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Come ottenere la cittadinanza italiana se il Consolato non riceve

12 Gen 2024 - Diritto Dell’Immigrazione - Min Read 3 min
Come ottenere la cittadinanza italiana se il Consolato non riceve

Vorresti fare richiesta di cittadinanza italiana ma il Consolato competente per residenza non riceve nei tempi previsti dalla legge?

In caso di documentata impossibilità di ottenere il riconoscimento del diritto alla cittadinanza italiana iure sanguinis in via amministrativa, è possibile adire l’autorità giudiziaria.

Non è sufficiente un impedimento per potere adire il Tribunale al fine di essere riconosciuti come cittadini italiani per discendenza.

Quando si presenta domanda di cittadinanza occorre avere una documentazione completa che testimoni che la linea di sangue non si sia interrotta in modo volontario, ossia che gli avi abbiano mantenuto la cittadinanza italiana o che, tuttalpiù l’abbiano persa senza volerlo (ad esempio tramite matrimonio o naturalizzazione forzata).

Il ricorso per riconoscimento della cittadinanza iure sanguinis può essere presentato presso il Tribunale Italiano territorialmente competente.

In tal caso la scelta del Tribunale si basa sul Comune di nascita del padre, della madre o dell’avo cittadini italiani (Legge di riforma del processo civile n. 206 del 26.11.2021, entrata in vigore il 24.12.2021) e avente effetto per i casi depositati a far data dal giugno 2022.

Consolato troppo oberato di lavoro: un caso recente

Volendo parlare di un caso concreto, trattato dal nostro Studio, possiamo dire che c’è voluto poco più di un anno, dal momento in cui è stato depositato il ricorso al Tribunale italiano competente, per essere riconosciuto cittadino italiano in quanto discendente diretto di italiani. Questo anche se il caso avrebbe dovuto seguire la via amministrativo-consolare, non presentando particolari problematiche.

I nomi degli avi avevano subito variazioni nel corso del tempo, poiché essi stessi avevano fornito nella nuova patria nomi differenti da quelli di battesimo, ciò ha solo comportato una certificazione di identità regolarmente chiarita.

L’avo si era naturalizzato come cittadino del nuovo Stato, ma ciò non ha comportato un ostacolo a richiedere la cittadinanza italiana, poiché la naturalizzazione era successiva alla data di nascita del discendente, il quale in quel momento era maggiorenne e che era rimasto legalmente cittadino italiano, potendo così continuare la cosiddetta “linea di sangue”.

Una storia come tante, e una pratica destinata a seguire la via amministrativa per poi concludersi con successo.

Il ricorrente aveva già raccolto tutta la documentazione necessaria, sia quella prodotta in Italia, che quella raccolta all’estero, dall’atto di nascita al certificato di matrimonio, dal censimento della popolazione all’atto di nascita dei figli, che testimoniano come e quando erano avvenuti i vari cambiamenti.

Possiamo dire che il ricorrente aveva le carte in regola per procedere, e ci saremmo riservati di adire l’autorità giudiziaria solo in un secondo momento, in seguito a un (improbabile) diniego, o di fronte a un prolungato silenzio della Pubblica Amministrazione.

Eppure, quando il ricorrente aveva provato a presentare istanza di riconoscimento della cittadinanza italiana all’Ambasciata d’Italia competente per residenza, si era visto rispondere che non poteva neppure essere preso in considerazione, poiché risultavano in fase di convocazione coloro che avevano presentato domanda negli anni precedenti, e non era possibile prevedere i tempi necessari per accordare nuovi appuntamenti.

Di fronte a un ritardo di tale natura, peraltro non quantificabile, era ovvio che l’interessato non avrebbe potuto ottenere la cittadinanza entro il termine di due anni, fissato dalla legge per la conclusione del procedimento amministrativo.

La strada amministrativa era del tutto preclusa visto che non era materialmente possibile sapere quando il consolato avrebbe accolto altre richieste di appuntamento.

Per poter rivendicare il diritto al riconoscimento, a quel punto, si è resa necessaria la via giudiziaria, con un appello al Tribunale Ordinario competente e chiamando in giudizio il Ministero dell’Interno.

Il Tribunale adito, una volta appurati i fatti, ossia il diritto del convenuto e l’impossibilità di rispettare i termini previsti dalla legge per la via amministrativa, ha accolto il ricorso, condannando il Ministero a pagare le spese del procedimento.

Questo è solamente l’esempio più recente, possiamo dire che a favorire il buon esito del ricorso è stato la univocità della documentazione comprovante l’impossibilità di procedere in via amministrativa; oltre naturalmente all’idoneità della documentazione raccolta a testimonianza che il diritto di diventare cittadino italiano non si era mai interrotto.

Per chiarimenti, consigli e valutazione della documentazione in vostro possesso, non esitate a contattare gli avvocati del nostro Dipartimento di immigration.

Per approfondimenti:

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Calogero Boccadutri

Calogero Boccadutri is the Managing Partner of Boccadutri International Law Firm. He has trial experience in Forex, Personal Injury and Administrative litigation.



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