Criptovalute: dalla CySEC le prime normative
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La CySEC di Cipro, uno dei principali enti regolatori finanziari del mondo, ha emanato a fine novembre il primo regolamento in materia di criptovalute, che riguarda nello specifico l’adeguamento delle società di investimento cipriote (CIF).

Il 25 novembre 2020, la la Cyprus Securities and Exchange Commission (CySEC), ente di controllo finanziario cipriota, ha reso pubblica la circolare C417 sul “Trattamento precauzionale delle risorse crittografiche e gestione delle procedure di aumento del rischio, associate alle attività crittografiche”. In essa ha formulato un primo regolamento in materia di criptovaluta.

Si è trattato di fornire, alle società di investimento cipriote, Cyprus Investment Firm, meglio conosciute con la sigla CIF, degli orientamenti sulla condotta da tenere su questioni relative agli asset criptografici ossia:

  1. Calcolo dei fondi propri e dell’indice di adeguatezza patrimoniale (primo pilastro)
  2. Processo interno di valutazione dell’adeguatezza patrimoniale o ICAAP (secondo pilastro)
  3. Informative (terzo pilastro)
  4. Miglioramento delle procedure di gestione dei rischi associati agli asset crittografici

La circolare C417

Le nuove regole stabilite nella C417 sono state concepite a tutela dei clienti delle società di investimento cipriote (CIF), per garantire che le stesse provvedano alla copertura sugli investimenti in criptovalute, che i regolamenti attualmente non distinguono dagli altri tipi di investimento. La CySEC chiede che si presti particolare attenzione ai rischi che coinvolgono le criptovalute, e che gli stessi vengano gestiti nel miglior modo possibile.

Spetterà inoltre alla CySEC autorizzare le società di investimento a effettuare transazioni in risorse crittografiche, una volta ricevute tutte le opportune garanzie, non esistendo attualmente altre tutele al riguardo.

La circolare colma in parte la lacuna legislativa in materia e permette ai CIF di investire in sicurezza in criptovaluta, una volta calcolati i propri fondi ed il coefficiente di adeguatezza patrimoniale.

Per i CIF che commerciano in asset crittografici e/o in strumenti finanziari relativi ad asset crittografici, si parla di rivedere le procedure in uso e le strategie di gestione del rischio, e garantire che tutti i rischi associati a questo prodotto siano debitamente presi in considerazione. Strategie e processi dovranno essere soggetti a una revisione interna periodica, per garantire una continuità nel monitoraggio del rischio.

Sempre secondo la circolare, “considerando la natura degli asset crittografici, i CIF dovrebbero anche esaminare l’adozione di misure che riducano al minimo i rischi operativi, di sicurezza informatica e di reputazione”.

Alcuni punti chiave della Circolare: i tre Pilastri

Calcolo dei fondi propri e dell’indice di adeguatezza patrimoniale (primo pilastro)

Come è emerso nel rapporto dell’EBA (Autorità bancaria europea che ha il compito di sorvegliare il mercato bancario europeo) sugli asset crittografici, non sono previste misure precauzionali in relazione alle attività crittografiche. Finché non verrà sviluppata un’applicazione comune delle regole attuali, i CIF dovranno attenersi alle linee guida del regolamento CySEC per

calcolare i propri fondi e il coefficiente di adeguatezza patrimoniale.

Di conseguenza, in base alla circolare C417:

  • Un investimento diretto in asset criptografici su base non speculativa (esposizione del portafoglio bancario), dovrebbe comportare l’attivazione di una deduzione diretta del capitale dai propri fondi.
  • Un investimento diretto in asset crittografici su base speculativa (esposizione del portafoglio di negoziazione) dovrebbe essere trattato come un investimento in un prodotto derivato, soggetto al rischio di credito della controparte, cioè, un CIF dovrebbe utilizzare il metodo market-to-market e applicare un potenziale del 10% percentuale di esposizione futura (PFCE). Altro rischio cui è soggetto è quello di mercato relativo alle commodity.
  • Un investimento diretto dei clienti dei CIF in asset crittografici e/o strumenti finanziari relativi agli asset crittografici, con il CIF che funge da controparte delle transazioni, il CIF è soggetto al rischio di credito della controparte e al rischio di mercato delle materie prime (rischio di perdita derivante da movimenti avversi nel prezzo delle materie prime), poiché agisce come market maker per i suoi clienti.

Processo interno di valutazione dell’adeguatezza patrimoniale: ICAAP (secondo pilastro)

Secondo l’ICAAP, Internal Capital Adequacy Assessment Process (ICAAP), i CIF dovrebbero valutare i rischi derivanti dalla negoziazione di asset crittografici e/o in

strumenti finanziari relativi ad asset crittografici, per proprio conto o per loro

clienti. La valutazione e la discussione dei rischi associati all’attività in crypto asset

dovrebbe accompagnarsi ad un’analisi che mostri come i rischi identificati influenzano le proiezioni dei CIF. In base ai rischi identificati bisognerebbe detenere un capitale aggiuntivo.

Informative (terzo pilastro)

I CIF dovrebbero divulgare all’interno delle loro informative eventuali partecipazioni significative di cripto-asset e includere informazioni su:

  • gli importi delle esposizioni dei cripto-asset,
  • il requisito patrimoniale per tali esposizioni
  • il trattamento contabile di tali esposizioni.

Definizione di cripto-asset

La CySEC ha specificato come, ai fini della circolare C417, e fino a nuovo avviso, per quanto con il termine “criptovalute” verrà indicato e inteso quello incluso nel rapporto dell’EBA.

“Un cripto-asset si qualificherà come moneta elettronica solo se soddisfa ogni elemento della definizione:

  1. è archiviato elettronicamente;
  2. ha valore monetario;
  3. rappresenta un credito nei confronti dell’emittente;
  4. viene emesso al ricevimento dei fondi;
  5. è emesso allo scopo di effettuare operazioni di pagamento;
  6. è accettato da soggetti diversi dall’emittente.

La CySEC e le criptovalute

La CySEC di Cipro, fedele al proprio ruolo di regolatore finanziario, ha iniziato a monitorare le criptovalute nel 2018, quando ci si è resi conto che erano ben più che un affare per pochi eletti, e quando la tecnologia blockchain aveva iniziato a mostrare tutte le sue potenzialità.

Successivamente ha amplificato i controlli sulle criptovalute, e sui relativi asset, integrando le regole antiriciclaggio dell’UE nelle leggi cipriote.

Anche dopo che la circolare C417 ha visto la luce, gli investimenti in criptovaluta continuano a comportare forti rischi per gli investitori poiché questo settore rimane ampiamente non regolamentato.

Attualmente le piattaforme crittografiche devono affrontare rigide regole AML (Anti Money Laundering, in italiano antiriciclaggio) ma la CySEC aveva già annunciato di voler andare oltre i requisiti stabiliti nella quinta direttiva, AMLD5, in quanto vorrebbe portare nuove attività che non vi sono incluse, sotto gli obblighi AML/CFT (Counter Terrorist Financing: lotta al finanziamento del terrorismo).

La CySEC ha messo in agenda un’ulteriore regolamentazione delle criptovalute quando si occuperà di legislazione antiriciclaggio.

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Avvocato Calogero Boccadutri
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Calogero Boccadutri è il Managing Partner dello Studio Legale Internazionale Boccadutri. Ha maturato esperienza in ambito di Forex contenzioso, risarcimento danni alle persone e contenzioso amministrativo.

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