Processo a Unetenet in Spagna

Processo a Unetenet in Spagna, il sistema che ha spopolato in Italia

Processo a Unetenet

Ramirez e Otero per anni hanno contato sulla fiducia da parte di investitori in tutto il mondo, convincendoli della validità del loro progetto. Dal 2015 si è insinuato il dubbio che non sia tutto oro quello che luccica.

Dopo tre anni di indagini, inizia in Spagna il processo ai leader del sistema Unetenet, accusati di aver messo in piedi un sistema piramidale mirato alla truffa. Vengono loro contestati i reati di frode, associazione a delinquere e riciclaggio di denaro sporco.

Secondo l’accusa si tratterebbe di un astuto schema piramidale, evolutosi nel corso degli anni, fino a culminare con un cambio tra moneta corrente e criptovalute (prive di valore). Qualcuno ha scelto di acquistarle, qualcuno se le è ritrovate accreditate sul proprio conto Unetenet al posto dei soldi.

Al vertice della piramide si troverebbero i due creatori, José Manuel Ramírez e Pilar Otero, fiancheggiati da coloro che li hanno aiutati a promuovere la presunta criptovaluta, altre 22 persone sotto processo per reati minori.

Numeri da paura: i paesi coinvolti nell’affare Unetenet sarebbero almeno 78, un piccolo tesoretto di 50 milioni di euro sborsato dai circa 50.000 utenti del sistema. Ma se la storia ha avuto inizio nel 2013 alle stime andrebbero aggiunti i  228 milioni di euro raccolti da allora e fino al 2015.

In rappresentanza di molti investitori si è presentata l’Anfitec, Associazione nazionale interessata da Internet e dalle nuove tecnologie, che al processo ha chiesto 67 milioni di euro per risarcire quanto estorto. La Procura spagnola ha avanzato la richiesta di una multa di 21 milioni di euro per Ramírez, riconosciuto come mente della Unetenet, e una condanna esemplare per tutti, per un totale di 200 anni di carcere.

La ricostruzione dei fatti

Quella che viene denunciata dall’Anfitec come una truffa ben orchestrata, ha avuto inizio nel 2012 , contestualmente alla creazione, da parte di Ramírez e Otero, della Unetenet. I primi clienti sono stati attratti dalla promessa di guadagnare lavorando solo pochi minuti al giorno da casa, dopo aver corrisposto un investimento iniziale.
Durante quei pochi famosi minuti di lavoro dovevano semplicemente pubblicizzare il marchio sui social network e incoraggiare amici e familiari a fare lo stesso..

Una volta coinvolti un certo numero di investitori, hanno iniziato una massiccia campagna di arruolamento attraverso video e conferenze. Durante le presentazioni il pubblico veniva attratto dalle storie di presunti uomini comuni, diventati improvvisamente milionari grazie al credito dato a Ramirez e Otero.
Il miraggio dei soldi facili, ha permesso loro di coinvolgere, nel giro di due anni, circa 50.000 investitori provenienti da ogni parte del mondo.

Non paghi di quanto fino ad allora ottenuto, nel 2014 hanno iniziato a corrispondere ai loro partner una pseudo valuta digitale, la Unetcoin. Per chi li accusa, questo momento ha segnato il passaggio da uno schema Ponzi, in cui i nuovi investitori pagavano i vecchi illudendoli che i guadagni piovessero dal cielo, ad una nuova tipologia di inganno in cui, in cambio di soldi reali, si ricevevano soldi virtuali (privi di alcun tipo di garanzia).
Peccato che chi già era affiliato non fosse stato interpellato sulla volontà di cambiare i propri soldi in Unetcoin.

I soldi reali venivano repentinamente trasferiti dalla società Union Business Online LTD in paradisi fiscali ed in conti sparsi in diversi paesi. Mentre le criptovalute nascevano e restavano senza valore. L’Unete si sarebbe dimostrata essere una falsa valuta virtuale il cui rendimento annuo era pari a zero, ben lontano dal 275% promesso.

