Ultimo aggiornamento 17 Giu 2025
Guida all’estradizione internazionale
Come funziona l’estradizione in Italia nel 2025? Procedura, requisiti, opposizione e differenze con il mandato d’arresto europeo.
L’estradizione rappresenta una forma di cooperazione giudiziaria tra Stati, che prevede il trasferimento di una persona indagata di reato, o già condannata, dal Paese in cui si trova al Paese in cui tale reato è stato commesso, affinché affronti il processo o sconti la sua pena.
Cos’è l’estradizione?
L’estradizione di fatto è il procedimento legale attraverso cui una persona viene trasferita da uno Stato a un altro, dove è accusata di un reato o è stata condannata per esso.
Si tratta di uno strumento fondamentale di cooperazione giudiziaria tra Stati.
Per il tipo di responsabilità che comporta, richiede una particolare attenzione e rispetto dei diritti umani dell’individuo da estradare.
Tipologie di estradizione
- Estradizione attiva: l’Italia richiede la consegna di un indagato o di un condannato.
- Estradizione passiva: l’Italia riceve la richiesta di consegna di un indagato o di un condannato da parte di un altro Stato.
La legge distingue inoltre tra:
- Estradizione processuale: quando la persona per cui si richiede risulta indagata e quindi deve essere ancora sottoposta a processo.
- Estradizione esecutiva: quando la persona per cui si richiede è già stata condannata e quindi deve scontare la sua pena.
La procedura in Italia
La procedura di estradizione in Italia è disciplinata da leggi e trattati internazionali, e prevede diverse fasi, in base a chi effettua la richiesta, Italia o Stato estero.
Nello specifico, si definisce attiva, se la richiesta parte dall’Italia, si definisce passiva, se la richiesta è stata avanzata all’Italia da uno Stato estero.
Come funziona l’estradizione attiva in Italia?
A dare avvio all’estradizione attiva è il Procuratore Generale presso la Corte d’Appello in cui è stata pronunciata la condanna o in cui si sta procedendo per il reato.
Il Ministero della Giustizia riceve la domanda, supportata dalla documentazione a sostegno e la inoltra alle autorità straniere competenti del paese in cui si trova la persona da estradare.
Spetta al Ministro della Giustizia decidere se accettare eventuali condizioni che lo Stato estero impone per concedere l’estradizione.
Tali condizioni non dovranno essere in contrasto con i principi fondamentali dell’ordinamento giuridico italiano.
Come funziona l’estradizione passiva in Italia?
L’estradizione passiva si uniforma al principio della doppia incriminazione, ovvero, il fatto contestato all’estradando deve costituire reato per la legge penale, sia dello Stato richiedente, che di quello concedente.
In alcuni casi l’estradizione può essere concessa anche quando il reato non è previsto come tale dall’ordinamento italiano, ma soltanto se è previsto da convenzioni internazionali ratificate dall’Italia.
Il procedimento di estradizione passiva si compone di una fase giurisdizionale e di una fase prettamente amministrativa.
Lo Stato estero, a conoscenza della presenza del soggetto da estradare sul suolo italiano, fa domanda di estradizione al Ministro della Giustizia.
Il Ministro, che ha la facoltà di respingere immediatamente la domanda, una volta verificate che ci siano le condizioni per l’estradizione, trasmette la domanda e gli atti allegati al procuratore generale presso la Corte d’appello competente territorialmente (procedura giurisdizionale).
L’articolo 701 del Codice di Procedura Penale prevede che sia la Corte d’appello, nel cui distretto l’imputato o il condannato ha la residenza, la dimora o il domicilio nel momento in cui la domanda di estradizione perviene, a doversi pronunziare sull’opportunità di concedere l’estradizione di un imputato o di un condannato all’estero.
In alternativa, tale responsabilità spetta o alla Corte d’appello che ha ordinato l’arresto provvisorio o alla Corte d’appello che tale arresto ha convalidato, o ancora, come ultima ipotesi, alla Corte d’appello di Roma.
Il procuratore generale ha tre mesi di tempo, una volta ricevuti gli atti, per effettuare le dovute verifiche e presentare la requisitoria.
