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Assegno divorzile: la convivenza prematrimoniale ora conta

10 Apr 2024 - Diritto di Famiglia e Divorzio - Min Read 4 min
Assegno divorzile: la convivenza prematrimoniale ora conta

La Corte di Cassazione a Sezioni Unite ha stabilito con la sentenza n. 35385 del 18 dicembre 2023 che il periodo di convivenza prematrimoniale potrebbe essere computato ai fini dell’attribuzione e della quantificazione dell’assegno divorzile.

Questo per quei casi peculiari in cui il matrimonio si ricolleghi a una convivenza prematrimoniale caratterizzata da stabilità e continuità, e da un progetto di vita comune con reciproche contribuzioni economiche.

Il dibattito su assegno divorzile e convivenza

Il dibattito sull’assegno divorzile, che verte sia sull’opportunità di concederlo che sulla sua eventuale quantificazione, è stato oggetto di numerosi approfondimenti e sentenze, riflettendo la necessità di aggiornare costantemente l’interpretazione delle norme alla luce dei cambiamenti dei tempi.

L’assegno divorzile è passato dall’essere una sorta di compensazione, sempre dovuta, per il partner economicamente più debole anche se benestante, al configurarsi come ausilio, non dovuto nel caso in cui la persona che lo richiede abbia tutte le carte in regola per lavorare, o comunque provvedere a sé stessa, o ancora come strumento dalla funzione perequativo-compensativa, qualora il benessere economico di uno dei due coniugi si sia potuto consolidare grazie ai sacrifici dell’altro coniuge.

Che si tratti di uomo o di donna il discorso non cambia.

La convivenza more uxorio (fuori dalle nozze), rileva la Cassazione, “è ormai un fenomeno di costume sempre più radicato nei comportamenti della nostra società” e non si può fare a meno di prenderla in considerazione quando finisce il matrimonio, perché in quel periodo (soprattutto se parliamo di anni e non di mesi) è inevitabile fare scelte lavorative e di vita che poi condizioneranno la vita coniugale.

La Corte rileva come durante una convivenza si possa essere già una famiglia a tutti gli effetti: “la nozione di «famiglia» è un concetto caratterizzato da una commistione intrinseca di «fatto e diritto»”.

Come si è arrivati alla sentenza 35385/2023

La Cassazione, prendendo in considerazione l’importanza del contributo fornito da ciascun coniuge alla vita familiare e alla formazione del patrimonio comune anche nel periodo di convivenza che ha preceduto il matrimonio, obbliga ad ampliare il contesto in cui si valuta il diritto all’assegno divorzile.

Vanno fatte riflessioni diverse e si può giungere a conclusioni inattese, com’è successo nel caso della coppia “protagonista” della sentenza n.35385 del 2023.

Il rapporto di coppia era passato attraverso sette anni di convivenza, e sette anni di matrimonio. 

Durante la convivenza era nato un figlio della coppia e la moglie aveva fatto la scelta di smettere di lavorare, eventi questi totalmente ignorati dalla Corte d’appello, che aveva escluso che la donna avesse potuto aver sacrificato aspirazioni personali per dedicarsi soltanto alla famiglia «poiché gli obblighi nascono dal matrimonio e non dalla convivenza». 

I giudici di legittimità hanno rilevato come non possa escludersi che una convivenza prematrimoniale, protrattasi nel tempo, abbia avuto come conseguenze una divisione dei ruoli domestici.

Tale suddivisione, nata in seno alla convivenza, si è per forza di cose proiettata sul futuro matrimonio e sul successivo divorzio.

Per i futuri giudizi con caratteristiche analoghe, l’invito della Cassazione è quello, quando si discute di dover riconoscere l’assegno al coniuge economicamente più debole, di tener conto anche delle scelte compiute dalla coppia durante la convivenza prematrimoniale

I fattori discriminanti 

Perché possa essere considerata attendibile ai fini della valutazione per la corresponsione di un assegno divorzile, i fattori discriminanti possono essere:

  • Durata della convivenza. Un periodo di convivenza prolungato avrà un peso maggiore rispetto a uno breve.
  • Intensità della convivenza. Saranno elementi da valutare, la natura del rapporto, la condivisione di spazi e di progetti di vita.
  • Contributo fornito alla famiglia. Durante la convivenza si può contribuire a creare le basi per il matrimonio sia in termini economici che di cura della casa e dei figli.
  • Eventuali scelte di vita condivise. In un progetto di vita comune può sorgere la decisione di rinunciare a fare carriera o di rifiutare opportunità lavorative per dedicarsi alla famiglia.

Il riconoscimento del sacrificio della propria carriera o la scelta condivisa di non lavorare per dedicarsi esclusivamente alla famiglia era già stato oggetto di sentenze della Cassazione. 

Il team di avvocati del Dipartimento di Famiglia e Divorzio è a vostra disposizione per valutare il caso concreto e fornirvi la migliore strategia per tutelare i vostri diritti.

Non esitate a contattarci se avete dubbi o domande sulla sentenza della Cassazione o sull’assegno divorzile in generale.

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Calogero Boccadutri

Calogero Boccadutri is the Managing Partner of Boccadutri International Law Firm. He has trial experience in Forex, Personal Injury and Administrative litigation.



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