Usura Bancaria, quando l'usura la fa la banca i soldi tornano

Usura Bancaria – Quando l’usura la fa la banca i soldi tornano

Quando l’usura la fa la banca i soldi tornano

L’usura bancaria è un illecito punito con la restituzione delle somme pagate in eccesso. Dietro ogni mutuo potrebbe nascondersi un inganno. Ottenere giustizia si può e si deve.

Nel preparare i documenti per la concessione di mutui o fidi, non è raro che le banche applichino tassi eccessivi, non in linea con le direttive che regolamentano i prestiti.
In tal caso ci si trova davanti a veri e propri tassi d’usura, nascosti tra le pieghe dei contratti e quindi poco comprensibili o individuabili per occhi inesperti. Anche perché difficilmente vengono concesse copie da far valutare esternamente prima della firma.

Se ne parla da anni, col solo risultato che il fenomeno continua a manifestarsi e che i meno attenti continuano a pagare alle Banche, per i loro mutui, molto più di quanto realmente dovuto.

Un grosso rischio di usura per gli utenti ma anche di anatocismo, ossia il dover pagare interessi calcolati sugli interessi.

Quando un tasso può definirsi usurario

Al momento della stipula del contratto di un mutuo o di un fido, l’istituto bancario che lo eroga ha l’obbligo di consultare il cosiddetto “tasso soglia”, limite che la Banca d’Italia stabilisce ogni mese e che rende disponibile su suo sito Internet.
In base al tasso massimo consentito dalla Banca d’Italia, la banca dovrà per forza di cose applicare un tasso inferiore.
Nel caso in cui aggira le direttive ed eccede con le imposte, il tasso che applica è un tasso d’usura.

Per comprendere se il tasso applicato al proprio mutuo rientra negli standard della Banca d’Italia occorre affidarsi a professionisti che possano consultare il contratto firmato con la banca e l’estratto conto.

Gli importi del “tasso nominale annuo” (T.A.N) e del “tasso di mora” (quello previsto nel caso in cui il cliente non riuscisse a pagare qualche rata), una volta sommati, dovranno risultare inferiori al tasso soglia previsto al momento della stipula del contratto.
È la somma di questi due tassi infatti che determina il tasso realmente applicato al finanziamento.

Nei contratti più datati è molto frequente che la somma tra i due tassi (quello nominale annuo e quello di mora) vada oltre il tasso soglia, determinando l’usura e, quindi, la nullità della clausola di pattuizione degli interessi.
Nei contratti più recenti (ma non in tutti) le banche, proprio per evitare questo effetto per loro catastrofico, hanno inserito delle clausole di salvaguardia.
Troverete espressioni come:
“in misura di tali interessi non potrà mai essere superiore al limite fissato ai sensi dell’art. 2 comma quattro, della legge 7 marzo 1996 n. 108, dovendosi intendere, in caso di teorico superamento di detto limite, che la misura sia pari al limite medesimo“.
Tali clausole fanno sì che il tasso soglia non venga oltrepassato.
Una prima verifica che deve essere fatta sul contratto, dunque, è quella volta a ricercare se la Banca abbia o meno inserito una di queste clausole di salvaguardia.

Ovviamente, questo non è sufficiente perché, secondo le più recenti sentenze, anche in presenza di una clausola di salvaguardia, il mutuo potrebbe essere ugualmente usurario e ciò in quanto nel calcolo entrano in gioco anche tutte le altre somme addebitate dalla banca.

A rendere un contratto usurario, infatti, possono contribuire, oltre agli interessi, anche tutti quegli oneri che gravano su chi deve restituire il debito, ossia le spese di istruttoria, intermediazione, rinegoziazione, assicurazione.
Spese che di fatto spingono il costo sopportato da cittadino/consumatore fino alla soglia dell’usura o anche oltre, con effetti analoghi a quelli che si verificano laddove già i tassi siano usurai.

Un contratto che applica un tasso d’usura (nel senso ampio sopra detto) è da invalidare con conseguente obbligo da parte della banca a restituire gli interessi pagati fino a quel momento.
Se si verifica una circostanza del genere vengono aboliti anche i futuri interessi ed eventuali procedure espropriative.

Secondo la Cassazione, sentenza n.350 del 2013, il momento chiave per determinare il tasso d’interesse è quello in cui questo tasso viene concordato col cliente, o comunque promesso, a prescindere da quando poi verrà corrisposto per la prima volta.

 

Il “vizietto” delle banche

Un’alta percentuale dei contratti stipulati dai correntisti con le banche presenta vizi di forma.
Se le irregolarità sono gravi si creano dei validi presupposti per avviare cause penali o contenziosi, per recuperare i soldi pagati in eccesso.

Nel 2014 la Fondazione Sdl rese pubblico un Report sull’usura praticata dalle banche.
I dati erano sconcertanti: su 47 mila conti correnti aziendali analizzati, il 99% risultavano irregolari. Nell’analisi era emerso che il 71% dei casi presentava situazioni di usura oggettiva, ossia con i tassi di interesse passivi superiori al tasso soglia della Banca d’Italia; nel 74% dei casi si trattava di usura soggettiva, ovvero con l’applicazione di condizioni gravose se rapportate alla situazione di difficoltà già presente nelle aziende.
In 71 casi su 100 si era verificato anatocismo, vale a dire il calcolo degli interessi sugli interessi.
Va detto che i dati sono stati estrapolati da aziende che si erano rivolte all’associazione perché mosse da sospetti sull’irregolarità dei loro contratti.

Quando il cliente della banca non riesce a pagare le rate del debito entro i termini, in caso di usura bancaria, le penali che vengono applicate risultano essere, inevitabilmente, eccessive.
Il paradosso è che il cliente privato o l’azienda potrebbe trovarsi in difficoltà nei confronti dell’Istituto di credito nonostante le cifre spropositate già versate indebitamente.

Un nuovo corso per i processi

Esiste una legge, il Testo Unico Bancario, che obbliga la banca a fornire al cliente i documenti se questi ne fa richiesta.
In passato però, la mancata rivendicazione da parte dei clienti ha impedito di fornire una documentazione completa davanti ai tribunali e ha portato a perdere parecchie cause.

In aiuto dei correntisti è intervenuta la Corte di Cassazione che, con la sentenza n.5091/16, ha stabilito che le banche devono produrre tutta la documentazione necessaria alla causa, dagli estratti conto alla CTU, ossia la Consulenza Tecnica di Ufficio.
Se i documenti in mano al cliente non sono completi il giudice può imporre alla controparte di produrre quelli che servono a chiarire i fatti.
Decisione fondamentale questa, per le future cause, laddove in precedenza i giudici si erano espressi in maniera contraddittoria.

Che fare quando c’è più di un dubbio sul proprio mutuo

Affidarsi a professionisti in queste circostanze è importante. I nostri avvocati esperti in consulenza bancaria e finanziaria potranno chiarirvi ogni dubbio sul contratto che avete stipulato con la banca.
Nel caso in cui dovessero emergere anomalie potrete fare affidamento su di noi per recuperare quanto pagato indebitamente.

Che siate privati cittadini o rappresentiate delle imprese, faremo in modo che recuperiate i vostri soldi.

I nostri avvocati risponderanno alle vostre domande e chiariranno la vostra situazione, perché dalle banche ci si può anche dover difendere.

Potrete contattare i nostri legali compilando il modulo di richiesta qui o scrivere loro via e-mail all’indirizzo [email protected]

Usura Bancaria – Quando l’usura la fa la banca i soldi tornano ultima modifica: 2016-10-20T14:37:22+00:00 da Calogero Boccadutri

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