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Cittadinanza italiana ius sanguinis: cosa prevede il Decreto-Legge 36/2025

1 Apr 2025 - Diritto Dell’Immigrazione - 🕒 Reading time: 6 min 16 sec
Cittadinanza italiana ius sanguinis: cosa prevede il Decreto-Legge 36/2025

Il nuovo Decreto-Legge 36/2025 cambia le regole della cittadinanza ius sanguinis.

Cos’è il Decreto-Legge 36/2025 sulla Cittadinanza Italiana?

Il 28 marzo 2025 è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il Decreto-Legge n. 36/2025, entrato in vigore il giorno successivo 29 marzo 2025, un provvedimento che rivede il sistema della Cittadinanza italiana ius sanguinis, ossia quella che si trasmette per discendenza da cittadini italiani, introducendo una scadenza retroattiva e limitando l’accesso a chi è nato all’estero.

La norma ha immediatamente sollevato dubbi, perplessità e reazioni critiche da parte di giuristi, operatori del diritto e cittadini residenti all’estero, molti dei quali coinvolti in percorsi di riconoscimento della Cittadinanza italiana.

Le modifiche previste dal decreto appaiono infatti non solo drastiche, ma anche potenzialmente in contrasto con diversi principi costituzionali fondamentali.

Le novità introdotte dal Decreto-Legge 36/2025: cosa cambia

Fino ad oggi, la Cittadinanza italiana per discendenza si basava su un principio chiaro: chi è nato o discende da cittadino italiano, anche a distanza di più generazioni, ha diritto al riconoscimento della Cittadinanza, indipendentemente dal luogo di nascita o dalla residenza attuale.

Il sistema italiano, infatti, non poneva limiti generazionali, bastava dimostrare che l’avo fosse cittadino italiano, né richiedeva un legame concreto con il territorio nazionale.

Era sufficiente dimostrare che la linea di discendenza da un avo italiano non era mai stata interrotta da naturalizzazione o rinuncia volontaria.

Il Decreto-Legge 36/2025 cambia radicalmente questo assetto.

Secondo il nuovo articolo 3-bis introdotto nella legge 91/1992, chi è nato all’estero e possiede un’altra cittadinanza viene ritenuto “non avere mai acquistato la cittadinanza italiana”, salvo che si trovi in una delle seguenti condizioni tassativamente previste:

  1. Aver presentato una domanda di riconoscimento della Cittadinanza, completa di tutta la documentazione necessaria, all’ufficio consolare o al sindaco competente entro le 23:59 (ora di Roma) del 27 marzo 2025
  2. Aver presentato domanda giudiziale per l’accertamento della cittadinanza entro le 23:59 (ora di Roma) del 27 marzo 2025
  3. Avere un genitore naturale o un genitore adottante nato in Italia e cittadino italiano
  4. Avere un genitore naturale o un genitore adottante, cittadino italiano, che è stato residente in Italia per almeno due anni continuativi prima della data di nascita o di adozione del figlio
  5. Avere un nonno o una nonna cittadino italiano nato in Italia (ascendente cittadino di primo grado dei genitori)

La formulazione scelta “è considerato non avere mai acquistato la cittadinanza italiana” sottolinea la natura retroattiva della norma, che non si limita a modificare le regole per il futuro, ma ridefinisce situazioni giuridiche del passato o comunque già in essere.

A far storcere il naso è anche il passaggio del decreto che applica retroattivamente un termine di decadenza, quello del 27 marzo 2025, ossia un giorno prima della presentazione del decreto stesso, senza dare modo neanche a chi aveva già pronta la domanda di poterla depositare in tempo utile.

Come il decreto interviene sulle prove nei procedimenti giudiziari

Il Decreto-Legge 36/2025 interviene anche sulle prove presentabili nel corso dei procedimenti giudiziari, modificando l’articolo 19-bis del decreto legislativo 150/2011.

