Ultimo aggiornamento 25 Mar 2026
Sentenza Corte Costituzionale 2026: confermati i limiti alla cittadinanza Iure Sanguinis
- La decisione della Corte Costituzionale
- Perché il DL 36/2025 è stato ritenuto compatibile con la Costituzione
- Il contesto: cosa prevede il Decreto-Legge 36/2025
- Non basta più avere un antenato italiano per chiedere la cittadinanza
- Cosa cambia ora dopo la decisione della Consulta
- Cosa succede ai procedimenti di cittadinanza già avviati
- Quadro sintetico: domande prima e dopo il 27 marzo 2025
- Si resta in attesa del parere della Corte di Cassazione
- Perché richiedere assistenza legale per la Cittadinanza Italiana
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FAQ
- La Corte Costituzionale ha dichiarato incostituzionale il DL 36/2025?
- Il decreto sulla cittadinanza è ancora valido?
- È ancora possibile ottenere la cittadinanza italiana per discendenza?
- Le cause già avviate continuano?
- La riforma colpisce anche chi è già cittadino italiano?
- Che ruolo hanno le Sezioni Unite della Cassazione?
- Perché è consigliabile assistenza legale?
La Consulta respinge le censure al DL 36/2025: cosa cambia per la cittadinanza italiana per discendenza, procedimenti pendenti e Sezioni Unite della Cassazione nel 2026.
La Corte costituzionale ha respinto le questioni di legittimità costituzionale relative al Decreto-Legge 36/2025, convertito nella legge 74/2025, che ha introdotto modifiche drastiche all’acquisizione della cittadinanza italiana per discendenza (Iure Sanguinis).
Con questa decisione, resa pubblica il 12 marzo 2026, la Consulta ha stabilito che le nuove limitazioni introdotte dal legislatore sono compatibili con la Costituzione.
Si tratta di una pronuncia molto attesa, perché il decreto aveva modificato in modo significativo il sistema dello iure sanguinis, tradizionalmente caratterizzato dalla possibilità di trasmettere la cittadinanza italiana senza limiti di generazioni.
La decisione della Corte Costituzionale
La questione era stata sollevata dal Tribunale di Torino nel corso di un procedimento promosso da alcuni discendenti di cittadini italiani residenti all’estero.
Il giudice torinese aveva chiesto alla Corte costituzionale di valutare la legittimità del decreto-legge 36/2025, che ha introdotto nuovi limiti al riconoscimento della cittadinanza per discendenza.
La Corte ha dichiarato le questioni:
- in parte inammissibili
- in parte non fondate
Di conseguenza, il decreto rimane pienamente valido e continua a produrre i suoi effetti nell’ordinamento italiano.
Perché il DL 36/2025 è stato ritenuto compatibile con la Costituzione
Nel comunicato diffuso al termine della camera di consiglio, la Corte costituzionale ha chiarito alcuni punti fondamentali.
Secondo i giudici costituzionali:
1. Il legislatore ha ampia discrezionalità in materia di cittadinanza
La cittadinanza è una materia che rientra nella competenza del Parlamento, che può stabilire i criteri di acquisto e di riconoscimento nel rispetto dei principi costituzionali.
2. Non esiste un diritto costituzionale alla trasmissione illimitata della cittadinanza
La Corte ha evidenziato che la Costituzione non impone allo Stato di riconoscere la cittadinanza italiana a tutti i discendenti di cittadini italiani senza limiti generazionali.
3. I dubbi sollevati dal Tribunale di Torino non sono stati ritenuti sufficientemente fondati
Alcune censure sono state considerate generiche o non adeguatamente motivate, mentre altre sono state ritenute non in contrasto con i principi costituzionali.
In sostanza si riconosce:
- ampio margine di discrezionalità del legislatore in materia di cittadinanza.
- mancanza di identità tra le situazioni poste a confronto per la presunta disparità di trattamento;
- genericità delle censure sollevate dai giudici rimettenti.