Nel frattempo i due soci avevano iniziato a condurre una vita lussuosa, dividendosi soprattutto tra Malta e Italia, dove hanno continuato a piazzare criptovalute.

Il giocattolo ha iniziato a rompersi nell’aprile 2014, quando uno dei conti di Ramirez in Lettonia è stato sequestrato durante un’indagine su riciclaggio di denaro sporco.

Otero e Ramírez hanno fatto la prima conoscenza con le patrie galere nel 2015, e ne sono usciti dietro pagamento di una cauzione di 150.000 euro.

Nel frattempo si sono moltiplicate le denunzie da parte di investitori che tentavano invano di recuperare il proprio denaro.

Unetenet, il mondo e l’Italia

Secondo un rapporto dell’Unità di criminalità economica e fiscale (UDEF) l’Italia (in particolare la Sardegna) è il paese che ha dato più credito al sistema Unetenet, seguita dalla Spagna, dagli Stati Uniti e dal Perù.

Come raccontato dai quotidiani locali, le convention organizzate a Sassari, Olbia e in altre città della Sardegna erano sempre affollate, e tra i presenti in molti si sono lasciati convincere dalle promesse di triplicare in pochi anni quanto investito.

Nel luglio del 2018 la Procura di Tempio Pausania, in Sardegna, ha chiesto il rinvio a giudizio di quattro promoters italiani della Unetenet, per il reato di truffa aggravata. L’udienza di convalida si terrà a novembre. Nel 2014, sempre in Sardegna, non fu dato seguito ad un’analoga richiesta in quanto i promoters vennero ritenuti a loro volta vittime del sistema.

Nella lista dei paesi “colpiti” da Ramirez figurano Repubblica Dominicana, Indonesia, Repubblica del Congo, l’Azerbaijan, Burkina Faso, Giappone e Canada. È evidente come, di fronte all’allettante possibilità di guadagni facili, o comunque di fronte alla prospettiva di testare nuove monete, tutto il mondo è accomunato da un’inspiegabile fiducia.
Non ci sarebbe nulla di male se non ci fossero tanti squali in agguato, pronti ad approfittarsi delle debolezze altrui.

Chi è Ramirez

Nel curriculum di Ramírez c’è una frequentazione già nota agli inquirenti, ossia quella con il suo connazionale Germán Cardona, meglio conosciuto come il Madoff spagnolo, creatore di Forex Finance, condannato nel 2017 a 13 anni di prigione per aver frodato 331 milioni di euro a 186.000 investitori. I due sono stati in affari insieme in quel di Panama.

I suoi primi passi li ha mossi a Torremolinos, dove era responsabile del guardaroba in un nightclub. In seguito, secondo le testimonianze di un suo ex collaboratore, avrebbe avuto l’idea di uno schema piramidale per racimolare soldi facili, seguendo le vicende di Sergey Mavrodi, imprenditore russo che negli anni ’90 ha rovinato migliaia di piccoli investitori.

Se non fosse stato fermato, ipotizza chi lo ha conosciuto, avrebbe potuto dar vita a una banca, ad un sistema finanziario alternativo, e persino ad una città, Unetecity. Se si trattava di uno scherzo o di progetti reali non è dato saperlo.

Si registra anche un progetto umanitario che ha visto coinvolti Ramirez e Otero, quello legato alla ONG Torre Fuerte de Arequipa, in Perù. I due hanno sensibilizzato i propri clienti chiedendo soldi per questa associazione attraverso l’Unetenet Foundation. Secondo l’UDEF, che ha indagato anche su questi finanziamenti, avrebbero raccolto 100.000 euro in donazioni, ma ne risulterebbero versati soltanto 32.000.

Lo Studio legale internazionale Boccadutri attenziona la vicenda della Unetenet da quando sono emerse le prime irregolarità e risponderà a qualsiasi domanda vogliate farci. Se siete stati convinti ad investire i vostri soldi nella Unetenet e non avete avuto la possibilità di riaverli indietro, o se sospettate che i vostri investimenti siano a rischio a causa di situazioni poco chiare, non esitate a contattarci.

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