Il caso Nidalina: arresti e sequestri

Una serie di arresti legati al fallimento della società Nidalina Group, e alla truffa che il sistema di investimenti nascondeva. Il sequestro di 20milioni di euro dà speranza a chi ha perso i propri soldi.

La recente notizia degli arresti legati al sito di E-commerce Nidalina, non è di certo giunta inaspettata ai tanti italiani che sono caduti nella rete di questa società, e delle sue affiliate. L’eco mediatica della vicenda è probabilmente dipesa dal servizio che Striscia la Notizia le aveva dedicato nel 2018.

Adesso con gli arresti ed il sequestro, agli indagati, di beni immobili e mobili, e dei saldi attivi dei conti correnti “fino a concorrenza di 20 milioni di euro”, qualcuno spera di rivedere, almeno in parte, il maltolto.

Totale riserbo da parte delle forze dell’ordine e dei media sui nomi degli arrestati. Curioso anche come, andando a curiosare sullo scheletro di ciò che di Nidalina rimane, proprio i nomi costituiscano un mistero nel mistero. Tutti i collaboratori infatti sono indicati col nome di battesimo seguito dall’iniziale del cognome e da un bel punto.

L’elenco delle persone coinvolte nell’affare Nidalina è piuttosto lungo, ma ci sarebbe da tenere in considerazione il ruolo e il livello di complicità di coloro che sono stati arruolati.

Le indagini su Nidalina

Nidalina era sotto osservazione da quando sono iniziate le segnalazioni degli investitori, ma a dare l’input alle indagini, e a scoperchiare il vaso di Pandora, sono stati i fallimenti delle società Nidalina Group Srl e Comelet Srl, certificati dal Tribunale di Monza ed il Tribunale di Roma nel luglio 2019.

I reati contestati agli arrestati, a vario titolo, sono reati fiscali e associazione a delinquere finalizzata all’abusivismo finanziario, alla truffa, all’auto riciclaggio e alla bancarotta fraudolenta.

Secondo quanto è emerso dall’inchiesta, gli indagati, avrebbero utilizzato quattro società che stipulavano falsi contratti di compravendita o di affitto, o ancora di prodotti finanziari ad alto rendimento.

Gli investimenti andavano da 5 mila a 600 mila euro a investitore.

Si parla di un bottino superiore ai 20 milioni di euro, ottenuto incuriosendo e attirando gli investitori attraverso i social media e organizzando memorabili convegni in diverse città d’Italia.

In due anni di attività oltre 2.000 persone hanno creduto nelle potenzialità redditizie degli investimenti proposti, ed hanno investito migliaia di euro in quella destinata a rivelarsi l’ennesima manifestazione di uno  “schema Ponzi”. Il meccanismo è sempre quello di pagare gli investitori con i soldi versati da chi investe dopo di loro.

Ovviamente il gioco non può durare per sempre e quando iniziano a scarseggiare i soldi, anche perché i truffatori non li investono ma li spendono per se stessi, la truffa emerge in tutta la sua crudele realtà.

Il mondo Nidalina

Questo era Nidalina: tante promesse, la prospettiva di investimenti differenziati tra prodotti tradizionali e all’avanguardia, e convegni immaginifici. Un unico scopo risultava poco evidente: sottrarre soldi a chi aveva la (s)ventura di investire con loro.

Proponevano investimenti improbabili, da quello delle vetture alla nautica, ai prefabbricati, ai prodotti finanziari ad alto rendimento, e persino nell’allevamento di bestiame.

I partecipanti potevano versare delle quote, a partire da 5000 euro, per diventare investitori e ricevere un rendimento mensile del 7%.

Perché il sistema fraudolento funzioni, le promesse devono essere mantenute, almeno per un certo periodo. L’illusione maggiore consisteva, infatti, nel far sentire gli investitori come parte attiva del progetto.

Chi ha creduto in Nidalina, all’inizio, questa appartenenza l’ha vissuta e testimoniata. Perché una volta versati i soldi hanno davvero ricevuto i guadagni. La loro è stata la migliore pubblicità, perché erano sinceri e credevano che il sistema funzionasse come veniva loro detto. Finché arrivavano nuove, tante, adesioni, i pagamenti erano garantiti, ma a un certo punto questo flusso di denaro si è interrotto.

Non si può dire che i beni non esistessero, ma dietro un’apparente facciata salubre qualcosa marciva. È il caso dell’agriturismo Antico Podere il Prato, che figurava nella lista degli investimenti della Nidalina Group e che è stato coinvolto in un’inchiesta sul maltrattamento degli animali,

La piramide di Nidalina

Nidalina, come ogni schema Ponzi che si rispetti, funzionava come una piramide: sotto ai vertici agivano i collaboratori più stretti, il cui compito era promuovere prodotti finanziari (inesistenti). Ancora più giù c’erano i quindici capo area regionali, che avevano investito i loro soldi e che avevano coinvolto familiari e amici, probabilmente inconsapevoli della natura “oscura” del proprio lavoro.

Sotto di loro un piccolo esercito di circa 370 procacciatori, impegnati a vendere i prodotti delle aziende del gruppo, e che ricevevano una provvigione per ogni contratto di investimento stipulato.

Se vi capita di imbattervi in una società che agisca in modo poco chiaro, e prometta alti rendimenti dietro il semplice versamento di denaro, ponetevi il dubbio che questa possa nascondere una truffa. In quel caso fate attenzione ad affidarle i vostri soldi, e se lo avete già fatto denunciate, e affidatevi ad un legale esperto in questo tipo di truffa per cercare di recuperare quanto perduto. Lo Studio Legale Internazionale Boccadutri è a vostra disposizione per qualunque chiarimento e consiglio, non esitate a contattarci.

Calogero Boccadutri
Calogero Boccadutri
Managing Partner

Calogero Boccadutri è il Managing Partner dello Studio Legale Internazionale Boccadutri. Ha maturato esperienza in ambito di Forex contenzioso, risarcimento danni alle persone e contenzioso amministrativo.

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