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Il sacrificio familiare vale l’assegno di divorzio

16 Feb 2024 - Diritto di Famiglia e Divorzio - Min Read 5 min
Il sacrificio familiare vale l’assegno di divorzio

La Cassazione ha definitivamente sdoganato il riconoscimento del sacrificio di uno dei due coniugi, per il bene del ménage familiare, come motivo di attribuzione del diritto all’assegno divorzile.

L’assegno divorzile è un istituto in perenne divenire, solitamente legato a un ruolo assistenziale ma che può essere determinato anche dal riconoscimento del ruolo del coniuge richiedente nella vita di coppia.

È stato più volte oggetto di sentenze della Suprema Corte di Cassazione, a causa dell’inevitabile cambiamento, nel corso degli anni, del senso che viene dato al riconoscimento economico destinabile a uno dei due ex coniugi, per la funzione ad esso assegnata.

Per arrivare all’attuale lettura in chiave compensativo-perequativa dell’assegno divorzile, si è dovuta superare una radicata idea del mantenimento del tenore di vita matrimoniale che, nel caso di coppie benestanti, si traduceva in generosi assegni mensili.

Cambiando i tempi è cambiata anche la visione di ciò che avrebbe dovuto rappresentare l’assegno, ossia un aiuto all’ex coniuge in difficoltà, da parte del coniuge economicamente più forte, in virtù dei tempi in cui si erano condivisi vita e reddito.

Il diritto a percepire un assegno non sussisteva se l’ex coniuge che lo richiedeva era in grado di provvedere a se stesso, per un discorso anagrafico e professionale: sei giovane, in salute, per di più hai i titoli di studio adatti a trovare facilmente lavoro? Non hai bisogno dell’assistenza economica di una persona che non ti viene più niente.

Le ultime sentenze continuano a seguire l’idea dell’assegno destinato a chi ne ha bisogno e di un importo adeguato a una vita dignitosa; ma c’è un’altra strada aperta dalla Cassazione: l’attribuzione all’assegno di una funzione compensativo-perequativa, per il contributo del coniuge durante la vita matrimoniale.

Ciò si traduce nel riconoscimento dei sacrifici fatti da uno dei due coniugi, durante la vita familiare, nel rinunciare alla propria realizzazione professionale in favore della carriera dell’altro.

La funzione compensativo-perequativa

L’indirizzo della Cassazione, dato dalla sentenza n. 18287 del 2018 a Sezioni Unite, ha aperto la strada all’attuale visione.

In tale sede si era specificato come “la funzione equilibratrice del reddito degli ex coniugi, anch’essa assegnata dal legislatore all’assegno divorzile, non è finalizzata alla ricostituzione del tenore di vita endoconiugale, ma al riconoscimento del ruolo e del contributo fornito dall’ex coniuge economicamente più debole alla formazione del patrimonio della famiglia e di quello personale degli ex coniugi”.

Tramite l’assegno di divorzio si può dunque riconoscere una sorta di compensazione dei sacrifici di un coniuge in favore della famiglia, senza i quali l’altro coniuge non avrebbe potuto investire in modo adeguato nella propria realizzazione personale e lavorativa, che è a sua volta alla base della formazione della sua capacità reddituale e, più in generale, del patrimonio familiare.

Finché la famiglia resta unita, dal patrimonio familiare e del relativo tenore di vita ne beneficiano entrambi, ma al momento del divorzio i sacrifici di uno dei due coniugi verrebbero letteralmente vanificati e il coniuge economicamente più debole cesserebbe di goderne.

Il discorso è valido sia per gli uomini che per le donne, come si evince dall’ordinanza n.10016 della Corte di Cassazione, datata 14 aprile 2023: “È legittimo riconoscere un assegno divorzile al marito per aver sostenuto la moglie nel suo percorso professionale permettendole di laurearsi e poi fare carriera”.