Preso atto della decisione del procuratore, entro dieci giorni, si possono presentare memorie a supporto della propria posizione.
Spetta poi alla Corte d’appello, dopo aver raccolto le informazioni e dopo aver sentito il pubblico ministero, il difensore ma anche, se opportuno, l’estradando e un rappresentante dello Stato richiedente. La sentenza è ricorribile in Cassazione.
La Cassazione può rilevare errori di diritto oppure pronunciarsi nel merito, assumere informazioni e compiere indagini finalizzate ad arrivare ad una decisione consapevole.
L’estradando deve essere interpellato, in ogni caso, per dare o meno il suo consenso all’estradizione.
Se ci si pronunzia a favore dell’estradizione, il soggetto viene sottoposto a misure cautelari, se l’estradizione è negata, vengono revocate eventuali misure cautelari già applicate.
Terminata la fase giurisdizionale, si apre quella amministrativa. Infatti, entro 45 giorni dalla ricezione della sentenza di estradizione, il Ministro della Giustizia deve esprimersi a favore o contro la decisione della Corte. Trascorsi i 45 giorni senza che si pronunzi, l’estradando verrebbe comunque liberato.
Il Ministro ha la facoltà di respingere la domanda di estradizione anche di fronte a una sentenza favorevole o innanzi l’eventuale disponibilità dell’estradando.
Lo Stato richiedente dovrà concordare i termini della consegna dell’estradando con il ministero, entro un termine (15 giorni).
Anche in questo caso, se entro il termine stabilito lo Stato richiedente non prende in consegna l’estradando, l’interessato viene liberato, avendo perso di efficacia il provvedimento di concessione dell’estradizione.
Quando va negata l’estradizione
Perché si possa procedere con l’estradizione devono essere rispettati alcuni importanti criteri:
- la sentenza per la quale si richiede l’estradizione non deve essere in antitesi con i principi fondamentali dell’ordinamento giuridico italiano;
- il reato per il quale si richiede l’estradizione deve garantire una detenzione in linea col principio del rispetto dei diritti fondamentali;
- non deve trattarsi di reati politici;
- non deve essere prevista la pena di morte (come in India, un caso di estradizione internazionale che ha coinvolto l’avvocato Boccadutri);
- deve essere stata pronunciata all’estero, nei confronti dell’estradando, una sentenza irrevocabile di condanna o devono sussistere gravi indizi di colpevolezza;
- la richiesta non deve sovrapporsi ad un procedimento penale in corso, o ad una condanna pronunziata, nello Stato italiano (principio del ne bis in idem: non due volte per la medesima cosa).
Requisiti aggiuntivi:
- Se c’è motivo di credere che una volta estradato, il soggetto verrà discriminato per razza, sesso o religione o sottoposto ad atti persecutori l’estradizione non può essere concessa.
- La persona richiesta non deve essere cittadina dello Stato richiesto, se non previsto da trattati.
- Non deve essere stato già giudicato per lo stesso reato nello Stato richiesto.
- Non deve essere a rischio di persecuzione o di trattamenti inumani o degradanti nello Stato richiedente.
Lo Stato richiedente l’estradizione deve garantire che l’estradato non verrà sottoposto a restrizione della libertà personale per un fatto/reato anteriore e diverso a quello per il quale l’Italia concede l’estradizione.
Il trattato con gli Stati Uniti prevede che l’estradizione non sia concessa se il reato è prescritto nello stato richiedente.
Avendo tempi differenti di prescrizione si vuole in tal modo tutelare l’imputato ma anche evitare che ci si possa rifugiare nello Stato con la prescrizione più breve.
Il mandato di arresto europeo
Il mandato di arresto europeo (M.A.E.) è una forma speciale e semplificata di estradizione. Viene disciplinato dalla legge 69/2005 e dalla “Convenzione Europea per la Salvaguardia dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà Fondamentali”.
È applicabile soltanto agli Stati membri della Comunità Europea.
L’estradando deve essere consegnato allo Stato estero sulla base di un provvedimento restrittivo della libertà personale o di una sentenza di condanna a pena detentiva, emessa dall’autorità giudiziaria.