Le novità sono particolarmente rilevanti:

  • Nei ricorsi per il riconoscimento della cittadinanza non saranno più ammesse testimonianze o giuramenti
  • L’onere probatorio sarà esclusivamente documentale
  • Spetterà interamente al richiedente dimostrare l’insussistenza delle cause di mancato acquisto o di perdita della cittadinanza previste dalla legge

Questa modifica processuale rende significativamente più difficile il riconoscimento della Cittadinanza nei casi in cui la documentazione non sia completa o presenti lacune, situazione piuttosto frequente quando si tratta di documentazione risalente a molti decenni fa.

È bene notare come il divieto dell’utilizzo di mezzi di prova (testimonianze e giuramenti) violi il diritto alla difesa garantito dalla Costituzione.

Un decreto temporaneo… ma dagli effetti già concreti dal 28 marzo 2025

È importante chiarire che il Decreto-Legge 36/2025, pur avendo efficacia immediata dal 29 marzo 2025, ha una natura provvisoria.

Dovrà infatti essere convertito in legge entro 60 giorni dalla sua pubblicazione, come previsto dall’art. 77 della Costituzione.

Se la legge di conversione non verrà approvata, l’intero decreto decadrà e perderà ogni effetto, anche retroattivamente.

Tuttavia, i suoi effetti sono già in atto: come detto, chi non ha depositato la propria domanda di cittadinanza entro il 27 marzo 2025, giorno precedente alla pubblicazione del decreto, oggi risulta escluso, anche se il provvedimento non era ancora noto pubblicamente.

I ricorsi presentati dopo il 27 marzo 2025 verranno considerati tardivi e infondati per legge, anche se i documenti raccolti sono stati preparati prima della pubblicazione del decreto.

Questo profilo rappresenta uno degli aspetti più controversi della riforma e apre la porta a contestazioni sul piano costituzionale e internazionale.

Cosa prevede il disegno di legge parallelo

Se il Decreto-Legge 36/2025 ha avuto effetto immediato, anche se temporaneo, la restante parte della riforma verrà attuata successivamente all’approvazione della legge.

Le previsioni che potrebbero essere introdotte con il disegno di legge:

  • il figlio minorenne di cittadini italiani (se non è già cittadino italiano a sua volta per legge) potrà ottenere la Cittadinanza italiana se nasce in Italia o se vi risiede per almeno due anni. Basterà una semplice dichiarazione di volontà da parte dei genitori;
  • chi ha perduto la Cittadinanza italiana potrà riacquistarla, ma solo a condizione di risiedere in Italia per almeno due anni;
  • chi ha almeno un nonno che è cittadino italiano, o che è stato cittadino italiano, potrà a sua volta diventare cittadino italiano dopo tre anni di residenza in Italia (invece dei cinque richiesti ai cittadini UE e dei dieci previsti per gli stranieri extra-UE);
  • i coniugi di cittadini italiani potranno continuare ad accedere alla naturalizzazione, ma soltanto se effettivamente residenti sul territorio italiano.
  • I cittadini nati e residenti all’estero dovranno mantenere un legame concreto con l’Italia, dimostrando di aver esercitato almeno una volta ogni venticinque anni un diritto o dovere civico (voto, rinnovo documenti, regolarità fiscale, …).

I profili di incostituzionalità: perché il decreto potrebbe non superare il vaglio della Corte

Molti operatori del diritto, e lo Studio Legale Boccadutri ne condivide l’impostazione, ritengono che il decreto presenti gravi criticità di legittimità costituzionale.