Il Giudice ha ritenuto che lo squilibrio reddituale tra i due ex coniugi fosse riconducibile alle scelte di vita matrimoniali, e che il sacrificio dell’uomo fosse tale da giustificare una compensazione o perequazione tramite il riconoscimento di un assegno di divorzio.

Perché il giudice decida a favore della corresponsione dell’assegno di divorzio, la parte richiedente deve comunque provare, in giudizio, che lo squilibrio nella situazione economica con l’ex coniuge sia dovuto ad un proprio sacrificio professionale, che si è tradotto nella rinuncia a “realistiche occasioni professionali-reddituali” per “fare fronte concretamente alle esigenze familiari”, come da ordinanza n. 17577 Cassazione civile, sez. I del 20 giugno 2023.

La rinuncia ad opportunità professionali o lavorative deve essere concreta e deve essere causalmente riconducibile alle scelte di vita matrimoniali.

L’onere probatorio è sempre a carico del richiedente.

Per fare un esempio, la Corte di Cassazione ha riconosciuto la spettanza dell’assegno divorzile a una moglie che, pur avendo lavorato durante il matrimonio, ha dovuto rinunciare a delle opportunità di carriera per dedicarsi alla cura dei figli.

In particolare, la Corte ha appurato come la moglie avesse rinunciato a un’offerta di lavoro in un’altra città, che le avrebbe consentito di migliorare la propria posizione professionale e ha quindi ritenuto che tale rinuncia avesse determinato un significativo squilibrio nella situazione economica della donna, rispetto a quella del marito.

Quando il coniuge che ha rinunciato alla carriera ha diritto al mantenimento

Come è emerso dalle sentenze citate, l’assegno divorzile può essere riconosciuto al coniuge che abbia rinunciato alla carriera in due possibili situazioni:

  • L’ex coniuge, pur avendo svolto un’attività lavorativa, ha comunque rinunciato a delle opportunità professionali, sacrificando l’eventuale propria crescita professionale, per dedicarsi alla cura della famiglia e alla gestione della casa.
  • L’ex coniuge, pur non avendo svolto un’attività lavorativa durante il matrimonio, ha contribuito alla crescita professionale del partner, permettendogli di concentrarsi sulla propria attività lavorativa e di raggiungere un elevato livello di reddito.

Il contributo fornito può essere stato di natura economica, professionale, o domestica.

Spetta al giudice valutare, caso per caso, la rilevanza di tali sacrifici e il loro impatto sulla situazione economica dell’ex coniuge.

Criteri di assegnazione dell’assegno di divorzio

Non basta che in seguito al divorzio si crei uno squilibrio economico-patrimoniale tra gli ex coniugi e che tale squilibrio derivi dalla mancata realizzazione di uno dei due a favore dell’altro, perché venga riconosciuto il diritto all’assegno bisogna sempre tener conto di altri fattori determinanti, ossia:

  1. Durata del matrimonio. Il criterio della durata del matrimonio risulta “cruciale” per poter parlare di contributo alla formazione del patrimonio comune e/o del patrimonio dell’altro coniuge.
  2. Età del richiedente/avente diritto. L’età del coniuge richiedente è da mettere in relazione al mercato del lavoro, in funzione delle considerazioni sulle effettive potenzialità professionali e reddituali.

I criteri di assegnazione dell’assegno di divorzio riguardano esclusivamente gli ex coniugi e nulla hanno a che vedere con altri tipi di oneri a carico per il mantenimento dei figli, o in fase di separazione, per quelli si rimanda alla nostra “Guida all’assegno di mantenimento, separazione e divorzio”.

Per informazioni, approfondimenti e assistenza non esitate a contattare gli avvocati del Dipartimento di Diritto di Famiglia e Divorzio dello Studio legale internazionale Boccadutri.

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Calogero Boccadutri

Calogero Boccadutri is the Managing Partner of Boccadutri International Law Firm. He has trial experience in Forex, Personal Injury and Administrative litigation.



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