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Come richiedere la Cittadinanza italiana iure sanguinis

15 Dic 2023 - Diritto Dell’Immigrazione - Min Read 7 min
Come richiedere la Cittadinanza italiana iure sanguinis

La Cittadinanza italiana iure sanguinis può essere richiesta se almeno uno dei propri genitori ne è in possesso, o se un proprio ascendente diretto era cittadino italiano e se nel corso degli anni la cosiddetta “linea di sangue” non si è interrotta.

Il diritto di richiedere la cittadinanza italiana iure sanguinis è esteso ai figli adottati o ai figli naturali riconosciuti.

Per richiedere la cittadinanza italiana iure sanguinis ci sono due possibili vie: amministrativa e giudiziaria, la cui scelta dipende dalle circostanze, non da volontà personale.

Di fatto la cittadinanza italiana difficilmente entra in contrasto con quella che già si ha, quindi, si possono mantenere entrambe ed essere in possesso della doppia cittadinanza.

Chi può fare domanda di cittadinanza italiana iure sanguinis

La domanda di cittadinanza italiana iure sanguinis, ovvero per diritto di sangue, possono farla i discendenti di cittadini italiani nati in uno Stato che prevede la cittadinanza ius soli (ossia quando alla nascita si diventa automaticamente cittadino di quello Stato, come accade ad esempio per Stati Uniti, Canada, Australia e in generale nella maggioranza degli Stati del Nord, Centro e Sud America).

Come si ottiene la cittadinanza italiana iure sanguinis?

Avere un avo italiano non basta, servono ulteriori requisiti e fornire specifiche informazioni per richiedere la cittadinanza italiana iure sanguinis.

È necessario:

  • conoscere il paese d’origine dell’avo e la sua data di nascita, o possedere informazioni idonee a risalirvi;
  • stabilire la derivazione del legame di sangue, se per via paterna o via materna. I discendenti da donna italiana nati antecedentemente al 1º gennaio 1948 hanno maggiori difficoltà per ottenere la cittadinanza italiana tramite linea successoria femminile;
  • assicurarsi che l’avo non abbia rinunciato alla cittadinanza italiana e che l’eventuale naturalizzazione dell’avo non abbia interrotto la linea di sangue;
  • non aver personalmente rinunciato alla cittadinanza italiana.

I documenti da presentare

I documenti da presentare per richiedere la cittadinanza potrebbero cambiare in base a dove si presenta la domanda. Consolati diversi potrebbero richiedere documenti diversi, e lo stesso vale per i Comuni italiani.

Di norma i documenti da presentare sono:

  1. estratto dell’atto di nascita dell’antenato italiano emigrato all’estero, rilasciato dal Comune italiano di nascita (o documento sostitutivo);
  2. gli atti di nascita di tutti i discendenti in linea diretta;
  3. l’atto di nascita del richiedente;
  4. l’atto di matrimonio dell’antenato italiano emigrato all’estero e dei discendenti in linea retta. (Qualora la persona che richiede la cittadinanza italiana sia divorziata occorre anche l’atto di divorzio);
  5. il certificato rilasciato dalle competenti Autorità dello Stato estero di emigrazione attestante che l’antenato italiano emigrato all’estero non abbia rinunciato alla cittadinanza italiana.

Si consiglia di fare attenzione, quando si dovranno riportare le generalità dell’avo, a tutti gli eventuali cognomi e nomi con cui lo stesso è stato indicato negli atti di stato civile.

Tutti i documenti ottenuti all’estero andranno tradotti e legalizzati in modo corretto.

Se si segue la via amministrativa, una volta tradotti e legalizzati, i documenti vanno presentati congiuntamente alla domanda di riconoscimento della cittadinanza italiana iure sanguinis, presso il Comune Italiano di residenza, o in alternativa, se si risiede all’estero, presso il Consolato Italiano del proprio Paese.