Ecco i principali profili problematici:

  1. Violazione del principio di uguaglianza (art. 3 Costituzione). Il provvedimento crea una disparità irragionevole tra cittadini, fondata esclusivamente su elementi accidentali come il luogo di nascita o la residenza di un ascendente.
  2. Lesione del diritto all’unità familiare (artt. 29 e 30 Costituzione). Impedire la trasmissione della Cittadinanza italiana per linea di sangue significa spezzare il legame giuridico tra le generazioni, ostacolando l’identità e la continuità familiare.
  3. Violazione della certezza del diritto e del legittimo affidamento. Molte persone hanno investito risorse, tempo e impegno nella raccolta di documentazione per ottenere il riconoscimento della Cittadinanza, confidando nella stabilità di una normativa consolidata da oltre trent’anni. L’improvvisa modifica retroattiva, che non concede un periodo di transizione, colpisce chi ha già avviato l’iter di Cittadinanza anche da anni, e che è già stato penalizzato dalla lentezza delle Istituzioni.
  4. Retroattività sostanziale e violazione del diritto di difesa (art. 24 Costituzione). La retroattività sostanziale della norma, che impedisce l’accesso a chi non ha presentato la domanda prima ancora che la norma fosse pubblicata, è fortemente discutibile alla luce dell’articolo 24 della Costituzione, che tutela il diritto di agire in giudizio. È difficile sostenere la legittimità di un provvedimento che rende inefficaci, per legge, atti mai compiuti semplicemente perché il tempo materiale per farli è stato negato.

I consolati italiani all’estero per effetto del decreto stanno sospendendo appuntamenti attesi da anni!

Le strade della tutela legale: quali opzioni per chi è escluso dal nuovo decreto

Al momento è in vigore il decreto legge 36/2025: occorrerà attendere l’approvazione del disegno di legge per capire se ci sarà spazio per diverse modalità per ottenere la Cittadinanza e quindi per capire se è ancora possibile ottenere la Cittadinanza italiana tramite antenati antecedenti ai nonni.

Se il decreto verrà convertito in legge senza modifiche, la via della tutela giurisdizionale sarà inevitabile per molti cittadini esclusi.

In tal caso si prospettano diverse possibilità e strategie:

  • Ricorso alla Corte Costituzionale (via incidentale). L’unico modo per sottoporre una norma alla Corte Costituzionale è quello incidentale: occorre, cioè, proporre un ricorso davanti a un giudice ordinario, il quale – se ritiene la questione rilevante e non manifestamente infondata – potrà sospendere il giudizio e sollevare la questione di legittimità costituzionale.
  • Ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Per chi non riesce a ottenere giustizia sul piano nazionale, resta la possibilità di ricorrere alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, lamentando la violazione del diritto alla vita familiare e privata (art. 8 CEDU) e il principio di non discriminazione (art. 14 CEDU).
  • Ricorsi individuali o azioni collettive. Data la portata del provvedimento, che potenzialmente interessa centinaia di migliaia di persone in tutto il mondo, potrebbero essere valutate sia azioni individuali sia azioni collettive, queste ultime potenzialmente più efficaci per ottenere un pronunciamento di principio.

La strada da seguire per tutelare il proprio diritto alla Cittadinanza italiana

Il Decreto-Legge 36/2025 rappresenta una delle più radicali riforme in materia di Cittadinanza italiana per discendenza.

Se da un lato risponde a esigenze dichiarate di controllo e contenimento del fenomeno, dall’altro solleva serie perplessità giuridiche e rischia di ledere diritti legittimi di migliaia di persone in tutto il mondo.

In attesa del passaggio in aula del decreto, tra due mesi, è opportuno sapere che c’è sempre la possibilità che I ricorsi depositati in data successiva al 27 marzo 2025 possano essere ritenuti validi se il Parlamento non converte il decreto in legge, o se apporta modifiche che escludano determinate limitazioni.

In tal caso, le istanze attualmente “tardive” diventerebbero valide, se presentate prima dell’eventuale legge di conversione.

Lo Studio Legale Boccadutri è a disposizione per offrire consulenze personalizzate, analizzare casi specifici e predisporre eventuali azioni legali. I nostri avvocati del Dipartimento Immigrazione restano a vostra disposizione per informazioni e chiarimenti.

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Calogero Boccadutri

Calogero Boccadutri is the Managing Partner of Boccadutri International Law Firm. He has trial experience in Forex, Personal Injury and Administrative litigation.



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