Il contesto: cosa prevede il Decreto-Legge 36/2025
Il decreto-legge 36/2025, convertito nella legge 74/2025, è intervenuto sulla disciplina della cittadinanza italiana per discendenza prevista dalla legge 91/1992.
La legge ha introdotto un limite di due generazioni per l’acquisizione automatica della cittadinanza, facendo venir meno lo storico concetto di iure sanguinis, che fino ad allora si basava su una linea di trasmissione che poteva partire dal 17 marzo 1861, data in cui è stato proclamato il Regno d’Italia, e quindi dal momento in cui avremmo potuto considerare una persona “cittadina italiana”.
L’obiettivo dichiarato dal legislatore è stato quello di rafforzare il principio di effettività del legame con l’Italia, introducendo regole più restrittive per i discendenti di cittadini italiani nati all’estero.
In particolare, la riforma ha limitato la possibilità di ottenere il riconoscimento della cittadinanza in alcuni casi in cui il collegamento con l’Italia è considerato troppo remoto.
Per molti discendenti di italiani residenti all’estero, soprattutto in Sud America, questo ha rappresentato un cambiamento significativo rispetto alla prassi precedente e una chiusura definitiva al riconoscimento del diritto ad acquisire la cittadinanza dei loro avi.
Resta fermo il principio per cui la legge si applica esclusivamente alle domande presentate dopo il 27 marzo 2025, ai richiedenti nati all’estero che possiedono anche un’altra Cittadinanza.
Chi ha presentato domanda prima di tale data può ancora beneficiare di un giudizio basato su criteri meno restrittivi.
Non basta più avere un antenato italiano per chiedere la cittadinanza
Prima dell’intervento legislativo del 2025, il sistema dello iure sanguinis consentiva di ottenere la cittadinanza italiana anche dopo molte generazioni, se si poteva dimostrare che la linea di sangue non era stata interrotta.
Il decreto ha invece introdotto limitazioni che rendono più difficile il riconoscimento della cittadinanza quando il legame con l’Italia risulta molto lontano nel tempo.
Secondo alcune analisi, l’obiettivo della riforma è stato quello di evitare un uso estensivo del principio dello iure sanguinis da parte di persone che non hanno un reale collegamento con il Paese.
Cosa cambia ora dopo la decisione della Consulta
La pronuncia della Corte costituzionale ha un effetto molto chiaro: le nuove regole sulla cittadinanza italiana per discendenza restano pienamente in vigore.
Questo significa che:
- le limitazioni introdotte dal DL 36/2025 continuano ad applicarsi;
- le richieste di cittadinanza devono essere valutate secondo la nuova normativa;
- le contestazioni basate sull’incostituzionalità del decreto difficilmente potranno essere accolte nei tribunali.
Cosa succede ai procedimenti di cittadinanza già avviati
La decisione della Corte costituzionale potrebbe avere conseguenze anche sui procedimenti giudiziari già pendenti in materia di cittadinanza italiana.
In molti casi, infatti, i giudizi erano stati sospesi proprio in attesa della decisione della Consulta.
Ora che la Corte ha confermato la validità del decreto:
- i procedimenti dovranno essere riavviati;
- i giudici applicheranno le nuove regole introdotte nel 2025.
Tuttavia, ogni caso deve essere analizzato singolarmente, soprattutto quando le domande di cittadinanza sono state presentate prima dell’entrata in vigore della nuova normativa.