Il riconoscimento della cittadinanza iure sanguinis: processo amministrativo o giudiziario

Il riconoscimento della cittadinanza italiana iure sanguinis a cittadini stranieri di ceppo italiano può essere ottenuto tramite un processo amministrativo o tramite un processo giudiziario.

Il processo amministrativo per ottenere la cittadinanza italiana

Se si sceglie di richiedere la cittadinanza mentre ci si trova in Italia, occorre iscriversi all’Anagrafe Nazionale della Popolazione Residente del Comune in cui si è scelto di presentare la richiesta di cittadinanza.

Una volta iscritti, si può avviare l’iter di riconoscimento della cittadinanza italiana in quanto discendente di cittadino italiano, ma si dovrà risiedere di fatto in Italia per tutto il tempo della definizione della pratica e, se necessario, richiedere un apposito “permesso di soggiorno per attesa cittadinanza”.

Se il richiedente risiede all’estero, l’iter potrà essere avviato tramite l’Autorità consolare italiana competente per territorio.

Per le istanze presentate contemporaneamente da fratelli/cugini che discendono dallo stesso avo italiano, potrebbe essere sufficiente consegnare un’unica documentazione originale comune. Anche questo dipende dal Consolato/Comune, per cui sarebbe opportuno informarsi prima.

Il permesso di soggiorno per attesa cittadinanza

Il “permesso di soggiorno per attesa cittadinanza” è nato per consentire allo straniero, in attesa della concessione della cittadinanza, di risiedere regolarmente sul territorio dello Stato italiano, fino alla conclusione del processo di ottenimento della cittadinanza.

È importante sapere che:

  • Un titolo di soggiorno di breve durata può essere convertito in permesso di soggiorno per attesa cittadinanza.
  • Un permesso di soggiorno per attesa cittadinanza può essere convertito in permesso di soggiorno per lavoro.

Il processo giudiziario per ottenere la cittadinanza italiana

Il processo giudiziario per ottenere la cittadinanza italiana ha una natura civilistica, si propone con ricorso (ex art. 702-bis c.p.c.) ed è prettamente documentale.

La tempistica per l’ottenimento della cittadinanza per via giudiziaria varia in base alla programmazione del Tribunale interessato.

Relativamente al Tribunale territorialmente competente, nel caso in cui il richiedente risieda all’estero, risulta esserlo quello di pertinenza del Comune italiano di nascita del padre, della madre o dell’avo.

Ci si può rivolgere al Tribunale:

  • In caso di linea successoria femminile antecedente al 1948;
  • in caso di tempistiche di risposta eccessive da parte della Pubblica Amministrazione.

Ci si può rivolgere al T.A.R.:

  • per illegittimo rifiuto della Pubblica Amministrazione.

Le date da conoscere

Il 17 marzo 1861 è stato proclamato il Regno d’Italia per cui è questa la prima data utile a definire un cittadino come “italiano”.

L’avo, nato in Italia ed emigrato all’estero, può trasmettere la cittadinanza italiana solamente se non è deceduto prima di tale data e se non si è naturalizzato straniero prima di tale data.

Nel 1866 sono stati istituiti i registri di Stato Civile in Italia, da essi è possibile ottenere l’estratto dell’atto di nascita dei nostri avi.

Nel caso in cui l’avo di cui si cercano informazioni sia nato prima di quella data è possibile sostituire l’atto di nascita con un certificato di battesimo rilasciato dalla parrocchia.

La legge 555 del 1912 ha stabilito che la cittadinanza italiana fosse trasmissibile al figlio di italiano nato in uno Stato estero ma solo per linea di sangue maschile.

La legge riconosceva ai figli nati all’estero da padre italiano il diritto ad acquisire la cittadinanza italiana e concedeva, in caso di ius soli, la possibilità di avere una doppia cittadinanza.

In più, se il genitore durante la minore età del figlio avesse perduto la cittadinanza italiana, quest’ultimo aveva comunque la possibilità di mantenerla.

