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Affidamento condiviso

28 Lug 2023 - Diritto di Famiglia e Divorzio - Min Read 4 min
Affidamento condiviso

L’affidamento condiviso è un istituto giuridico in cui entrambi i genitori di un minore continuano a condividere la responsabilità della cura, dell’educazione e del benessere del bambino, nonostante la separazione, il divorzio o la fine della relazione.

È il tipo di affidamento che deve essere privilegiato in base alla legge.

Cosa prevede l’affidamento condiviso?

L’affidamento condiviso comporta il paritario coinvolgimento dei genitori alla vita dei figli.

Si basa sul principio di bigenitorialià, secondo il quale un bambino ha il diritto di mantenere un rapporto stabile con entrambi i genitori, che risultano essere parimenti impegnati nel garantirne la salute, fisica e mentale, e l’educazione, e cui spetta allo stesso modo di prendere decisioni relative alla scuola, alle attività extracurriculari, alla religione e alla salute.

Questo tipo di affidamento mira a favorire il coinvolgimento equilibrato di entrambi i genitori nella vita del bambino e a promuovere una relazione sana con entrambi.

Sarebbe più facile giungere a un affidamento condiviso in seguito ad un accordo tra i genitori, pur restando la soluzione preferibile anche in sede giudiziale.

Come funziona l’affidamento condiviso dei figli?

Nei casi di affidamento condiviso dei figli “i genitori di comune accordo stabiliscono la residenza abituale del minore”.

Nella maggior parte dei casi i minori risiedono abitualmente presso uno soltanto dei genitori (genitore collocatario) con regolamentazione del diritto di visita del genitore non collocatario.

Entrambi i genitori devono collaborare e concordare tutte le decisioni di maggiore interesse relative ai figli.

La scelta del genitore collocatario non è mai scontata, essendo stata di fatto superata la cosiddetta “maternal preference”.

La scelta ricade su un genitore esclusivamente in base all’interesse dei minori.

Ascolto del minore

In tema di affidamento dei minori, la legge italiana prevede che i figli debbano avere voce in capitolo su tutte le questioni che li riguardino.

Il diritto del minore ad esprimere la propria opinione è sancito anche a livello europeo.

“Il minore che ha compiuto gli anni dodici e anche di età inferiore ove capace di discernimento è ascoltato dal giudice nei procedimenti nei quali devono essere adottati provvedimenti che lo riguardano. Le opinioni del minore devono essere tenute in considerazione avuto riguardo alla sua età e al suo grado di maturità.

Il giudice non procede all’ascolto, dandone atto con provvedimento motivato, se esso è in contrasto con l’interesse del minore o manifestamente superfluo, in caso di impossibilità fisica o psichica del minore o se quest’ultimo manifesta la volontà di non essere ascoltato.

Nei procedimenti in cui si prende atto di un accordo dei genitori relativo alle condizioni di affidamento dei figli, il giudice procede all’ascolto soltanto se necessario. Il minore può aiutare il giudice a fare una scelta più consapevole, soprattutto quando c’è equilibrio tra la posizione di padre e madre”. (Art. 473 bis 4 Codice di procedura civile).

Si parla di ascolto diretto quando l’audizione da parte del giudice avviene in udienza, e comunque sempre da parte del giudice, eventualmente, anche con l’assistenza di un ausiliario (psicologo, assistente sociale …).

Si parla di ascolto indiretto quando l’ascolto del minore viene delegato totalmente ad un ausiliario in sede diversa da quella del tribunale.

Come fare a chiedere l’affidamento condiviso?

Per valutare il caso concreto ed eventualmente richiedere l’affidamento condiviso, bisogna rivolgersi a un avvocato che ne farà domanda al tribunale dopo aver verificato la situazione personale dei genitori.

La documentazione da inviare deve includere una relazione scritta in cui vengono spiegate le ragioni per cui si richiede l’affidamento condiviso e un piano dettagliato che illustri come gestire la custodia del minore, il cosiddetto “piano genitoriale”, introdotto dalla riforma Cartabia.

Affidamento condiviso e mantenimento

Ogni genitore deve contribuire al mantenimento dei figli in proporzione al proprio reddito.

Se lo reputa necessario, il giudice stabilisce a carico di ciascuno di essi un assegno periodico, di importo tale da rispettare questo criterio di proporzionalità.

L’importo dell’assegno di mantenimento viene stabilito in base a diversi fattori:

  • le esigenze attuali del figlio. Ogni età e ogni periodo della vita, infatti, sono diversi. Un bambino di pochi anni ha necessità differenti rispetto a un ragazzo che, oltre a studiare, conduce una vita sociale con i coetanei;
  • il tenore di vita di cui il figlio godeva quando i genitori vivevano ancora insieme. Si vogliono, in tal modo, evitare traumi psicologici con bruschi passaggi da una condizione di benessere ad una di privazioni;
  • le disponibilità economiche di entrambi i genitori;
  • l’entità del contributo dato da ciascun genitore in termini di lavori domestici e di cura del figlio. Può essere, infatti, che uno dei due abbia un reddito basso o inesistente, ma dedichi molto tempo ad occuparsi delle incombenze domestiche e delle necessità del figlio.

Se stai affrontando una separazione legale o interpersonale, o un divorzio, è importante rivolgerti a un avvocato specializzato in Diritto di famiglia per avere maggiori informazioni sull’affidamento condiviso e per tutelare i diritti dei tuoi figli.

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Calogero Boccadutri

Calogero Boccadutri is the Managing Partner of Boccadutri International Law Firm. He has trial experience in Forex, Personal Injury and Administrative litigation.



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