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La grande naturalizzazione del Brasile: come ottenere la cittadinanza italiana

29 Dic 2023 - Diritto Dell’Immigrazione - Min Read 5 min
La grande naturalizzazione del Brasile: come ottenere la cittadinanza italiana

Molti dei discendenti degli italiani emigrati in Brasile, che vogliano richiedere il riconoscimento della cittadinanza italiana, fanno ancora i conti con quella che è conosciuta come la “Grande Naturalizzazione del 1889”, ossia l’imposizione della cittadinanza brasiliana da parte delle autorità a tutti i cittadini stranieri presenti sul territorio.

Di fronte un evento più unico che raro, l’ordinamento italiano considera preclusa la trasmissione della cittadinanza, soltanto nel caso in cui gli avi italiani abbiano manifestato la volontà di perdere la cittadinanza italiana.

Come dimostrare la volontà in caso di “tacito assenso”, ossia nel caso in cui non esista un documento che dimostri come l’antenato italiano abbia esplicitamente rifiutato la cittadinanza brasiliana per mantenere quella italiana di nascita?

La risposta al quesito ha diviso i giudici italiani chiamati ad esprimersi davanti alla rivendicazione della cittadinanza italiana da parte dei discendenti degli emigrati italiani coinvolti nella Grande Naturalizzazione.

La Grande Naturalizzazione del 1889

Nel 1889 il Governo provvisorio brasiliano ha emanato il decreto n.58 che prevedeva un meccanismo di rinuncia automatica ad altre cittadinanze per tutti i cittadini stranieri residenti in Brasile alla data del 15 novembre 1889.

Da allora in poi il principio dello ius soli divenne quello generale in materia di cittadinanza nell’ordinamento brasiliano.

Tra il 1889 e il 1891, il Governo brasiliano emanò anche altri provvedimenti di naturalizzazione coatta e di massa che interessarono tutti gli stranieri che si trovavano nel territorio brasiliano.

Gli emigrati presenti in Brasile in quegli anni, per non diventare cittadini brasiliani a tutti gli effetti e non perdere la cittadinanza precedente, avrebbero dovuto presentare una dichiarazione di rinuncia all’acquisizione della nuova cittadinanza.

La naturalizzazione di massa da sola non era in grado di provocare la perdita della cittadinanza italiana degli emigranti in Brasile, ma in quel momento in Italia era in vigore il Codice civile risalente al 1865, che aveva esplicitamente indicato come causa della perdita della cittadinanza italiana, l’acquisizione di una nuova cittadinanza prestando il fianco ad un’interpretazione in cui ben poco contava la manifestazione della volontà dell’individuo.

Più che tacito assenso era ignoranza delle leggi e delle misure adatte per rivendicare il proprio desiderio di restare italiani.

I casi in cui questa volontarietà di rinuncia fu espressa, sono quelli in cui davvero la linea di sangue può dirsi interrotta.

Già il 5 ottobre del 1907 la Corte di Cassazione di Napoli aveva sentenziato, riferendosi proprio alla situazione brasiliana, che la cittadinanza italiana poteva perdersi solo in forza di una rinuncia tramite un atto volontario ed esplicito e non a seguito dell’atto del governo dello Stato estero di residenza, evitando di reagire contro tale attribuzione.

I fatti concludenti che potevano esprimere una volontà da parte del soggetto interessato a diventare cittadino brasiliano potevano essere la richiesta di iscrizione alle liste elettorali del nuovo Paese di residenza, o lo svolgimento del servizio militare nel nuovo Paese.

Se si prende come metro di giudizio però l’iscrizione elettorale, allora è necessario capire se quell’iscrizione elettorale sia stata volontaria o automatica.

La netta distanza tra “tacito assenso” e “volontà”

L’acquisizione della cittadinanza “iure sanguinis” può avvenire soltanto se si appura che non c’è stata un’interruzione nella linea di discendenza.

Gli stranieri presenti all’epoca in Brasile non diventavano cittadini per il solo fatto della mancata presentazione di una dichiarazione di rinuncia alla naturalizzazione.

L’automatismo è illegittimo: la perdita dello status di italiano per chi otteneva una nuova cittadinanza riguardava solo la volontarietà di tale acquisizione.

In altre parole, per acquisire la cittadinanza brasiliana, non era sufficiente un comportamento omissivo (un “silenzio assenso”) da parte dell’emigrato, poiché costui conservava la sua posizione di straniero, se non avesse realizzato un comportamento attivo ulteriore, un’azione dalla quale dipendeva l’acquisto effettivo e concreto della cittadinanza brasiliana.