Il 1° gennaio 1948 è entrata in vigore la Carta Costituzionale italiana.

Soltanto a partire da allora è stata riconosciuta anche alle donne la possibilità di trasmettere ai propri figli la cittadinanza italiana.

Ci sono volute comunque due sentenze della Corte Costituzionale, nel 1975 e nel 1983, per riconoscere una volta per tutte la parità tra uomo-donna e per certificare senza ombra di dubbio che la donna non perdeva automaticamente la cittadinanza dopo aver contratto matrimonio con uno straniero e che dunque poteva trasmetterla ai propri figli.

La Suprema Corte, con sentenza a sezioni unite, n.4466 del 25 febbraio 2009 ha sentenziato che le donne italiane che hanno sposato uno straniero prima del 1948 hanno perso la cittadinanza italiana e, di conseguenza, a chi è nato da donne italiane coniugate con cittadini stranieri può essere sì riconosciuta la cittadinanza italiana, ma solo tramite procedimento giudiziale.

Per riassumere:

  • Chi è nato in uno Stato in cui vige lo “ius soli”, ossia uno Stato in cui si viene automaticamente riconosciuti cittadini alla nascita, mantiene il diritto di essere riconosciuto come “cittadino italiano” in base alla data di morte dell’avo (non anteriore a quella della proclamazione del regno d’Italia), e se la “linea di sangue” non è stata interrotta tramite naturalizzazione.
  • Chi è nato all’estero da madre italiana dopo il 1° gennaio 1948 può richiedere la cittadinanza sia tramite via amministrativa che tramite via giudiziale (nel caso in cui se ne presenti l’opportunità).
  • Chi è nato all’estero da madre italiana prima del 1° gennaio 1948 può richiedere la cittadinanza esclusivamente tramite via giudiziale.

Cosa fare quando nomi e date non combaciano

I migranti italiani di fine ottocento – inizi novecento non erano, per lo più, persone istruite, e arrivando in un paese straniero, avevano grosse difficoltà a comunicare i propri dati, a prescindere dalla barriera di una lingua sconosciuta.

Non avevano la stessa consapevolezza di sé che possiamo avere noi oggi, non davano importanza ai compleanni, per cui non era così scontato conoscere l’esatta data di nascita.

Il risultato era una mancanza di corrispondenze tra quelle fornite, quelle sugli atti di stato civile, e quelle sui documenti prodotti all’estero.

Dovendo fornire le proprie generalità a voce la trascrizione risultava essere alquanto fantasiosa, nomi e cognomi venivano trascritti per assonanza, e gli analfabeti non avevano modo di verificare o correggere.

Non avendo chiaro di dover fornire il proprio nome di battesimo spesso si registravano con i nomi con cui venivano chiamati in famiglia (diminutivi, vezzeggiativi, secondi nomi, …)

In più, per adeguarsi al contesto, finivano col cambiare loro stessi nomi e cognomi, che storpiavano per renderli più “accettabili” ai nuovi concittadini.

In diversi casi abbiamo riscontrato dichiarazioni di date di nascita corrispondenti a quelle di fratelli minori, o comunque corrette “per difetto”, presumibilmente per la necessità di apparire più giovani di quel che si era davvero, per necessità lavorative o magari soltanto per un vezzo.

In questo modo la stessa persona risultava avere più nomi e più date di nascita presunte.

Districare questa rete di informazioni non è facile, ma neanche impossibile quando i tasselli iniziano ad andare nel posto giusto.

Una volta identificata la persona e compreso il suo percorso bisogna “liberarla da tutti gli alter ego” e chiedere che ogni discordanza venga rettificata dall’Autorità Straniera competente.

Per domande e chiarimenti su come diventare cittadini italiani, il nostro staff del Dipartimento di Immigrazione sarà a vostra completa disposizione.

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Calogero Boccadutri

Calogero Boccadutri is the Managing Partner of Boccadutri International Law Firm. He has trial experience in Forex, Personal Injury and Administrative litigation.



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