Israele contro opzioni binarie

Israele contro le opzioni binarie

Israele contro le opzioni binarie

L’analogia tra le opzioni binarie ed il gioco d’azzardo ha convinto il parlamento israeliano a dotarsi di leggi sempre più severe per debellare il fenomeno delle truffe nel Forex, anche a costo di vietare del tutto gli investimenti on line.

Israele si è trovata, per puro caso e suo malgrado, ad essere la patria del gioco d’azzardo e degli investimenti on line.
Tale situazione trova una spiegazione nel successo delle case di software israeliane, che partendo da esigenze militari, si sono scoperte in grado di sviluppare sofisticati programmi di elaborazione di grossi volumi di dati.

All’inizio si trattava di piattaforme di gioco con sistemi integrati, che permettevano transazioni sicure, ma quando dai giochi si è passati al gioco d’azzardo ed al Forex, questo strano connubio ha dato il via ad un fenomeno in grado di muovere milioni di dollari.

La gestione del “giocattolo” ha avuto come conseguenza lo sviluppo di innumerevoli attività legate a scommesse e trading, la maggior parte delle quali votate inequivocabilmente alla truffa.
Spesso gli investimenti proposti ai clienti sono destinati a concludersi con la totale perdita delle cifre impiegate.
Per di più sono nati call center multilingue che hanno dato lavoro a persone provenienti da tutto il mondo, al solo scopo di attirare clienti verso siti di dubbia onestà.

 

Leggi anche » Opzioni Binarie: Come evitare le truffe

 

I consumatori truffati si sono fatti sentire

Quando le denunzie dei risparmiatori hanno iniziato ad essere pressanti, raggiungendo numeri e cifre da capogiro, l’ISA (Israel Securities Authority), l’autorità israeliana che vigila sui mercati finanziari e sugli strumenti di risparmio, omologa della Consob in Italia, ha preso in mano la situazione, chiedendo al governo israeliano di legiferare in materia e imponendo la chiusura delle società fraudolente.

Nell’estate del 2014 il parlamento di Israele ha ratificato le prime norme per regolamentare il settore del trading finanziario, imponendo, in primis, ai mediatori israeliani l’acquisizione di una licenza per poter operare.

Sarebbe stato poi compito dell’ISA valutare le aziende idonee e, in seguito, controllarle per tutelare il denaro dei clienti.
Tramite rendiconti bisettimanali e mensili sulle loro attività, i trader sarebbero stati consapevoli del destino dei propri investimenti e, per di più, secondo la nuova disciplina, avrebbero dovuto essere istruiti sul prodotto acquistato.
La leva massima consentita è stata fissata al 5% per i prodotti finanziari ad alto rischio, al 2,5% per quelli a medio rischio e all’1% per quelli a basso rischio. Fondamentale poi diventava la separazione tra i soldi investiti dai clienti ed i capitali della società.

Il passo successivo delle autorità israeliane è stato quello di proibire ai siti di trading on line di fornire i propri servizi a clienti residenti in Israele, equiparando le opzioni binarie, in quanto prodotti speculativi, al gioco d’azzardo, già vietato nel paese.
Ovviamente il divieto di operare entro i propri confini, non ha fermato le società di transazioni on line e le ha portate a cercare i destinatari finali dei propri affari esclusivamente all’estero.
Quando gli Stati Uniti hanno avuto sentore di quanto stava succedendo, sempre grazie alle voci dei truffati, hanno chiesto, ed ottenuto, che il divieto venisse esteso anche ai loro cittadini.

Altri obblighi per i broker

Nel maggio del 2015 il governo israeliano, contestualmente alla tutela dei cittadini statunitensi, ha introdotto una serie di altri obblighi per le società di trading on line, tra cui la predisposizione di contromisure da adottare in caso di azioni legali dei clienti, di attacchi hacker, di problematicità informatiche, di errori o illeciti commessi da dipendenti.
Per i broker è anche entrato in vigore il veto di attirare i clienti tramite bonus ed è stato posto un limite alle pubblicità e alle azioni di marketing, che non possono essere divulgate se prima non hanno ottenuto il benestare dall’ISA.

Non finisce qui

L’ISA, per tutelare la reputazione del sistema finanziario israeliano, messa a dura prova dai continui scandali, ha chiesto che il divieto non fosse limitato alla fetta di clienti coinvolti, ma che a monte questi siti venissero messi nelle condizioni di non poter nuocere più a nessuno.
L’idea è quella di rendere illegale nel paese l’intera industria delle opzioni binarie. C’è già un disegno di legge che sta facendo il suo corso per aggiungere paletti chiari alle transazioni gestite in Israele, in modo da poter tutelare anche i clienti provenienti dal resto del mondo, per bloccare questo fenomeno dei truffatori israeliani e ridare credibilità alla piazza.

Per le aziende israeliane di trading on line si avvicinano tempi molto duri, e la conseguenza di tanto rigore potrebbe spingere il trasferimento delle società “bocciate” in patria, verso paesi più permissivi, come potrebbe essere l’Italia stessa.

Resta il problema dei call center che continuano a truffare migliaia di persone all’estero, e che operano in totale sprezzo della legge, non essendo possibile all’ISA regolamentarli.

Se siete rimasti coinvolti in una truffa legata al Forex, o sospettate che il vostro broker stia agendo in maniera poco chiara, non esitate a contattare i nostri esperti avvocati.
Lo studio legale Boccadutri chiarirà ogni vostro dubbio e vi suggerirà il modo migliore per tutelare i vostri investimenti.

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Israele contro le opzioni binarie ultima modifica: 2016-11-28T13:16:03+00:00 da Calogero Boccadutri

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