Guida al Divorzio in Italia

Guida al Divorzio in Italia

Divorzio in Italia

Il divorzio in Italia può essere semplice e veloce, se si trova un accordo con quello che è destinato a diventare l’ex coniuge. In caso di mancanza di accordi le sorti del divorzio verranno decise dagli avvocati, nei limiti del loro ruolo e delle loro competenze, e dal giudice.

Da quando è entrata in vigore, il 26 maggio 2015, la legge 55/2015 sul divorzio breve, per sciogliere un legame coniugale in Italia devono trascorrere sei mesi o dodici, rispettivamente per le separazioni consensuali e per quelle giudiziali. 

Separazione prima che divorzio

Per arrivare al divorzio in Italia occorre passare da una prima fase che è quella della separazione. La separazione non mette fine al rapporto coniugale, ma ne riduce gli effetti.
Innanzitutto viene meno l’obbligo di convivenza, non si è più tenuti alla fedeltà e si scioglie la comunione legale dei beni. Contestualmente cessano anche altri doveri coniugali.

Sussistono invece gli obblighi di natura patrimoniale e di assistenza materiale. Soltanto il successivo divorzio comporterà lo scioglimento del matrimonio o la cessazione degli effetti civili.
L’iniziale separazione può essere chiesta anche solamente da uno dei due coniugi. Spetta al Tribunale omologare la separazione, in alternativa essa può essere effetto di un accordo di “negoziazione assistita”, ed essere stabilita dagli avvocati, o sottoscritta davanti al Sindaco.

Basta il decreto che omologa la separazione consensuale, oppure la sentenza di separazione giudiziale, oppure l’accordo di negoziazione assistita autorizzato dal pubblico ministero, o in alternativa la firma dell’accordo davanti al Sindaco perché la separazione sia valida.

Separazione consensuale

Quando la separazione avviene in modo consensuale i coniugi depositano un’istanza comune davanti al Giudice esprimendo i termini con cui hanno deciso di separarsi.
Tale accordo viene sottoscritto davanti al Presidente del Tribunale affinché provveda alla sua approvazione. Se gli accordi vengono giudicati ragionevoli per i coniugi e opportuni per la prole, il Tribunale può omologarli.
Dalla data dell’’udienza comincia a decorrere il termine di sei mesi conclusi i quali si potrà chiedere il divorzio in Italia.

Separazione giudiziale

Quando i coniugi non sono d’accordo sulle condizioni della separazione, si ha la separazione giudiziale o contenzioso.

In caso di mancato accordo, quando la convivenza diventa “intollerabile” da portare avanti, la domanda di separazione può essere presentata da uno dei due coniugi.
Questo percorso disgiunto è definito dal codice “separazione giudiziale” in quanto il provvedimento finale richiesto costituisce l’esito di un procedimento contenzioso civile: una sentenza che dispone la separazione personale dei coniugi.
In queste circostanze si può fare richiesta di addebito della separazione al coniuge cui si ritiene attribuibile un “comportamento contrario ai doveri che derivano dal matrimonio”. (Art. 151 Codice Civile).

Se i coniugi non hanno nessun tipo di intesa spetta al Tribunale decidere su tutte le controversie e stabilire le regole di separazione.
In tal caso si andrà incontro ad un processo civile. Il Tribunale, nelle more del giudizio, può emanare una sentenza provvisoria che libera i coniugi dal vincolo matrimoniale, proseguendo il contenzioso soltanto sugli aspetti patrimoniali o relativi all’addebito.

Separarsi tramite negoziazione assistita

Il decreto legge n.132 del 12 settembre 2014, convertito in legge 162/2014, ha introdotto la possibilità di far ricorso alla “negoziazione assistita” per porre fine al matrimonio.
Due coniugi concordi possono bypassare il Tribunale e rivolgersi direttamente all’avvocato o all’Ufficiale di Stato Civile dei Comuni.
L’accordo raggiunto, in assenza di figli non autonomi, dovrà essere autorizzato dal pubblico ministero. Entro un mese, se non sussistono pareri contrari, l’accordo verrà trascritto presso l’ufficio dello stato civile.

Se ci sono figli minorenni, incapaci o portatori di gravi handicap l’accordo deve essere trasmesso entro dieci giorni al Pubblico Ministero

In assenza di figli minori o bisognosi di assistenza, i coniugi possono chiedere di comparire da soli davanti al sindaco per ottenere la separazione.

Riconciliazione

La separazione è la sola via che conduce al divorzio in Italia ma non è una strada senza ritorno. I coniugi possono riconciliarsi se e quando vogliono. La riconciliazione fa cessare gli effetti della separazione. Ai sensi dell’art. 157, c.c., i coniugi possono far cessare di comune accordo gli effetti della separazione con una “espressa dichiarazione”, facendo intendere che possa essere resa oralmente o per scritto, a mezzo di atto pubblico o di scrittura privata, di atto ricevuto da un notaio o da un cancelliere.

Un più recente orientamento giurisprudenziale ha invece concluso che la dichiarazione debba sottostare a “…esigenze di certezza riconducibili non solo all’interesse delle parti, ma anche agli innegabili riflessi pubblicistici riconosciuti dall’ordinamento all’istituto familiare”.
Dunque pur non sorretta da formule sacramentali, detta dichiarazione deve possedere requisiti formali atti a renderla in equivoca e verificabile in qualunque momento.