L’autorità italiana deve soltanto accertare la validità dei presupposti del mandato, prima di procedere alla consegna dell’imputato.
La regola dei quaranta giorni
Secondo l’articolo 16, comma 4, della Convenzione europea di estradizione del 13 dicembre 1957, in vigore dal 1963 in Italia, la durata dell’arresto ai fini dell’estradizione non potrà superare i 40 giorni.
Quando far partire il conteggio dei 40 giorni è stato oggetto di discussione, perché la norma italiana e quella europea non erano allineate.
L’articolo 715 del codice di procedura penale prevede infatti che il termine dei 40 giorni decorra dal momento della comunicazione del provvedimento alla parte richiedente, la Convenzione europea di estradizione, invece, indica che i 40 giorni siano calcolati dal momento dell’arresto.
A dirimere la questione è intervenuta la Suprema Corte di Cassazione, sesta sezione penale, con la sentenza n. 9092/13 depositata il 25 febbraio 2013.
La Suprema Corte ha stabilito, infatti, che la domanda, corredata da documenti che la giustifichino, deve essere presentata, da parte dello Stato estero, per la consegna dello straniero arrestato in Italia, presso il Ministero della Giustizia italiano entro 40 giorni dall’arresto stesso e non da quello della comunicazione allo Stato richiedente.
Trascorsi i 40 giorni, in mancanza dell’opportuna domanda di estradizione, e dei relativi documenti che la motivano, l’estradando dovrà essere rimesso in libertà. In questo caso, i trattati internazionali prevalgono sulle norme interne.
Per approfondimenti: Riottenere il passaporto durante una pratica di estradizione
Cosa succede se un Paese non ha accordi di estradizione con l’Italia
Ad oggi l’Italia non risulta avere accordi di estradizione con una decina di paesi.
Il fatto che un Paese non abbia accordi di estradizione non significa che non ci sia assolutamente scambio di criminali o di indiziati di reato se viene fatta domanda, vuol dire soltanto che l’iter sarà più lento e complesso.
Sappiamo anche che in quei paesi in cui l’estradizione è prevista tramite accordi possono essere opposti veti o rifiuti alla sua concessione.
Ad esempio, se un fatto che viene considerato reato in Italia non viene considerato tale in quel determinato paese, stesso principio per cui anche l’Italia potrebbe negare l’estradizione
Lo Studio legale Boccadutri è specializzato in Diritto Penale Transfrontaliero e mette la propria esperienza a disposizione di chiunque abbia bisogno di un supporto in Italia.
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FAQ – Domande frequenti sull’estradizione
Quali reati escludono l’estradizione?
Reati politici, reati punibili con la pena di morte e casi in cui vi sia pericolo di trattamenti inumani o degradanti.
L’Italia estrada i propri cittadini?
Solo se previsto da trattati internazionali. In caso contrario, l’estradizione è generalmente esclusa per i cittadini italiani.
Posso oppormi all’estradizione?
Sì. È possibile presentare memorie difensive e ricorrere in Cassazione contro la sentenza della Corte d’Appello.
L’estradizione vale anche tra Paesi UE?
No, tra Paesi UE si applica il Mandato di Arresto Europeo (MAE), che è una procedura più rapida e semplificata.
Cosa succede se il Paese estero non rispetta i tempi?
Se lo Stato richiedente non prende in consegna l’estradando entro i termini previsti, la persona viene liberata.
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Salve. Vorrei sapere quanto tempo ci vuole per mettere al corrente una persona per la quale è stata richiesta l’estradizione. O meglio, come puo’ una persona capire se per lei è stata richiesta l’estradizione? Esiste un modo per scoprirlo? Magari richiedendo un particolare certificato? Attendo una vostra cortese risposta.
Grazie. Un cordiale saluto. Dott.ssa Marina Adele Aureli
Gent.ma Dott.ssa Marina Adele Aureli la ringraziamo per averci commentato, le invieremo maggiori informazioni sul caso tramite e-mail.
Cordiali Saluti
Avv. Calogero Boccadutri