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Cassazione, non spetta al paziente provare l’errore medico

4 Giu 2024 - Danni alle persone - Min Read 3 min
Cassazione, non spetta al paziente provare l’errore medico

Non spetta al paziente, che chieda di ottenere un risarcimento del danno per errore medico, provare che quell’errore ci sia stato.

È quanto ha stabilito la Corte di Cassazione nell’ordinanza n. 5922/2024 in cui vengono ricordate le regole di riparto dell’onere probatorio in risposta alla sentenza della Corte di appello, in cui tale criterio era stato sovvertito.

Le sentenze prima della Cassazione

Tutto inizia dalla causa intentata contro un’azienda sanitaria locale da un paziente che chiedeva un risarcimento di danni patrimoniali e non patrimoniali in seguito ad una errata manovra dell’anestesista, svolta durante un intervento chirurgico presso una struttura ospedaliera facente capo alla Asl convenuta.

Durante l’intervento, era stata effettuata un’anestesia spinale, ma l’ago introdotto avrebbe subìto una deviazione, provocando dolore al paziente e non producendo effetti.

Nel mese successivo, il paziente era stato costretto a rivolgersi in due occasioni al Pronto Soccorso e a sottoporsi a diverse visite ortopediche e neurologiche, a causa del malessere causato dall’anestesia.

La diagnosi finale era stata “paralisi del nervo ascellare destro e dell’emidiaframma sinistro”, da “verosimile reliquato di anestesia”, pur in presenza di preesistente erniazione cervicale.

Il Tribunale locale aveva accolto, anche se in parte, la domanda risarcitoria, mentre nel successivo grado di giudizio, la Corte d’appello aveva ribaltato la decisione, accogliendo le tesi dell’azienda sanitaria, secondo cui l’attore non aveva fornito la prova dell’imperizia medica  

La Cassazione

La Suprema Corte ha rilevato un errore di fondo nell’applicazione dei principi di riparto dell’onere probatorio da parte della Corte di Appello.

La stessa Corte di Appello ha infatti erroneamente attribuito al paziente l’onere della prova dell’inadempimento della struttura sanitaria, ma in una fattispecie di responsabilità di natura contrattuale come quella medica, non spetta al danneggiato questo onere.

La Cassazione ha ricordato come sia pacifico che il creditore/attore abbia l’onere di dimostrare la fonte del credito e il nesso di causa, provando che la condotta del professionista sia stata, secondo il criterio del più probabile che non, la causa del danno lamentato; è onere invece del debitore dimostrare o l’esatto adempimento o che a causare l’inadempimento o l’inesatto adempimento siano stati fattori imprevedibili e inevitabili, anche in un contesto in cui si è adottata l’ordinaria diligenza.

Per questi motivi la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del paziente, cassando la sentenza impugnata e rinviando il giudizio alla Corte di appello competente, in diversa composizione.

Responsabilità contrattuale

La responsabilità della struttura deve essere qualificata in termini di responsabilità contrattuale nel caso in cui il paziente denunci di aver subito danni come risultato di un’azione svolta dal personale medico durante la prestazione, in virtù dell’esecuzione della prestazione che forma oggetto del rapporto obbligatorio tra struttura ospedaliera e paziente.

La responsabilità contrattuale prevede che il creditore debba provare la fonte del suo credito e specificare i motivi per cui sia rimasto totalmente o parzialmente insoddisfatto, non spetta poi a lui dimostrare l’inadempimento o l’inesatto adempimento del debitore, spettando a quest’ultimo invece la prova dell’esatto adempimento o dimostrare che l’inadempimento sia stato determinato da una causa a lui non imputabile.

La divisione degli oneri

Le regole di riparto dell’onere probatorio, in presenza di un rapporto giuridico di natura contrattuale, prevedono che non sia compito dell’assistito dimostrare che i medici abbiano commesso un errore, spetta piuttosto a chi presta le proprie cure, dimostrare di aver agito nel miglior modo possibile.

In sintesi:

  • il “creditore-attore” che ritiene di aver subito un danno, ha come onere quello del dimostrare da cosa derivi il proprio credito (contratto), e l’esistenza di un nesso causale tra l’inadempimento e il danno ricevuto;
  • il “debitore” convenuto ha come onere quello del dimostrare, in alternativa all’esatto adempimento, che l’inadempimento (o l’inesatto adempimento) sia stato determinato da un impedimento imprevedibile ed inevitabile con l’ordinaria diligenza (cioè l’aver agito nel pieno rispetto delle regole tecniche proprie della professione esercitata, come da art. 1176, secondo comma, del Codice civile), e dunque sia oggettivamente non imputabile all’agente.

Nel caso in cui voleste richiedere una consulenza in materia di riconoscimento del danno, gli avvocati del Dipartimento Contenzioso dello Studio legale Boccadutri saranno lieti di assistervi.

Per approfondimenti:

Responsabilità da contatto sociale in ambito medico

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Calogero Boccadutri

Calogero Boccadutri is the Managing Partner of Boccadutri International Law Firm. He has trial experience in Forex, Personal Injury and Administrative litigation.



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