Divorzio

Una volta pronunziata la sentenza di divorzio in Italia il vincolo matrimoniale viene del tutto sciolto.
Ciò produce effetti dal punto di vista civile, visto che i coniugi in primis cambiano il proprio stato, potendo entrambi contrarre nuove nozze. La moglie deve rinunciare al cognome del marito, a meno che il giudice non l’autorizzi a mantenerlo.
Dal punto di vista successorio, si perde il diritto dell’uno a succedere all’altro. In base alla situazione patrimoniale, uno dei due coniugi potrebbe dover corrispondere all’altro un “assegno divorzile” periodico.
Se le parti giungono ad un accordo può essere sostituito da un assegno versato in un’unica soluzione, previo consenso del Tribunale che dovrà assicurarsi che l’importo sia adeguato.
In più dovrà essere decisa la destinazione della casa, se di proprietà, e degli altri beni. Il divorzio in Italia comporterà anche una decisione definitiva sull’affidamento di eventuali figli, ma di norma si ratifica quello già stabilito in fase di separazione.

In caso di “matrimonio concordatario”, celebrato in chiesa e trascritto nei registri dello Stato Civile del Comune, cessano gli effetti civili ma per sciogliere il vincolo religioso occorre una pronuncia di annullamento da parte del Tribunale Ecclesiastico Regionale o della Sacra Rota.

Le eccezioni

È possibile divorziare in Italia non solo in seguito a separazione ma anche in altri casi eccezionali:

  • Il matrimonio non è stato consumato
  • Uno dei coniugi ha commesso un reato di estrema gravità
  • Uno dei coniugi ha cambiato legalmente sesso
  • Uno dei coniugi è cittadino straniero ed ha ottenuto il divorzio/annullamento all’estero, o si è risposato

Tfr e pensione di reversibilità all’ex coniuge

Il coniuge titolare di assegno di mantenimento ha diritto, se non si è risposato, ad una percentuale dell’indennità di fine rapporto percepita dall’altro coniuge all’atto della cessazione del rapporto di lavoro, anche se maturata e percepita dopo la sentenza.
Il diritto si limita agli anni in cui il rapporto di lavoro è coinciso con il matrimonio, per cui si calcola una percentuale del quaranta per cento relativo a quegli anni (art. 12 bis, L. 898/1970).

In caso di morte dell’ex coniuge, in assenza di un successivo matrimonio, il coniuge che fino ad allora ha percepito l’assegno di mantenimento (non essendosi a sua volta risposato), avrà diritto alla pensione di reversibilità, purché il rapporto di lavoro da cui trae origine il trattamento pensionistico sia anteriore alla sentenza di divorzio in Italia.

Qualora esista un coniuge superstite avente i requisiti per la pensione di reversibilità, dovrà essere il tribunale a stabilire, in base anche alla durata dei matrimoni, e allo stato di bisogno, le quote da assegnare.

All’assegno di reversibilità ha diritto anche il coniuge separato a meno che non gli sia già stata addebitata la separazione e che il Tribunale non gli abbia riconosciuto alcun diritto al percepimento dell’assegno divorzile.

Affidamento figli

L’ultima riforma sull’affido condiviso ha stabilito che per il bene dei figli la soluzione migliore è che vengano affidati ad entrambi i genitori. Il cosiddetto “affido condiviso” concede ai genitori un ruolo paritario nella crescita dei figli, anche se ovviamente, non vivendo più tutti sotto lo stesso tetto, il figlio avrà residenza prevalente presso uno dei due genitori.

Resta sempre possibile che venga deciso l’affido esclusivo ad uno solo dei due genitori in casi limite ed eccezionali.

Al genitore con cui vivranno per la maggior parte del tempo i figli si tende a lasciare a disposizione la casa coniugale.

Modificare le condizioni di separazione o divorzio in Italia

Le condizioni stabilite in sede di separazione consensuale, o in giudizio, possono essere sempre modificate.
Può capitare che la situazione degli ex coniugi si modifichi e che questo debba per forza essere ratificato in Tribunale.

Anche in caso di divorzio in Italia potrebbero cambiare ad esempio l’importo dell’assegno divorzile o le condizioni di affidamento dei figli.

Risposarsi in Italia. La norma dei 300 giorni

In Italia vige ancora un’antica norma per cui una donna prima di risposarsi, una volta ottenuta una sentenza di divorzio, deve attendere almeno trecento giorni per scongiurare eventuali gravidanze contese. L’Art. 89 del Codice Civile recita:

Divieto temporaneo di nuove nozze

Non può contrarre matrimonio la donna, se non dopo trecento giorni dallo scioglimento, dall’annullamento o dalla cessazione degli effetti civili del precedente matrimonio. Sono esclusi dal divieto i casi in cui lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del precedente matrimonio siano stati pronunciati in base all’art. 3, n. 2, lett. b) ed f), della L. 1° dicembre 1970, n. 898, e nei casi in cui il matrimonio sia stato dichiarato nullo per impotenza, anche soltanto a generare, di uno dei coniugi.

Il tribunale con decreto emesso in camera di consiglio, sentito il pubblico ministero, può autorizzare il matrimonio quando è inequivocabilmente escluso lo stato di gravidanza o se risulta da sentenza passata in giudicato che il marito non ha convissuto con la moglie, nei trecento giorni precedenti lo scioglimento, l’annullamento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio.

Si applicano le disposizioni dei commi quarto, quinto e sesto dell’art. 84 e del comma quinto dell’art. 87.

Il divieto cessa dal giorno in cui la gravidanza è terminata”.

Per buona pace di chi si sente discriminato, la norma viene facilmente aggirata, in attesa della sua definitiva abolizione.

I nostri avvocati potranno seguirvi durante l’iter di separazione e divorzio, rispondendo a qualsiasi vostra domanda e chiarendo ogni vostro dubbio.

Potrete contattarli compilando il modulo di richiesta qui.

 

 

Guida al Divorzio in Italia ultima modifica: 2017-04-19T13:00:05+00:00 da Calogero Boccadutri

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