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Criptovalute, la truffa delle tasse

1 Giu 2023 - Criptovalute - Min Read 9 min
Criptovalute, la truffa delle tasse

Pagare le tasse sulle criptovalute può diventare una truffa? Purtroppo sì, se si pretendono senza avere alcun diritto a riscuoterle.

Le criptovalute sono un asset virtuale divenuto ormai oggetto di investimento molto richiesto e diffuso in tutto il mondo.

Sono milioni le persone che investono ogni giorno in bitcoin ed ethereum, per citare le criptovalute più famose, ma le monete digitali ormai sono innumerevoli.

Potevano restare indifferenti i truffatori di fronte ad una tale mole di affari?

Come era già successo col Forex, i cybercriminali non si sono fatti attendere ed hanno preso di mira gli investitori, forti di un mercato, ad oggi, poco regolamentato.

Chiedere le tasse per sbloccare i guadagni

Un modo consolidato che i truffatori utilizzano per spillare soldi a chi investe in criptovalute, e in generale nel Forex, è quello della richiesta di pagare tasse per sbloccare i guadagni.

I broker di criptovalute disonesti, approfittando del fatto che sull’argomento non c’è mai stata chiarezza, utilizzano questa forma di sotterfugio sia per sottrarre più soldi possibili prima che ci si accorga che sono truffatori, sia per sottrarre ulteriori soldi a chi ha già avuto la sfortuna di imbattersi in loro.

Una regola di base dovrebbe essere che non bisogna mai dare soldi per sbloccare i guadagni ottenuti su quanto già investito.

Se riescono a farvi venire il dubbio che sia una richiesta lecita è solo perché sono maledettamente convincenti.

Prima di versare altri importi provate a leggere gli accordi contrattuali che avete sottoscritto: dovreste pagare qualcosa solamente se vi hanno chiaramente avvisati che sareste stati tenuti a farlo.

Per chi è vittima inconsapevole di truffa potrebbe essere un campanello di allarme: se vi arriva la richiesta di versare soldi per le tasse sulle criptovalute, e vi si dice che la notizia è su tutti i giornali, provate a ritirare immediatamente i vostri soldi o le vostre criptovalute perché state parlando con dei truffatori. E denunciateli.

Sul come denunciare una società di trading abbiamo parlato in un precedente articolo.

Se investo e guadagno potrei dover pagare le tasse sul guadagno, ma non certamente a chi mi ha fatto guadagnare, che ha già ricevuto le sue commissioni per il lavoro svolto, come specificato proprio nel contratto di prestazione dei servizi.

La notizia delle tasse sulle criptovalute

Da quando è stata diffusa la notizia di tasse da pagare sulle criptovalute, i truffatori ci sono andati a nozze, confidando sul fatto che non sempre si va al di là della lettura del titolo.

Sui giornali, o in generale su Internet, si è parlato ultimamente di tasse sulle criptovalute relativamente a due differenti eventi: la legge di Bilancio italiana e la futura attuazione della regolamentazione europea delle criptovalute (MICA).

Anche se poi non si è andati avanti con la lettura, resta facilmente impressa in memoria la notizia che le criptovalute saranno soggette a tasse, a maggior ragione se stiamo investendo in criptovalute o se progettiamo di farlo, se non si approfondisce mancherà l’informazione della modalità con cui si realizzerà la tassazione.

I truffatori fanno leva sul fatto che si legge il titolo ma non la notizia.

Tasse sulle Criptovalute in Europa

La Legge di Bilancio 2023, ha rappresentato un punto di svolta per la considerazione delle Cripto-attività in Italia, suggerendo indicazioni specifiche in merito al trattamento fiscale a loro applicabile.

Per le società, le plusvalenze (differenza tra il valore di vendita e quello di acquisto della moneta virtuale) andranno a sommarsi all’utile di bilancio a fine anno.

Per le persone fisiche, l’ammontare delle plusvalenze che supera i 2000 euro, dovrà essere inserito nella dichiarazione dei redditi a fine anno e verrà tassato al 26%.

Le criptovalute vanno dichiarate se acquistate da società, o se il controvalore di quelle possedute da una persona fisica è superiore ai 51.000€. 

Chi detiene moneta virtuale nei propri wallet senza ottenerne guadagni, di norma, non è tenuto a pagare le tasse.

In Germania attualmente pagano tasse sui Bitcoin le sole società che versano un’aliquota sul reddito ottenuto tramite criptovaluta. Le persone fisiche residenti nel paese, non pagano tasse sulle plusvalenze ottenute in caso di vendita di criptovalute detenute da più di un anno. Le criptovalute sono esenti da IVA.

In Svizzera i trader professionisti che acquistano e vendono criptovalute, pagano un’imposta sul capital gain (guadagno effettivo) mentre i trader non professionisti non sono tenuti a pagare imposte sui guadagni ottenuti tramite criptovalute.

Il paese elvetico chiede tasse anche a chi si dedica al mining, sistema che permette di verificare le transazioni e ottenere come ricompensa Bitcoin. 