La Corte di Cassazione apre le porte agli italo-brasiliani

È stata pubblicata in data 24 agosto 2022 la sentenza n. 354/2022 della Corte di Cassazione a Sezioni Unite, chiamata ad esprimersi sulla sentenza 5172/2021 della Corte di Appello di Roma.

Tale ricorso è stato assegnato alle Sezioni Unite per la “particolare rilevanza delle sottostante questione di diritto”.

L’appello ai giudici di merito parte da un cittadino brasiliano, con origini italiane, che ha visto respinta la propria richiesta di cittadinanza italiana iure sanguinis in quanto discendente di italiano coinvolto nella Grande Naturalizzazione del 1889.

In risposta alla Corte di Appello di Roma, la Suprema corte ha statuito espressamente come la Grande Naturalizzazione non può avere da sola comportato la perdita automatica della cittadinanza italiana e la possibilità di trasmetterla ai propri discendenti.

Basandosi anche sulla legge italiana vigente in quel periodo, il cittadino italiano trasferitosi all’estero, per perdere la cittadinanza avrebbe dovuto volerlo, e non subirlo.

Chi richiede la cittadinanza italiana deve dimostrare di essere discendente di cittadino italiano e presentare un certificato di mancata naturalizzazione (rilasciato in assenza del nome dell’avo nel registro delle naturalizzazioni volontarie).

Poiché la perdita della cittadinanza non si può avere su “base presuntiva” spetta alla controparte che ne abbia fatto eccezione, riuscire a dimostrare che l’avo abbia invece volontariamente rinunciato alla cittadinanza o che ci sia stato un evento interruttivo della linea di trasmissione.

In più il figlio, al raggiungimento della maggiore età, non aveva reclamato la cittadinanza italiana, come avrebbe potuto fare, rinunciando a quella brasiliana.

Il silenzio e la stabilizzazione della vita all’estero non bastano perché “il silenzio non esprime alcun consenso”.

La Corte di Cassazione ha cambiato prospettiva rispetto alla Corte romana, analizzando non gli effetti, ma il contesto storico-normativo della Grande Naturalizzazione.

Per di più, ha constatato come lo stesso governo italiano di allora, guidato da Francesco Crispi, protestò ufficialmente contro la Grande Naturalizzazione tramite dispaccio datato dicembre 1889, dubitando che gli emigrati in Brasile sarebbero riusciti a conservare la cittadinanza italiana.

Un ulteriore aspetto non rilevato dalla sentenza contestata è che, per la legge brasiliana di allora, per essere considerati cittadini a tutti gli effetti e godere di pieni diritti, si doveva comunque fare un ulteriore passo (uno qualsiasi) tra i seguenti:

  • chiedere di essere iscritti nei registri degli elettori;
  • richiedere la tessera elettorale;
  • essere assunti in un impiego pubblico;
  • sottoscrivere un’apposita dichiarazione;
  • assumere pubbliche funzioni tali da imporre obblighi di gerarchia e fedeltà verso lo stato brasiliano (non un semplice lavoro).

Nessuna di queste opzioni era, di fatto, concepibile a quel tempo per la grande presenza di analfabeti, ai quali quindi era preclusa la possibilità di partecipare alla vita pubblica brasiliana e di essere accettati davvero come cittadini nel nuovo Paese, con tutti i diritti del caso.

L’istituto della perdita della cittadinanza italiana, disciplinato dal Codice civile del 1865 e dalla legge 555 del 1912, in rapporto alla Grande Naturalizzazione brasiliana deve intendersi quindi applicabile nella misura in cui il cittadino italiano emigrato abbia rinunciato volontariamente alla cittadinanza italiana a favore di quella brasiliana.

Avete antenati italiani coinvolti nella Grande Naturalizzazione, vorreste richiedere la cittadinanza italiana iure sanguinis ma avete il dubbio che il legame con l’Italia si sia interrotto?

Il vostro avo non ha mai chiesto esplicitamente di rinunciare alla cittadinanza italiana ma vi è stata negata la cittadinanza?

Contattate i nostri avvocati del Dipartimento di Immigration, che esamineranno i documenti in vostro possesso e valuteranno se ci sono presupposti per richiedere la cittadinanza o per opporsi al diniego già ricevuto.

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Calogero Boccadutri

Calogero Boccadutri is the Managing Partner of Boccadutri International Law Firm. He has trial experience in Forex, Personal Injury and Administrative litigation.



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