Quadro sintetico: domande prima e dopo il 27 marzo 2025
| Tipo di domanda di cittadinanza | Situazione dopo il DL 36/2025 e la legge 74/2025 | Effetti della decisione della Corte Costituzionale 2026 |
| Domande presentate prima del 27 marzo 2025 | Si applicano i criteri previgenti, in linea con l’impianto dello iure sanguinis tradizionale e con gli orientamenti giurisprudenziali (inclusa la sentenza 142/2025). | La Consulta non incide sui diritti già fatti valere: le cause proseguono, ma ogni posizione va valutata alla luce delle nuove letture su legame effettivo e documentazione. |
| Domande presentate dopo il 27 marzo 2025 entro la seconda generazione | La cittadinanza per discendenza resta astrattamente accessibile, ma soggetta ai nuovi requisiti più stringenti (limite di due generazioni, legame effettivo con l’Italia, documentazione rigorosa). | La Corte conferma la legittimità delle restrizioni: i tribunali applicheranno stabilmente la nuova disciplina, riducendo gli spazi per contestazioni basate su profili di incostituzionalità. |
| Domande presentate dopo il 27 marzo 2025 oltre la seconda generazione | Nella maggior parte dei casi non è più possibile ottenere il riconoscimento della cittadinanza iure sanguinis, perché il collegamento con l’Italia è considerato troppo remoto dalla nuova normativa. | La pronuncia 2026 rafforza questa chiusura: la stretta legislativa è ritenuta compatibile con la Costituzione, rendendo molto difficile riaprire la questione sul piano giudiziario. |
Si resta in attesa del parere della Corte di Cassazione
Chiarita la posizione della Corte Costituzionale si resta in attesa del parere delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione, previsto dopo la discussione del 14 Aprile 2026.
La Cassazione dovrà fornire un’interpretazione uniforme e vincolante su altre questioni controverse, tra cui:
- La retroattività della Legge 74/2025.
- La cosiddetta minor issue, ovvero l’interruzione della linea di sangue nel caso in cui il padre si sia naturalizzato in un altro Paese mentre i figli minori convivevano con lui.
La sentenza della Cassazione darà una definitiva risposta ai dubbi sull’interpretazione delle norme del 1912.
Perché richiedere assistenza legale per la Cittadinanza Italiana
Nonostante la conferma delle limitazioni, la cittadinanza italiana per discendenza continua a rappresentare una possibilità concreta per molti discendenti di cittadini italiani nel mondo.
Tuttavia, le procedure sono diventate più complesse e richiedono una valutazione attenta della situazione familiare e della documentazione genealogica.
Una corretta analisi legale può essere fondamentale per capire:
- se esistono ancora i requisiti per ottenere la cittadinanza italiana;
- quale procedura sia più adatta (amministrativa o giudiziale);
- quali documenti siano necessari per dimostrare il diritto alla cittadinanza.
Le nuove regole, i ricorsi davanti alla Corte Costituzionale (ne sono in programma altri, seppure sia già stata tracciata una linea interpretativa chiara) e le questioni aperte in Cassazione creano una giungla legale difficile da affrontare da soli.
Affidarsi a documenti incompleti, scadenze mancate (soprattutto per i minori nati all’estero), o a un’interpretazione errata del tuo albero genealogico può significare la perdita definitiva del tuo diritto alla cittadinanza.
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FAQ
La Corte Costituzionale ha dichiarato incostituzionale il DL 36/2025?
No. La Corte ha respinto le questioni di legittimità costituzionale sollevate dal Tribunale di Torino, dichiarandole in parte inammissibili e in parte non fondate.
Il decreto sulla cittadinanza è ancora valido?
Sì. Dopo la decisione della Corte costituzionale, il decreto-legge 36/2025 resta pienamente in vigore.
È ancora possibile ottenere la cittadinanza italiana per discendenza?
Sì, ma con limitazioni più stringenti rispetto al passato.
Le cause già avviate continuano?
Sì. Molti procedimenti sospesi in attesa della decisione della Consulta potranno ora riprendere.
La riforma colpisce anche chi è già cittadino italiano?
No. La cittadinanza già riconosciuta rimane valida, salvo casi di frode o errori documentali.
Che ruolo hanno le Sezioni Unite della Cassazione?
Dovranno chiarire punti controversi come la retroattività della legge 74/2025 e la minor issue.
Perché è consigliabile assistenza legale?
Perché la normativa è complessa, in continua evoluzione e piena di scadenze rilevanti, soprattutto per pratiche pendenti, minori e casi oltre la seconda generazione.
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