribuendo all’aumento della qualità generale delle prestazioni sanitarie.
Responsabilità del medico e ruolo delle strutture sanitarie
La differenza principale tra responsabilità individuale del medico e responsabilità della struttura risiede nella natura della responsabilità: la struttura sanitaria ha una responsabilità di tipo contrattuale verso il paziente, mentre il medico che opera all’interno della struttura ha una responsabilità di tipo extracontrattuale (o contrattuale se ha un contratto diretto con il paziente).
Questo significa che il paziente può agire direttamente contro la struttura in virtù del contratto di assistenza sanitaria stipulato (con onere probatorio più semplice per il paziente), mentre per agire contro il medico è necessario provare più dettagliatamente la colpa.
La struttura, una volta risarcito il danno, può poi rivalersi sul medico tramite un’azione di regresso.
Responsabilità della struttura sanitaria
- Natura: contrattuale.
- Base giuridica: il contratto tra paziente e struttura per l’erogazione di prestazioni sanitarie.
- Onere della prova per il paziente: il paziente deve dimostrare il contratto e il suo inadempimento (l’evento dannoso).
- Termine di prescrizione: dieci anni.
Responsabilità del medico
- Natura: extracontrattuale (per fatto illecito, ai sensi dell’art. 2043 c.c.).
- Base giuridica: norme generali sulla responsabilità civile.
- Onere della prova per il paziente: il paziente deve dimostrare il fatto dannoso, il nesso di causalità tra la condotta e l’evento, e la colpa del medico.
- Termine di prescrizione: cinque anni.
Eccezione: se esiste un contratto diretto tra medico e paziente, la responsabilità diventa contrattuale e si applica la prescrizione decennale.
Possibilità di azione diretta del paziente contro la struttura
- Principio: il paziente può agire direttamente contro l’ospedale o la clinica (la struttura).
- Motivo: La struttura risponde del danno subito a causa dell’operato dei propri medici e ausiliari, come conseguenza del contratto di assistenza sanitaria. È un esempio di responsabilità che deriva dall’affidamento del paziente nella struttura.
Possibilità di azione di rivalsa della struttura contro il medico
- Principio: la struttura sanitaria, una volta risarcito il danno al paziente, può agire nei confronti del medico per recuperare quanto ha pagato.
- Motivo: la struttura è chiamata a rispondere per l’errore del proprio dipendente.
- Azione di rivalsa: l’azione esercitata dalla struttura contro il medico è un’azione di regresso, un’azione di responsabilità per aver commesso un errore.
L’assistenza legale nei casi di responsabilità medica
L’assistenza legale nei casi di responsabilità medica inizia con la valutazione del caso da parte di un avvocato, e può richiedere una perizia medico-legale per stabilire l’eventuale errore e il nesso causale tra questo e il danno subito.
Un avvocato ha il compito di valutare la solidità del caso, analizzando documenti e fatti per stabilire la potenziale validità di un’azione legale.
Successivamente, se le analisi giustificano la richiesta di risarcimento, si procede con una fase di mediazione, obbligatoria, prima di intraprendere un’eventuale azione legale.
Fase di mediazione
Prima di intentare una causa in tribunale, è obbligatorio avviare un tentativo di conciliazione tramite un mediatore.
L’obiettivo è quello di raggiungere un accordo extragiudiziale per il risarcimento dei danni, evitando i tempi e i costi di un processo legale.
Fase contenziosa
In assenza di un accordo, in seguito alla mediazione, si può avviare una causa legale per ottenere il giusto risarcimento del danno.
Una consulenza legale mirata, in caso di malasanità, può fare la differenza per ottenere giustizia e il giusto risarcimento.
La morte per malasanità di uno straniero in Italia dà diritto a un risarcimento per i familiari.
Non esitate a contattare gli avvocati del Dipartimento Danni alle Persone dello Studio Legale Boccadutri per consigli e assistenza.
FAQ sulla responsabilità del medico
1. Che cosa si intende per responsabilità medica?
È la responsabilità del medico o della struttura per i danni causati al paziente da errori, omissioni o violazioni dei doveri professionali.
2. Qual è la differenza tra responsabilità del medico e della struttura sanitaria?
Il medico risponde di regola in via extracontrattuale, la struttura in via contrattuale, con termini di prescrizione rispettivamente di 5 e 10 anni.
3. Quando si configura la colpa medica?
Quando il professionista agisce con negligenza, imprudenza o imperizia, causando un danno collegato alla sua condotta.
4. Che ruolo ha il consenso informato?
Il medico deve informare correttamente il paziente su rischi, benefici e alternative. Un consenso incompleto o assente può generare responsabilità e diritto al risarcimento.
5. Quali tipi di danni possono essere risarciti?
Danni patrimoniali (spese, perdita di reddito) e non patrimoniali (danno biologico, morale, esistenziale e parentale).
6. Come si prova la responsabilità medica?
Il paziente deve dimostrare danno e nesso causale. La struttura deve provare di aver adempiuto correttamente.
7. Il medico può essere penalmente responsabile?
Sì, nei casi di lesioni o omicidio colposo dovuti a negligenza, imprudenza o imperizia, soprattutto se gravi.
8. Cosa prevede la Legge Gelli-Bianco?
Non punibilità per colpa lieve se si seguono linee guida, obbligo assicurativo e distinzione più netta tra responsabilità del medico e della struttura.
9. Quanto tempo ho per presentare una richiesta di risarcimento?
Dieci anni contro la struttura sanitaria, cinque anni contro il medico, salvo contratto diretto.
10. Prima di fare causa è obbligatoria la mediazione?
Sì, occorre svolgere mediazione o accertamento tecnico preventivo prima di iniziare un giudizio civile.
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