In Francia chiunque abbia un guadagno vendendo criptovalute viene tassato. Ciò riguarda anche chi si dedica ad operazioni di mining. Chi detiene moneta virtuale nei propri wallet senza ottenerne guadagni, non è tenuto a pagare le tasse.

I non professionisti sono soggetti ad una tassazione unica al 30%, mentre i professionisti vengono tassati in base alle normative sulla tassazione sui redditi.

In Portogallo le criptovalute sono equiparate alle monete reali per cui non subiscono tassazioni particolari. Soltanto i professionisti ricevono tasse sulle plusvalenze.

I costi nascosti nei contratti

Si fa presto a dire che il trading è gratis, che ci vanno di mezzo solo i soldi investiti, che le possibilità di guadagno sono talmente elevate che vale la pena investire nelle criptovalute … nulla è gratis, e i costi più pericolosi sono quelli che non vengono pubblicizzati, o peggio ancora, quelli che vengono imposti senza averne titolo o diritto.

Quello che non è scritto sul contratto non è lecito. 

Volendo elencare alcuni dei possibili costi, abbiamo provato a spiegare, per ognuno, le modalità in cui dovrebbero essere corrisposti:

  1. Commissioni: addebitate su ogni operazione effettuata. Tecnicamente sono lecite, se specificate nel contratto e se vengono applicate nei termini indicati. Vengono trattenute direttamente dal conto per cui NON si pagano a parte, con ulteriore versamento.
  2. Commissioni di inattività. Possono essere previste nel contratto, e vengono applicate a chi resta inattivo per lunghi periodi. Evitate i broker che usano questa clausola soprattutto se siete neofiti o se intendete investire sporadicamente. Dovrebbero essere trattenute dal conto per cui fate attenzione se vi chiedono di pagarle a parte, con ulteriore versamento.
  3. Saldo minimo. Nelle condizioni contrattuali potrebbe essere previsto che nel conto va tenuto sempre un saldo minimo. Evitate i broker che usano questa clausola soprattutto se siete neofiti o se intendete investire sporadicamente. Può essere richiesta un’integrazione di solidi sul conto.
  4. Spread variabili: ampiezza o riduzione del divario tra i prezzi di acquisto e di vendita di un’attività in un determinato momento. Possono semplicemente influenzare i profitti per cui NON si pagano a parte, con ulteriore versamento
  5. Swap: costi sostenuti per mantenere una posizione durante la notte, quando il mercato è chiuso. 
  6. Vengono trattenute dal conto per cui NON si pagano a parte, con ulteriore versamento
  7. Slippage: si verifica quando gli ordini effettuati tramite un broker online non possono essere eseguiti ai prezzi previsti (più favorevoli) a causa di vari fattori intercorsi nel frattempo. Non si pagano a parte.
  8. Latenza: corrisponde al ritardo causato dalla lentezza della connessione internet quando si accede alla piattaforma. Ne conseguono ritardi sulla velocità di esecuzione degli ordini e riduzione del potenziale di profitto. Non si paga a parte.
  9. Conto bloccato da FCA per il rollover. Il rollover è un processo di proroga della scadenza di un prestito, solitamente a fronte di una commissione aggiuntiva. Viene fatto dietro richiesta del cliente e la commissione viene dedotta dal conto. Non si paga a parte.

Provate a pensare al conto di trading come ad un conto corrente bancario: prima di versare i vostri soldi vi informate sulle caratteristiche del conto e sulle spese di tenuta. Anche se magari non siete a conoscenza di tutti i dettagli non vi aspettereste mai che la banca vi chiami per versare soldi in più per pagare ad esempio delle commissioni, ecco non dovreste aspettarvelo neppure da un broker.

Sulle commissioni va comunque sottolineato un discorso a parte: per quanto siano dovute, il Broker non può assolutamente abusarne. Se avete il sospetto che abbia applicato delle commissioni esagerate, chiedete di visionare il riepilogo di tutte le vostre transazioni e verificate che siano stati applicati gli spread previsti.

I costi fittizi inventati dai truffatori

I truffatori chiedono spesso soldi anche a coloro che hanno già truffato, adducendo giustificazioni fantasiose, ma basate su scuse plausibili.

Queste sono solo alcune di quelle di cui abbiamo avuto testimonianza diretta:

  • Richiesta del pagamento anticipato dell’imposta del 26%: le tasse si pagano annualmente e personalmente. Chiedervi di pagare delle tasse che non vi erano state preventivate al momento dell’investimento è un abuso.
  • Richiesta del pagamento di ipotetiche commissioni previste dalla banca per lo sblocco dell’operazione: fatevi dare il nome della banca e verificate voi stessi che non si può trattare di una richiesta legittima.
  • Richiesta di un pagamento per ottenere un PIN di prelievo per sbloccare e ritirare i soldi: non esiste nessun PIN che faccia sbloccare i soldi, se pagate in una circostanza simile aspettatevi future richieste di soldi, ma non aspettatevi di ottenere i vostri soldi.
  • Richiesta del pagamento di una tassa per spostare criptovalute o soldi sul vostro conto corrente: non esiste una tassa del genere, come qualsiasi banca potrà confermarvi. 
  • Richiesta di un contributo che serva a pagare il lavoro fatto per voi, anche se voi ne eravate del tutto ignari, visto che hanno seguito i soldi che avevate investito (e perso) e hanno scoperto che i truffatori li hanno convertiti in criptovalute. Per recuperare le criptovalute, o i lauti guadagni che hanno prodotto, si deve aprire un apposito conto (che ha un costo) e versare un contributo per l’indagine che ha portato a scoprire la truffa: una storia tanto avvincente quanto falsa.
  • Richiesta del pagamento di presunte spettanze dell’ufficio amministrativo: cercate se sono indicate nel contratto, altrimenti non esistono.
  • Richiesta del pagamento di percentuali legate al guadagno: cercate se sono indicate nel contratto, altrimenti non sono dovute.
  • Richiesta di un versamento da fare per sbloccare l’account: contratto alla mano verificate se hanno il diritto di bloccarvi l’account. Se siete di fronte a un abuso denunciate.
  • Richiesta di soldi da versare per il solo fatto di possedere criptovalute: non esiste una tassa di possesso delle criptovalute.
  • Richiesta di versamenti per ritirare soldi inizialmente investiti nel Forex ma convertiti a vostra insaputa in critovalute. Viene suggerita (leggesi imposta)’iscrizione ad un’apposita piattaforma (le più utilizzate sono binance, coinbase e young): non pagate per un servizio non richiesto, nessuno può fare operazioni del genere senza il vostro consenso.
  • Richiesta di pagamento anticipato al consulente per poter prelevare un ipotetico guadagno: stranamente questi soldi non possono mai essere trattenuti dal guadagno. Non sono MAI dovuti.
  • Richiesta di copertura delle spese per antiriciclaggio per sbloccare i fondi: non si paga l’antiriciclaggio per prelevare i propri soldi.

L’avviso dell’Agenzia delle Entrate

Lo stratagemma di chiedere il pagamento di tasse è prassi ormai diffusa, ma assunse una credibilità preoccupante quando iniziarono ad arrivare lettere da parte dell’Agenzia delle Entrate in cui veniva richiesto il versamento di imposte per operazioni di trading online o su criptovalute. 

L’Agenzia delle Entrate, assolutamente estranea a tale richiesta, si trovò costretta a diramare un avviso per mettere in guardia dalle false richieste di imposte sostitutive.

Le lettere erano verosimili e i truffatori stessi agganciavano la gente spacciandosi per intermediari nel settore delle criptovalute e presentando documenti falsi riconducibili alla stessa Agenzia delle Entrate.

I truffatori hanno la terribile abitudine di accanirsi contro le persone che hanno già truffato e riescono a convincere i loro interlocutori che li stanno soccorrendo dalla truffa precedente, messa in atto da loro stessi.

Attenzione a chi vi telefona per recuperare i soldi

Chi vi chiama spacciandosi per un funzionario FCA, Consob, o vi dice di essere un investigatore, un (finto) avvocato e per convincervi vi parla dei vostri investimenti già effettuati è sicuramente un truffatore.

Un professionista non vi contatta, siete voi che lo cercate.

Chi sa che avete perso soldi può avere quell’informazione soltanto se è stato lui a sottrarveli.

Spesso, per recuperare i soldi, basta solo seguire che la giustizia faccia il suo corso.

Mi spiego: se in tanti denunciano di essere stati truffati da un determinato soggetto verranno aperte delle indagini. Una volta appurato il dolo verranno sequestrati conti e beni del truffatore nella prospettiva di restituirli a coloro cui sono stati sottratti illecitamente.

Se avete denunciato potreste rientrare nell’elenco di coloro che avranno diritto a riavere i propri soldi. Oltre ai curatori fallimentari, ci sono anche sistemi di indennizzo specifici per gli investitori.

Parlando di criptovalute, recentemente sono stati messi sotto sequestro i beni di The Rock Trading, e al termine del procedimento i soldi sequestrati verranno divisi tra chi avanza un credito dalla società.

Un’azione legale che vi porti a tentare di recuperare i vostri soldi ha un costo. Se avete investito piccole cifre non vale la pena affidarsi ad un professionista, denunciate sempre e comunque quanto vi è successo alle autorità competenti e non fidatevi di chi vi chiede un ulteriore contributo per recuperarli.

I nostri avvocati del Dipartimento di Contenzioso Forex sono disponibili a fornirvi informazioni, consigli e assistenza sull’argomento. Non esitate a contattarci.

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Calogero Boccadutri

Calogero Boccadutri is the Managing Partner of Boccadutri International Law Firm. He has trial experience in Forex, Personal Injury and Administrative litigation.



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